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Imperia, sospeso dall’ex sindaco Strescino Ilvo Calzia fa causa al Comune: chiede 229mila euro

Provvedimento confermato dal successore Carlo Capacci. Palazzo civico chiama in causa l'assicurazione

Imperia. Nel marzo 2012, il giorno stesso dei clamorosi arresti di Bellavista Caltagirone e di Carlo Conti (poi assolti come tutti gli imputati) per l’affaire Porto di Imperia, il dirigente all’Urbanistica e ai Porti Ilvo Calzia, indagato per abuso di ufficio, era stato sospeso per due mesi dal lavoro.

La misura era stata chiesta dal pm che conduceva le indagini Maria Antonia Di Lazzaro. Due mesi dopo, esattamente, il 5 maggio, nonostante il Gup Giovanni Colamartino (con il parere favorevole della stessa Di Lazzaro) avesse revocato la misura, il sindaco Paolo Strescino e il  segretario Andrea Matarazzo, attraverso un provvedimento ad hoc, si opposero al reintegro di Calzia nel suo posto di lavoro. La stessa posizione fu assunta dal successore di Strescino Carlo Capacci. Solo dopo la piena assoluzione nel processo di Torino  Ilvo Calzia riuscì a rientrare in possesso del suo ufficio, sia pure inizialmente, con un incarico dirigenziale diverso.

Ora Ilvo Calzia che nel frattempo, lo scorso anno, è stato eletto  sindaco di Pontedassio, chiede al Comune il risarcimento dei danni materiali e morali subiti: 229mila euro. Stamattina le parti si sono presentate davanti al giudice De Martino: Calzia difeso dall’avvocato Roberto Trevia, il Comune invece ha nominato Davide Carpano. L’udienza odierna verteva sulla richiesta da parte di Palazzo civico di ammettere l’assicurazione alla causa in modo che se dovesse risultare soccombente sarebbe l’assicurazione a dover sborsare la cifra.  Tra i motivi di ricorso anche la corresponsione degli assegni familiari inferiori al dovuto. A Calzia per i tre anni di stipendi non corrisposti vennero riconosciuti solo 628 euro.

Sia Ilvo Calzia che i suoi più stretti familiari a seguito del provvedimento ebbero a patire delle conseguenze con ricoveri in ospedale. La notifica della sospensione era stata fatta a mano me leggendo l’intero atto in violazione alle regole della privacy, come riconosciuto dal Garante.

 

 

 

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