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Ospedale unico a Taggia e revisione della sanità in provincia di Imperia: il confronto tra Asl e CittadinanzAttiva

Parlano Marco Damonte Prioli, direttore generale dell'Asl 1 Imperiese, e Mauro Manuello, coordinatore di CittadinanzAttiva di Imperia

Sanremo. Entro il 2024 sarà pronto l’ospedale unico, che sorgerà a Taggia, a nord della stazione ferroviaria. Costerà 250 milioni e a finanziarlo sarà l’Inail che poi lo darà in gestione all’Asl in cambio di un canone annuale. Una «scelta strategica», l’ha definita il governatore della Liguria Giovanni Toti. Ma la soppressione degli ospedali di Sanremo e Imperia preoccupa molti cittadini, tra cui quelli rappresentati da CittadinanzAttiva e dal Tribunale dei diritti del malato che hanno lanciato una petizione popolare, consultando gli imperiesi.

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Per dare ai lettori un quadro il più possibile chiaro della situazione, abbiamo invitato nel nostro studio di via Matteotti, il direttore generale dell’Asl 1 imperiese, Marco Damonte Prioli, e Mauro Manuello, coordinatore di CittadinanzAttiva di Imperia. Durante il confronto, sono emersi due punti di vista e di approccio alla questione ‘ospedale’ molto distanti tra loro: da una parte l’azienda, rappresentata dal dottor Prioli che ha spiegato come il progetto dell’Asl non sia solo quello di costruire un nuovo ospedale, ma fare «una revisione complessiva della rete sanitaria assistenziale provinciale», con l’incremento di presidi quali le automediche e la realizzazione di una rete di servizi che non lasceranno abbandonati a se stessi i cittadini di Imperia. Dall’altra ci sono proprio i cittadini, rappresentati da Manuello, spaventati da quello che sarà un cambiamento ‘epocale’, dettato sì dal progredire della medicina e della tecnologia applicata ad essa, ma comunque molto diverso dalla visione di presidio ospedaliero che le persone hanno avuto fino a oggi.

Per offrire un quadro il più possibile esaustivo di una materia complessa, come è la gestione della sanità pubblica, Riviera24 ha realizzato questo approfondimento.

Il confronto.
Dottor Prioli, cosa prevede il progetto dell’ospedale unico a Taggia? «Il progetto dell’ospedale unico prevede la costruzione di un nuovo ospedale nella pianura di Arma di Taggia. Un ospedale da circa 620 posti letto che dovrà accorpare le funzioni ospedaliere dei due presidi di Sanremo e Imperia. E’ previsto il finanziamento, che dovrebbe essere confermato nel giro di un mese o due da parte di Inail, che provvederà ai costi di costruzione e allo svolgimento della gara d’appalto, dopodiché la costruzione verrà affidata alla gestione dell’Asl 1 imperiese attraverso un canone di affitto. E’ una modalità che riteniamo essere molto efficace, nel senso che sommando i tempi di finanziamento, quelli della gara e della realizzazione della struttura, dovremmo restare all’incirca tra 5/6 anni dal momento in cui si parte – risponde il direttore dell’Asl 1 imperiese -. La partenza dovrebbe essere, speriamo, entro il mese di dicembre 2019. Si prevede dunque la costruzione di un nuovo ospedale moderno, tecnologicamente attrezzato e per questo noi riteniamo che il servizio fornito da questo nuovo presidio migliorerà in tutti gli aspetti, sia di tipo sia quantitativo, che qualitativo che di efficacia delle cure per i nostri cittadini».

Mauro Manuello, quali sono le vostre perplessità? «Le perplessità sono molteplici. Oggi ci troviamo in questa difficoltà per il fatto che in dieci anni tutti i governi in Italia hanno tagliato la sanità per quasi 30 miliardi di euro. Quindi siamo in un quadro di estrema difficoltà. Togliendo due ospedali vengono fuori una serie di criticità ad oggi non affrontate. Per esempio, prima di fare un investimento di 250 milioni di euro bisognerebbe risolvere il problema della mancanza di medici e infermieri, delle liste di attesa lunghissime, addirittura in alcuni casi annuali. Mancano tutta una serie di servizi: abbiamo, mi risulta, solo tre automediche. Mancano tutta una serie di reparti e sappiamo che buona parte degli imperiesi va anche fuori provincia a farsi curare. C’è poi il problema viabilità: non siamo in Pianura Padana, abbiamo l’entroterra, abbiamo strade che conosciamo benissimo, l’Aurelia… Tutte queste perplessità messe insieme ci portano un quadro veramente allarmante».

