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Sanremo, con la vendita di Casa Serena il Comune alleggerisce il suo personale

Infermieri e animatori passeranno dall'avere un contratto di lavoro pubblico a uno privato

Sanremo. La messa all’asta della casa di riposo comunale di Poggio avrà dei riflessi diretti non solo sul bilancio di Palazzo Bellevue, che prevede di incassare oltre 11 milioni di euro dalla cessione dell’immobile e dell’azienda specializzata nell’assistenza agli anziani, ma anche sul personale che vi è impiegato.

Sono una decina circa i dipendenti a oggi inseriti nella pianta organica dell’ente pubblico che come conseguenza diretta della cessione del servizio ai privati passeranno dall’avere un rapporto di lavoro statale ad uno di natura privatistica. A determinarlo è la legge che regola il passaggio di servizi pubblici a soggetti privati che se li aggiudichino tramite gara, quando gli impiegati siano in numero minore di 15. Infermieri, animatori, due operai e anche il direttore di Casa Serena hanno qualifiche professionali che mal si conciliano con il ricollocamento negli uffici amministrativi del Comune.

La preoccupazione dei coinvolti nel trasferimento al futuro gestore dell’ospizio di Poggio è alta. Tanto che l’amministrazione Biancheri sta valutando di giocarsi un’ultima possibilità, valutando la possibilità di applicare il cosiddetto distacco funzionale. In sintesi il personale rimarrebbe in carico al municipio che lo cederebbe in distacco all’imprenditore privato, il quale si farebbe carico dei costi e degli stipendi. Una sorta di garanzia che dovrebbe tranquillizzare gli animi di chi a Casa Serena ci lavora e spera di lavorarci fino al giorno della pensione e che adesso teme che una multinazionale del settore possa stravolgere le cose.

Raro esempio di casa di riposo in perdita della provincia di Imperia, dove la Silver Economy sta conoscendo un vero boom, per il mantenimento di Casa Serena, che funge tuttora anche da ammortizzatore sociale per quelle famiglie che non possono permettersi di portare i propri parenti in una struttura privata, tra utenze, tasse e lo stesso personale dipendente, il conto ogni anno per la collettività è di circa 750 mila euro. Costi coperti solo per poco più della metà dagli stessi ospiti.

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