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Sanremo, musiche del compositore Davide Tepasso al concerto spirituale dedicato a San Donato

Per l’occasione ha musicato, per assemblea, coro a 4 ed organo, un nuovo “Inno” al Santo Vescovo di Arezzo, titolare della parrocchia eretta cent’anni fa a Verezzo

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Sanremo. La vigilia di domenica 20 ottobre, centenario dell’erezione a parrocchia della chiesa di San Donato a Verezzo, il programma delle solenni celebrazioni apre i suoi appuntamenti con il concerto spirituale della cappella musicale della diocesi di Ventimiglia – Sanremo, intitolato: “San Donato: uomo, Pastore e Testimone della Pasqua”.

In programma musiche del compositore e maestro della stessa formazione vocale Davide Tepasso, noto compositore di musica liturgica, direttore di coro e d’orchestra. Per l’occasione ha musicato, per Assemblea, Coro a 4 ed organo, un nuovo “Inno” al Santo Vescovo di Arezzo, titolare della Parrocchia eretta cent’anni fa a Verezzo. Suo il testo del ritornello e la musica del canto; tratte dalla Liturgia le terzine delle strofe, ed esattamente dall’Inno dei Vespri del Comune dei Martiri, abbinate a due a due.

Perché la devozione a questo Santo nella nostra terra dell’estremo Ponente ligure? Perché il 7 agosto del 1543 i sanremesi, dopo lunghe ore di aspra battaglia, sconfissero i pirati “barbareschi” sulle colline della Civitas Sancti Romuli, dove sarebbe stata eretta a perenne ricordo la croce detta della “Parà”; sulla collina che oggi separa la borgata di San Pietro dalla frazione matuziana di Verezzo.

I sanremesi, guidati dal podestà genovese Luca Spinola, si scontrarono con i pirati di Kair-ed-Din, famoso ammiraglio della flotta turca, detto “il Barbarossa”. In quell’occasione respinsero l’attacco della temuta flotta turca combattendo un serrato conflitto per non cedere al dominio ottomano. La cittadinanza rese grazie a Dio per il fausto esito della battaglia. e guardando nel calendario liturgico cosa trovarono al giorno 7 di agosto? La memoria di San Donato, vescovo di Arezzo e Martire. Poiché l’evento rappresentava una grande vittoria sui pirati turchi proprio nel momento della loro massima potenza, quel 7 agosto era destinato a diventare una data simbolica e particolarmente significativa negli anni a seguire. Per questo nel 1607 la città proclamò il 7 agosto solenne festività cittadina, con processione annuale alla chiesa di Nostra. Signora degli Angeli. Nel punto dove si svolse lo scontro fu eretta una croce, detta “Croce della Parà” e poi una cappella, successivamente ingrandita e divenuta chiesa dedicata a S. Donato nel 1630 ed eretta a Parrocchia nel 1919.

Ma chi è San Donato?

Nato a Nicomedia, ancora fanciullo venne a Roma con la famiglia, qui fu educato da Pimenio prete e fatto chierico; suo compagno di studi e di formazione religiosa era Giuliano, ma mentre costui giunse a diventare suddiacono della chiesa di Roma, Donato rimase semplice lettore.

S. Pier Damiani nei suoi Sermoni così commenta: «Ecco che nel campo del Signore crescono assieme due virgulti, Donato e Giuliano, ma uno di essi diverrà cedro del Paradiso, l’altro carbone per le fiamme eterne».

Infatti divenuto imperatore ed apostata, Giuliano promulgò una nuova persecuzione contro la chiesa, prima con l’interdizione ai cristiani dell’insegnamento nelle scuole, cariche pubbliche e carriera militare e poi nell’autunno del 362 anche con la violenza nei loro confronti.

Nella città di Roma, furono vittime fra gli altri i suoi devoti genitori ed il prete Pimenio, allora Donato fugge ad Arezzo accolto dal monaco Ilariano a cui si affianca nell’apostolato, penitenza e preghiera; con lui opera tra il popolo prodigi e conversioni.

La ‘passio’ racconta di miracoli eclatanti, fra i tanti, fa risuscitare una donna di nome Eufrosina che aveva in custodia una ingente somma di denaro, ma che con la sua improvvisa morte non si trovava più; fa vedere di nuovo ad una povera cieca a cui dona anche la luce della fede, di nome Siriana; libera dal demonio il figlio del prefetto di Arezzo, Asterio.

Viene poi ordinato diacono e sacerdote dal vescovo Satiro e prosegue così la sua opera con predicazioni in città e nelle circostanti campagne. Alla morte del vescovo, viene scelto a succedergli e quindi ordinato vescovo dal papa Giulio I, prosegue la sua opera con rinnovato zelo e altri prodigi lo confortano e gli danno popolarità.

Durante la celebrazione della Messa, al momento della Comunione ai fedeli nelle due specie, mentre egli distribuisce il pane e il suo diacono Antimo distribuisce con un calice di vetro il vino, entrano nel tempio i pagani che con violenza mandano in frantumi il calice fra la costernazione dei fedeli. Donato allora, dopo intensa preghiera, raccoglie i frammenti e li riunisce, ma manca un pezzo del fondo del calice, egli noncurante continua a servire il vino senza che esso cada dal fondo mancante; fra lo stupore generale provocato dal miracolo ben 79 pagani si convertono.

