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Morte di Martina Rossi, i legali chiedono assoluzione per gli imputati e riapertura istruttoria foto

La sentenza slitta all'11 marzo. Bruno Rossi: «Martina non era una ragazza che andava in giro a fare la scema»

Imperia. Slitta all’11 marzo la sentenza d’appello per la morte di Martina Rossi, la studentessa genovese che trascorreva lunghi periodi nel capoluogo nella casa di Barcheto insieme alla madre, l’insegnante imperiese Franca Murialdo e al padre Bruno. La giovane perse la vita cadendo dal balcone di un albergo di Palma di Maiorca il 3 agosto 2011.

Lo hanno stabilito i giudici della corte d’appello di Firenze dinanzi ai quali ieri pomeriggio si sono concluse le arringhe dei difensori dei due imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i 29enni di Arezzo  accusati di tentata violenza sessuale di gruppo ai danni della giovane, mentre l’accusa più grave,   morte in conseguenza di altro reato, è già  stata dichiarata prescritta lo scorso novembre. non senza polemiche.

I legali dei due imputati hanno chiesto la loro assoluzione e la riapertura dell’istruttoria. Nel corso dell’udienza,  uno dei due imputati ha reso dichiarazioni spontanee.  «Avevamo fumato una canna -ha dichiarato Alessandro Albertoni  –  Martina non sapeva dove si trovasse né cosa stesse facendo, non ci stava di testa. Poi sono andato a chiamare le amiche, se fossi rimasto lì non sarebbe successo». La tesi difensiva è sempre stata quella che Martina non sarebbe caduta dal terrazzo ma si sarebbe buttata poiché in stato confusionale.

«Le arringhe dei difensori sono fatte con un metodo che tende forse a ridicolizzare la vittima – ha detto il padre di Martina Bruno Rossi. Martina non era una ragazza che andava in giro a fare la scema, era una ragazza che voleva studiare, diventare grande. Sono triste e anche arrabbiato».

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