Dottor Prioli, perché l’Asl ha ritenuto necessario realizzare l’ospedale unico?  «Nel 2019 non si può prescindere da un progetto di questo tipo. Abbiamo due strutture che io definisco ‘monumentali’ più che ospedaliere. Sono strutture che segnano il tempo rispetto a quando sono state costruite. Non sono adeguabili a determinate tecnologie, hanno difficoltà manutentive e non sono adeguabili alla normativa antisismica attualmente in vigore. Aggiungo una cosa: la sanità che esiste a livello europeo, ma anche mondiale, nel 2019, non è più la sanità che esisteva 30 anni fa. Oggi le patologie tempo-dipendenti, quelle in cui si salva una vita con la rapidità di intervento, non sono più trattate in ospedale ma con intervento sul territorio. Un infarto, ad esempio, deve essere trattato nel momento in cui un paziente, a casa o per strada, manifesta i sintomi. Idem per un ictus. Per questo si sono dotate le automediche e tutta la rete del 118 di emergenza territoriale di alcune tipologie di intervento, quali la trombolisi, che permettono di stabilizzare il paziente nel momento in cui viene trattato e poi avere anche fino a mezz’ora o anche un’ora per il trasporto.
 Ricordo inoltre che già oggi un infarto viene curato esclusivamente a Sanremo e un ictus esclusivamente a Imperia. E con ciò abbiamo parametri di qualità dell’esistenza che sono assolutamente paragonabili a quelle di altre strutture a livello italiano. E’ chiaro che, con la scelta di costruire un ospedale che sarà posizionato in un unico sito a livello provinciale, dovrà essere sviluppata tutta la rete di emergenza territoriale che per altro in parte esiste già, per permettere che l’intervento in loco abbia l’efficacia necessaria per salvare le vite e garantire la sicurezza ai cittadini». 

Mauro Manuello, avete lanciato una raccolta firme: a che punto siete? Avete in mente altre iniziative?  «Lo scopo è quello di avere una consultazione molto democratica e molto aperta, di far partecipare i cittadini. 
A Sanremo il 14 settembre iniziamo la raccolta firme per la zona del ponente. Ora, solo nell’imperiese, siamo a 15mila firme autenticate, ma mancano da raccogliere moduli distribuiti in modo capillare».

A questo punto Manuello tocca tematiche nazionali che hanno, ovviamente, ripercussioni anche locali: «E’ in atto una riprogrammazione per effetto di tagli, a livello nazionale, compiuti dai governi per 30miliardi di euro in 10 anni – dichiara, documenti alla mano, il responsabile di CittadinanzAttiva – Questi tagli riguardano anche le privatizzazioni degli ospedali di Albenga, Bordighera e Cairo Montenotte. Abbiamo notato che tutto il bacino anche turistico della Val Merola – Andora, si dirige verso Pietra Ligure perché non ha più un punto preciso. Se togliamo il pronto soccorso a Imperia abbiamo degli squilibri che vanno dal Col di Nava fino a Taggia. Lo stesso si può dire per Bordighera. Per essere obiettivi abbiamo fatto un elenco di cose pro e contro. Ma i contro sono molti di più dei pro. Non è più un problema di numeri, noi sappiamo che percentualmente la gente è contro in maniera radicale a questa idea così come è impostata oggi. Se si rivede, se si parla di un ospedale che riguarda Sanremo trasportato a Taggia, con quello di Imperia potenziato, allora è un altro discorso. Qui è ancora tutto da discutere e non bisogna dare nulla per scontato. L’ospedale non riguarda solo un’élite politica, ma tutti i cittadini, per questo il nostro obiettivo è creare un dibattito vero».

