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Sanremo, olio e zafferano di “Giallovivo”: arte e salute sulle colline di San Giovanni fotogallery

Un sogno che si realizza a 400 metri sul livello del mare, tra le Alpi Marittime con i loro pendii radicati nel mare, le terrazze ed i sentieri impervi della Riviera Ligure

Sanremo. “Giallovivo” è l’alchimia dell’ incontro fra un artista ( reduce da 30 anni di lavoro freelance a Milano come illustratore grafico) e un uliveto di famiglia, sito alle spalle di Sanremo e proprietà del nonno materno di Claudio Tabasso, dinamico titolare dell’azienda.

Una scelta naturale, fuori dal grigio della città, espressa su una tavolozza di colori a base gialla come il sole, con le nuances brillanti e gaie dello zafferano e l’intensità verdognola delle olive taggiasche, che sanno di mare. Un giallo
canarino e canterino, vocazione antica della terra appartenuta alla dea Aurora Matuta e che oggi tutti conoscono come Sanremo.

Un sogno che si realizza a 400 metri sul livello del mare, tra le Alpi Marittime con i loro pendii radicati nel mare, le terrazze ed i sentieri impervi della Riviera Ligure. A sud, oltre il precipizio terroso e curvo della vallata, si distende con un ampio sguardo il litorale blu della costa, dove appare e scompare l’Isola dei Corsi, quella che “non sempre c’è”; alle spalle il Monte Bignone, che dall’alto dei suoi 1.300 metri sorveglia e protegge i raccolti: questa è la terra dove le fronde degli ulivi, gravide di frutti neri, viola, gialli e verdi, fanno ombra alle nodose radici e ai bulbi dello zafferano, dall’inaspettato fiore lilla violetto, dalla vita breve (non superiore a poche settimane all’anno) ma dalle proprietà uniche e rare…

Ed ecco perché il termine più adatto per indicare questa “idea agricola” solare e gaia, positiva come lo spirito di chi la anima, è appunto Giallovivo. Un progetto sicuramente non facile da realizzare, soggetto alle variazioni climatiche, alle difficoltà legate ai processi di trasformazione ed alla generosità di Madre Natura, che da sempre offre i suoi frutti in modo abbondante o meno ricco, premiando però la costanza di un lavoro metodico e onesto.

I liguri ( e chi con loro), hanno dimostrato di conoscere il valore della fatica, della parsimonia, ma soprattutto della tradizione: i terreni di Giallovivo sorgono al culmine della alta strada di San Giovanni, vecchia mulattiera che costeggiando il beudo portava un tempo alla chiesetta omonima, tanto conosciuta dalla famiglia di Italo Calvino e frequentata quotidianamente dal padre Mario, agronomo di fama internazionale.

Anche il nonno di Claudio Tabasso, Alessandro, probabilmente sognava che quel nipote artista trasferito a Milano non dimenticasse i suoi campi, l’arte antica delle colture, la fatica e la poesia della terra. E così è stato, nel suo lento e metodico lavoro di consolidamento del terreno e di quel piccolo progetto divenuto realtà.

Un’azienda ancora adolescente, che certo non può competere con altri produttori in quantità prodotta (e non vuole farlo) ma si pregia invece di offrire, con testarda convinzione, un prodotto esclusivo e genuino, nato e cresciuto in maniera assolutamente naturale.

Un prodotto extravergine di cultivar taggiasca, sempre schietto, che si onora di essere come natura chiede, semplicemente e da sempre, un olio talmente particolare da essere tra i pochi (derivati da olive) utilizzabili perfino per i dolci. L’alta digeribilità è la sua altra peculiare caratteristica, poiché come “olio di taggiasca” si inserisce a pieno titolo nella dieta mediterranea.

Nessuno sforzo per produrre ogni anno di più quindi, ma un’interpretazione libera e biologica degli alberi di olivo, silenziosi e saggi lavoratori verdi che donano ossigeno al pianeta, secondo ritmi propri e possibilità sempre valutate con l’opportuno rispetto. Prodotti chimici di sorta sono del tutto sconosciuti e in ogni caso banditi!

La frangitura delle olive di Giallovivo avviene al frantoio, rigorosamente a freddo e solo con mezzi meccanici (macina in pietra) e l’olio volutamente non è filtrato, affinché rimanga il più possibile genuino e naturale. Caratteristica dell’olio nuovo (cioè quando è appena stato franto e per circa uno o due mesi successivi) è di restituire in gola il cosi detto “pessigu”, come si pronuncia in dialetto, cioè un leggero pizzicore dovuto alla freschezza, che poi svanisce totalmente durante il periodo di conservazione.

Il produttore, tanto “folle” da ringraziare ogni anno per il raccolto avuto, (anche in questo anno avaro per quantità) con il rito antico mediterraneo e cananeo di Ashuru Shamni, vi rimanda al sito internet di Giallovivo, per informazioni tecniche, per i prezzi e le modalità di consegna o per personali curiosità, che sicuramente possono essere soddisfatte da una più completa lettura.

Ognuno di noi merita un’alimentazione sana e corretta, un rapporto di fiducia e trasparenza con chi si assume la responsabilità della produzione ed acquisisce correttamente i titoli per fornirci prodotti alimentari di prima qualità. Ognuno di noi merita salute, solarità…ed una vita che scorra “liscia come l’olio”. Giallovivo, naturalmente.

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