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Imperia, molotov ed estorsione ai dentisti Bistolfi. Sfilano i testi nel processo contro Ingrasciotta

Il 10 dicembre si concluderà la fase istruttoria. Previsto esame dell'imputato

Imperia. Sono sfilati stamani davanti al tribunale collegiale di Imperia, presieduto dal giudice Donatella Aschero, i testi del pubblico ministero Luca Scorza Azzarà del processo che vede sul banco degli imputati Giovanni Ingrasciotta, accusato di estorsione aggravata, fabbricazione, detenzione e porto d’armi da guerra (molotov) ed incendio.

A ricostruire la vicenda è stato il luogotenente dei carabinieri Giovanni Artioli, che rispondendo alle domande del pm, ha spiegato come le indagini siano partite dopo tre incendi dolosi verificatisi in una abitazione fatiscente, di proprietà dell’Arte, di via Turati a Ospedaletti il 31 marzo, il 26 aprile e il primo maggio del 2016. Mentre i primi due roghi erano stati appiccati di notte e con l’utilizzo di carburante, il terzo era avvenuto in pieno giorno con l’utilizzo di una molotov lanciata direttamente nell’abitazione, occupata da una anziana inquilina. Il tutto viene ripreso dalle immagini di videosorveglianza di un privato che abita in una villetta prospiciente a quella incendiata. Si vedono due persone, con indosso un casco integrale, che in sella a una moto si fermano davanti alla casa. Uno scende e scaglia la bottiglia incendiaria. Le fiamme si propagano immediatamente, distruggendo un’intera stanza ma senza causare feriti. E’ sempre grazie alla telecamera del vicino, che i carabinieri scoprono che nel primo incendio era coinvolta una persona sopraggiunta in via Turati nel cuore della notte a bordo di una Fiat Freemont grigia, senza barre portapacchi sul tetto: è questo particolare che porta gli inquirenti all’avvocato Riccardo Volanti. Lui ha in dotazione un’auto uguale e sempre lui è coinvolto in una trattativa privata per la vendita della vecchia villa, solo in piccola parte occupata dall’anziana signora.

Attraverso intercettazioni telefoniche e l’utilizzo di microspie, i carabinieri vengono a scoprire i contatti tra l’avvocato e Tiziano Bencivenni, detto Walter, braccio destro di Giovanni Ingrasciotta.
Il 13 maggio 2016, i militari intercettano una conversazione tra Volanti e Bencivenni. Quest’ultimo chiede dei soldi, ma l’avvocato risponde, arrabbiatissimo: “Gianni (Ingrasciotta, ndr) si è preso 4mila euro dai miei amici, cosa devo dargli di più?”. E parla dei soldi chiesti ai dentisti Roberto e Filippo Bistolfi il giorno prima.
Ingrasciotta si era infatti recato nella clinica dentistica di via Ruffini, a Ventimiglia, come raccontato oggi da Roberto Bistolfi, parte offesa nel processo: “Era rosso in volto, con gli occhi di fuori, agitatissimo e sudato. Faceva impressione. Mi ha detto che doveva avere 4mila euro che Volanti gli doveva e che gli servivano subito perché doveva aprire una attività in Marocco”. Per evitare problemi sul lavoro, visto che lo studio era pieno anche di piccoli pazienti, Bistolfi scende in strada e poi invita Ingrasciotta a seguirlo fino a casa, dove gli consegna 4mila euro in contanti. “L’ho fatto in buona fede”, spiega, “Pensando che fosse la cosa migliore da fare e sapendo che prima o poi Volanti me li avrebbe restituiti”. Prima di quell’incontro, Bistolfi aveva visto Ingrasciotta due volte: a presentarglielo, come “personaggio importante con tanti soldi”, era stato lo stesso avvocato.

Il giudice ha rinviato il processo al prossimo 10 dicembre, giorno in cui oltre a Filippo Bistolfi, ultimo testimone del pm, verranno sentiti i testi della difesa e verrà interrogato l’imputato che ha già anticipato, tramite il suo legale, di aver intenzione di rispondere alle domande del pm. Quel giorno è prevista anche la discussione.

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