Ma un mese dopo l’episodio, il prefetto di Arezzo, Quadraziano, fa arrestare sia Ilariano che Donato, i quali vittime della nuova persecuzione indetta da Giuliano l’Apostata, vengono uccisi, Ilariano monaco ad Ostia il 16 luglio e Donato vescovo decapitato ad Arezzo il 7 agosto. Siamo nel 362.

Gelasio, suo successore, fece costruire sul colle del Pionta la tomba che ospitò il corpo del martire. Qui venne eretta la prima cattedrale di Arezzo. A San Donato vennero subito attribuiti alcuni miracoli e la guarigione di un bambino affetto da epilessia. Ecco perchè è considerato il protettore di chi soffre di questa patologia.

Nel 1384 Enguerrand de Coucy, capitano di ventura francese, espugnò e depredò Arezzo e quando lasciò la città portò con sé la testa di San Donato. Fu grazie a Sinibaldo Ordelaffi, signore di Forlì, se Arezzo rientrò in possesso della reliquia. Sinibaldo riscattò infatti la testa, oggi conservata nella Pieve mentre il corpo si trova nell’arca a lui dedicata nel Duomo aretino. Nella medesima Cattedrale è collocato il cippo lapideo di epoca romana ove la tradizione riporta sia stato decapitato il santo Vescovo. Il prezioso Reliquiario contenente la testa del Santo è venerato nella chiesa di Santa Maria della Pieve ad Arezzo. La ricerca archeologica di questi ultimi decenni al colle del Pionta ha contribuito in modo significativo alla conoscenza dell’inizio della devozione al Santo nei secoli immediatamente successivi alla sua morte.

Singolare la vicenda storico artistica ed insediativa del colle del Pionta, appunto, la cui area archeologica ai giorni nostri versa purtroppo in stato di grave degrado. Il sito archeologico del complesso sacrale del colle di Pionta é posto a sud-ovest dell’odierna Arezzo, a 274 metri sul livello del mare e a circa un chilometro dall’attuale cattedrale. Il colle del Pionta, o del “Duomo Vecchio”, vanta origini antichissime, riconducibili ai “culti suburbani”. Successivamente divenne un sepolcreto utilizzato dalle famiglie aristocratiche aretine.

E’ soltanto con il martirio subito dal secondo vescovo di Arezzo Donato  e con l’inizio del suo culto, che il sito conosce la sua vera fioritura. Qui vennero costruite tre cattedrali, una paleocristiana, una dell’VIII secolo e l’altra, la più importante, il Tempio di San Donato o “Duomo Vecchio” progettato dall’architetto Maginardo su immagine di San Vitale di Ravenna e consacrato nel 1032. La cittadella del Pionta divenne così un centro culturale di altissimo livello per il contributo che diede alla diffusione del cristianesimo in tutto l’occidente, tanto che, il prof. J.P. Delumeau, non ha esitato a paragonare il Pionta a Tours.

Grandi personaggi vissero nella cittadella medioevale di Pionta, tra questi, Guido Monaco inventore del tetragramma ancora in uso, San Romualdo fondatore degli eremi occidentali tra cui quello di Camaldoli, grandi vescovi come Adalberto e Teodaldo, studiosi dell’arte della miniatura e del diritto. Tale complesso culturale costituì la “scuola della cattedrale” che porterà nel XIII sec. alla nascita, dentro le mura della città, della terza Università al mondo dopo quelle di Bologna e Parigi.

Davide Tepasso ha voluto dedicare il canto a San Donato da lui musicato a Monsignor Alvaro Bardelli, amatissimo parroco del Duomo di Arezzo che ha avuto modo di incontrare durante la sua visita ai luoghi di Donato nell’agosto appena trascorso. «Monsignor Bardelli è stato molto accogliente, disponibile ed interessato alle mie ricerche in preparazione al concerto che avremmo fatto a Verezzo di Sanremo. Non sapevo ancora, quando lo incontrai, che avrei musicato un inno al Santo che così tanto “sta a cuore” di Don Alvaro.

Basti pensare che è stato suo il progetto e la realizzazione di pubblicare una breve storia del Santo attraverso la lettura delle formelle dell’Arca custodita nel presbiterio della Cattedrale aretina. E la comunità di Arezzo e della provincia, anche grazie a questa pubblicazione, oltre che alla cura con la quale il secondo Santo Vescovo di Arezzo viene celebrato nella città di cui fu Pastore e dove riposano i suoi resti mortali, ha ravvivato il proprio interesse per conoscere meglio e quindi venerare meglio questa solare figura di Padre e a maestro. Un sacerdote che mi ha colpito Monsignor Bardelli per la disponibilità, la spontaneità, la sincera cordialità e la profonda spiritualità!». Lo spartito manoscritto dell’Inno intitolato “Dono del padre provvidente” sarà donato dall’autore all’archivio della Cattedrale aretina.

Domenica 20 ottobre alle 10.30 presiederà la solenne celebrazione eucaristica nella parrocchiale di Verezzo San Donato il Cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.

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