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Reggio Calabria, parla Claudio Scajola: «Credo nella giustizia. Non mi dimetto da sindaco»

«Non ho aiutato Matacena, ma una donna in difficoltà»

Reggio Calabria. «Speravo che si risolvesse già in primo grado, poiché sono uomo di istituzioni e credo nella giustizia, vuol dire che ciò che non è stato sufficiente in primo grado, sono certo si risolverà nel secondo grado. In confronto alla richiesta di condanna del pm e di tutta l’inchiesta, mi pare che si sia sostanzialmente sgonfiata». Sono le dichiarazioni di Claudio Scajola al termine della lettura della sentenza con la quale il tribunale collegiale di Reggio Calabria lo ha condannato a due anni con sospensione condizionale della pena.

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Per la prima volta nella sua vita, l’ex ministro dell’Interno e attuale sindaco di Imperia ha ricevuto una condanna, seppur in primo grado. Appare abbattuto, ma non vinto. «Non mi dimetto dalla carica di sindaco – ha detto infatti – Proseguo il mio lavoro ancora con più impegno di prima, perché nulla di questo entra con la mia attività amministrativa e nulla di questa condanna in primo grado ha a che fare con reati contro patrimonio».

E ancora, come già dichiarato più volte in precedenza: «Ribadisco che mi sono interessato, nei limiti di quanto possibile, con le ambasciate per vedere se era possibile l’asilo politico, non credo che questo sia un reato e l’ho sempre dichiarato dal primo giorno e nei successivi gradi di giudizi. Mi auguro che venga confermato il mio comportamento nei termini di legge come persona corretta, che credo di essere». Alla domanda, se sia normale per un uomo dello Stato come Scajola pensare di chiedere asilo politico per un condannato per concorso esterno, afferma: «Ho cercato di aiutare non Matacena, ma una donna in assoluta difficoltà e affanno, che necessitava di avere aiuto».

Novanta giorni per depositare le motivazioni della sentenza. E’ questo il tempo che si è prefissato il collegio giudicante, per motivare la decisione presa dopo oltre cinque anni di processo: 103 udienze, compresa quella di oggi, alle quali Scajola ha sempre presenziato. Quasi sicuramente ci sarà un ricorso in Appello. «Le sentenze si commentano dopo averle lette – ha dichiarato l’avvocato Elisabetta Busuito – Oggi abbiamo semplicemente un dispositivo. Il ragionamento è che cosa ha portato il tribunale a più che dimezzare la richiesta di pena avanzata dal pm, ciò fa sì che non c’è una perfetta coincidenza tra ricostruzione accusatori e quella che troveremo letta nelle motivazioni. Oggi abbiamo soltanto un dato finale, il commento si farà con le motivazioni. Avevamo messo in conto l’ipotesi di una condanna. Certamente eravamo sicuri che la richiesta pm non sarebbe stata accolta nelle misura in cui era stata formulata. Credevamo, fermamente, nell’assoluzione perché eravamo convinti nella bontà delle nostre tesi, sia dal punto di vista della ricostruzione fattuale, sia per quanto riguarda la ricostruzione giuridica, di cui oggi non ho sentito neanche una parola».

Sull’esclusione dell’aggravante mafiosa per Scajola, l’avvocato Patrizia Morello ha dichiarato: «E’ una tesi su cui il pm ha insistito lungamente, come sapete vi era stata anche l’esclusione nella fase cautelare ma ciononostante il pm aveva ancora insistito con una contestazione modificata in corso di procedimento. Da ultimo sembrava messa da parte questa impostazione, tuttavia insistendo il pm soltanto sulla carenza di un elemento costitutivo dell’aggravante, tanto è vero che in discussione abbiamo anche argomentato in ordine alla carenza dell’elemento oggettivo e non soltanto soggettivo dell’aggravante in questione. Accogliamo con favore l’avvenuta esclusione della aggravante tout court».

«Sono stati cinque anni molto impegnativi, cinque anni nei quali abbiamo dato fondo alla nostra professionalità e serietà – – ha concluso il legale – Abbiamo avuto l’onore di difendere una persona per bene come Claudio Scajola che speriamo di poter difendere adeguatamente anche in Appello a seguito della presa di cognizione delle motivazioni».

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