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Alassio, una città ostaggio del coronavirus. Le voci dall’hotel Bel Sit e dintorni

Interviste a due passi dal complesso alberghiero dove sono stati riscontrati 4 casi positivi al virus

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Alassio. «Mia sorella è una impiegata dell’albergo, stiamo aspettando che ci dia le chiavi di casa per andare a prendere il cambio di biancheria». Marco attende in tuta e un po’ in tensione all’ingresso del complesso alberghiero “Bel Sit” e “Hotel del Mare” che la donna scenda. Pochi istanti dopo alla porta dell’hotel si affaccia una ragazza con la mascherina chirurgica che porge a un operatore protetto da tutti i dispositivi (tuta, mascherina, occhiali, calzari)  dell’Asl2 il mazzo delle chiavi.

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Scene ordinarie da “quarantena coronavirus”  nella città del muretto, in via Boselli.  Come sta sua sorella? «Sta bene, non presenta sintomi, i tamponi sembrano negativi però aspettiamo… Psicologicamente è un po’ dura, non c’era posto per tutti hanno dovuto adeguarsi».  Si tratta di una delle 135 persone, tra ospiti e personale obbligate a restare all’interno dell’albergo dove è stato isolato il primo caso conclamato di coronavirus in Liguria. Affetta una signora di 72 anni del Lodigiano. Nelle ultime ore, però, altri 4 ospiti persone sono stati trovati positivi.

Mentre all’interno del compesso blindato e guardato a vista da pattuglie delle forze dell’ordine, auto di polizia e carabinieri, discretamente ma di continuo fanno la ronda nelle vie limitrofe compreso il famoso budello, sulla passeggiata sferzata dal vento la vita scorre apparentemente uguale.

Una coppia di Bergamo in soggiorno da tre settimane ha schivato l’epidemia che si è diffusa in Lombardia si dice preoccupata per le possibili conseguenze sulla salute dei familiari e dichiara: «Cercheremo di rimanere qui il più possibile per non tornare ora al nostro paese che è vicino a uno dei focolai più colpiti». Meno preoccupata la compagna dell’uomo: «Non vedo il motivo di tutto questo allarmismo. I casi che hanno portato ai decessi erano tutti che presentavano  problemi di salute precedenti al contagio. Comunque si sta attenti».

Un altro turista lombardo che preferisce non rivelare il paese di provenienza sottolinea: «Non sono per niente preoccupato, nonostante, essendo anziano, faccia parte di una delle categorie a rischio. Spero di fermarmi qua ancora un paio di settimane».

Tornando alle impressioni degli alassini Maurizio della gelateria Leccarie nel cuore del budello spiega: «Sarà una coincidenza ma oggi si è vista molta meno gente. C’erano molti più stranieri che sembrano non curarsi della situazione oppure non lo sanno. Cerchiamo di evitare commenti e andiamo avanti».

Chiude lapidaria una signora che abita a pochi passi dal Bel Sit: «Questa è una malattia dalla quale si guarisce, basta stare in quarantena. Si muore lo stesso, state tranquilli».

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