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Caso Bohli Kaies, perizia in aula. il medico legale Lorenzo Varetto: «Non è morto per asfissia indotta dai due carabinieri»

Il perito: «Kaies possibile vittima di "excited delirium syndrome", quella fatale gli arrestati negli Stati Uniti»

Imperia. Confronto tra periti e legali nel tardo pomeriggio di oggi per il processo nei confronti dei militari dell’Arma Fabio Ventura e Gianluca Palumbo accusati di omicidio colposo per la morte del tunisino Bohli Kaies che i due carabinieri avevano tratto in arresto per spaccio il 5 giugno del 2013 a Riva Ligure nel parcheggio di un supermercato.

A presentare le conclusioni della sua relazione è stato il perito nominato del giudice, Lorenzo Varetto che nella sua lunga ed articolata esposizione non è riuscito, però, a collegare il decesso dell’uomo con quanto avvenuto durante le fasi concitate dell’arresto, in particolare che la morte del tunisino sia sopraggiunta per asfissia dovuta alla pressione esercitata dai due imputati.

Varetto ha fatto riferimento ai frequenti casi di decessi conseguenti ad arresti negli Stati Uniti, sindrome conosciuta come “excited delirium syndrome” o all’aumento di casi di morte per problematiche cardiologiche nelle ore immediatamente successive al terremoto di Los Angeles.

«Lei lo può affermare o escludere con certezza che la morte di Bohli Kaies sia conseguenza di una serie di situazioni di stress e che l’azione dei due imputati può inserirsi come concausa?» Con queste domande il giudice Laura Russo ha tentato di fare chiarezza nella ridda di ipotesi dopo l’interrogatorio incrociato del perito da parte del pubblico ministero Lorenzo Fornace, dell’avvocato Bruno Di Giovanni (parte civile) e del consulente di parte.

«Mi manca la prova -ha risposto Varetto –  del nesso di casualità,  nonostante la simulazione avvenuta  con una controfigura ma in condizioni oggettivamente diverse rispetto ai fatti. Piuttosto che le modalità di trasporto al Pronto soccorso, mi sembra più significativa la fase precedente, quando c’e stata la colluttazione. Di per sé lo stare sdraiato su un sedile non lo vedo cosi terribile. L’ammanettamento può avere avuto un ruolo,  l’analogia può esserci la crocifissione,  ma dipende dal fisico del soggetto in questione».

L’aula Trifuoggi del tribunale del capoluogo e la sottostante autorimessa del Palazzo di giustizia di via XXV Aprile, infatti, la scorsa estate erano stati il teatro della ricostruzione, tramite controfigura, dei momenti che hanno preceduto la morte di Kaies, con lo scopo di verificare  l’ipotesi di accusa secondo la quale Ventura e Palumbo avrebbero esercitato, allo scopo di contenere la sua reazione, una pressione eccessiva sul Bohli impedendogli di respirare.

Un agente di polizia giudiziaria identificato con le stesse caratteristiche di peso e corporatura di Bohli Kaies era stato fatto mettere con le manette ai polsi nelle stesse posizioni alle quali era stato sottoposto il tunisino scomparso durante le fasi dell’arresto, monitorando battiti cardiaci, pressione arteriosa e saturazione, prima sul tavolo dell’aula poi in una vettura dei carabinieri simile (ma non la stessa) utilizzata per l’arresto e il trasporto in caserma.

Si ritorna in aula (prenotata per l’intera giornata) lunedì 27 gennaio 2020 per la discussione finale.

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