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Junior Cally al Festival di Sanremo, nei suoi testi incita a violenza sulle donne: scoppia la polemica

Continuano le polemiche su Amadeus, dopo la frase "sessista" sulla fidanzata di Valentino Rossi

Sanremo. «Un “cantante” che incita all’odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare la legge sul Codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo». Sono le parole del leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, che commenta così la notizia della prossima esibizione, sul palco dell’Ariston di Sanremo, di Junior Cally, rapper 28enne divenuto famoso su YouTube, invitato alla 70esima edizione del Festival di Sanremo. A finire nel mirino delle critiche, la canzone ‘Strega’.

Ma Salvini non è l’unico ad aver espresso contrarietà alla presenza del rapper a Sanremo. La Commissione Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno, ad esempio,  «ritenendo vergognoso, abietto, volgare il contenuto delle canzoni di Junior Cally, chiede che non si permetta al soggetto di partecipare al festival di Sanremo. In subordine, si chiedono le dimissioni del direttore artistico del festival Amadeus. Per la Cpo ascolana le scelte della direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sono «in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai, istituzione pubblica e nazionale, i cui principî generali prevedono di ‘superare gli stereotipi di genere, al fine di promuovere la parità e di rispettare l’immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione’, oltre alla promozione ‘delle pari opportunità, del rispetto della persona, della convivenza civile, del contrasto a ogni forma di violenza». «Gli stessi obiettivi per cui la Cpo della Provincia di Ascoli Piceno si batte da decenni» dice la presidente Maria Antonietta Lupi.

Pesante la condanna della candidata della Lega alle Elezioni Regionali in Emilia Romagna, Lucia Borgonzoni, ha scritto, che sulla propria pagina Facebook ha scritto: «Questo non è Sanremo: è SanSchifo. Uno schiaffo alle vittime e alle loro famiglie, al dolore, alle sofferenze inaudite delle donne sfregiate e violentate, un insulto senza precedenti a chi si è visto uccidere una figlia, una sorella, una compagna».

Per rispondere alle critiche, l‘ufficio stampa del rapper ha pubblicato un lungo comunicato stampa in cui ribadisce, sostanzialmente, che l’arte (ammesso che sia tale, ndr) deve essere libera di esprimersi: «Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano». In pratica, a detta dell’entourage dell’artista romano, il testo in cui canta “Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la troia / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera” sarebbe il racconto di un femminicidio. Così come il videoclip, dove si vede una ragazza legata su una sedia, con in testa un sacco, tentare di liberarsi senza successo non è altro che “finzione scenica”. Un modo per raccontare verità scomode e dolorose.

Ma dopo la bufera sulla frase considerata sessista pronunciata da Amadeus in conferenza stampa sulla presenza di Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi (“L’ho scelta perché è bellissima e sa stare un passo indietro a un grande uomo”), le polemiche sul maschilismo del 70esimo Festival di Sanremo destinate a continuare.

 

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