«Non conosco esattamente quello che è stato chiesto ai cittadini – ha replicato Prioli – quindi non posso entrare nel merito, poi la volontà dei cittadini va sempre rispettata, ci mancherebbe. Nel momento in cui si concretizza il progetto credo che debba nascere un’informazione su quella che è la realtà dei fatti: ovvero la revisione di tutta la rete sanitaria assistenziale di tutta la provincia di Imperia. Il nuovo ospedale è solo uno dei tasselli, ma forse ci dimentichiamo che abbiamo costruito anche due palasalute. Manca un po’ di informazione. Ci dimentichiamo che nel palasalute di Imperia è prevista una radiologia con tac e risonanza che verranno messe in funzione quando ci sarà il nuovo ospedale. Ci dimentichiamo che è previsto, sempre a Imperia, un punto di primo intervento all’interno del Palasalute oltre ad alcuni servizi che rimarranno in un’ala dell’attuale ospedale di Imperia. Verranno potenziate le automediche, verrà dunque potenziata la presenza sul territorio di quei mezzi salvavita di cui parlavo prima, dunque la raccolta firme dovrebbe essere fatta informando i cittadini di quella che è la realtà di un progetto».

Resterà comunque l’ospedale di Bordighera, che avrà il suo pronto soccorso. I pazienti verranno smistati tra i due poli o in caso di emergenza confluiranno tutti su Taggia? «In una rete di gestione dell’emergenza territoriale, il 118 organizza i trasporti in modo che la patologia venga trasportata nel sito in cui si possano avere delle risposte – spiega Prioli – A Bordighera verrà ripristinato il pronto soccorso, che non è un dea di I livello. E’ previsto un pronto soccorso, quindi tutte le patologie che prevedono il pronto soccorso saranno trasportate a Bordighera, le altre che prevedono interventi che a Bordighera non trovano risposta, vengono trasportati in oggi a Sanremo o a Genova o al Santa Corona di Pietra Ligure, e in un futuro verranno trasportati nel nuovo ospedale».

 

Manuello, la presenza di un pronto soccorso a Bordighera vi tranquillizza? «No,non ci tranquillizza, abbiamo letto il primo capitolato che è molto scarno, non si parla di quali reparti ci saranno, quali specializzazioni, quanti posti letto. Vorrei soffermarmi sui dati, e i dati dicono che per prenotare un esame ci vuole anche un anno. Un italiano su 3 non si rivolge più alle strutture pubbliche e va a pagamento, per una spesa complessiva di 37 milardi di euro nel 2018. Questo vuol dire che la sanità pubblica non funziona. Sono 1450 euro a famiglia.
 Mi risulta che medici e infermieri fanno doppi turni perché mancano i dottori. 
Mi risultano 40mila accessi all’anno al pronto soccorso di Imperia e 50mila a Sanremo. Se noi ipotizziamo un ospedale unico, l’equazione è presto fatta: saranno 90mila persone, residenti e non residenti, che dovranno andare in un unico pronto soccorso.
 E tutto questo con la viabilità che abbiamo, che costituisce un grosso problema, soprattutto nell’imperiese. A Sanremo esiste già un’Aurelia Bis, ma vogliamo lo stesso sentire il parere dei cittadini: i sanremesi ci devono dire se sono d’accordo di chiudere il loro ospedale e portarlo a Taggia».

La replica di Prioli: «L’equazione non è corretta. Con il nuovo ospedale non ci saranno 90mila accessi al pronto soccorso, perché a Imperia è prevista la costituzione di un punto di primo intervento che quindi sarà aperto h24 e filitrerà il 50 per cento degli accessi, mentre il restante 50 per cento sarà dirottato dal 118 nel nuovo ospedale. E’ necessario che una città che ha circa 34mila abitanti, con un entroterra come quello di Imperia, abbia un punto di riferimento. Ripeto, non si tratta di un nuovo ospedale, ma di una revisione complessiva della rete sanitaria assistenziale provinciale. Sono perfettamente d’accordo con le criticità che derivano dalle carenze dei medici a disposizione. In più sedi ho detto che la criticità che si dovrebbe affrontare è quella dei posti di specialità. Un medico che fa i primi 6 anni di corso di studio e si laurea, a seconda della specialità che sceglie deve studiare altri 4 o 5 anni. Oggi il collo di bottoglia non è tanto sul numero chiuso di accesso a Medicina, che già è un limite di per sé, ma sarebbe sufficiente a garantire gli organici. Ma è proprio sui posti che vengono messi a disposizione di specialità. Quest’anno, su 20mila studenti laureati in Medicina, solo 8mila hanno avuto accesso ai posti di specialità. La necessità a livello nazionale di specialisti sarebbe molto più alta. Spero che i governi pongano rimedio a questo e aprono i posti di specialità».

Sui tempi d’attesa. «Faccio l’esempio di oculistica – dichiara Prioli – Oggi abbiamo quattro specialisti in meno rispetto all’organico che dovremmo avere e con la criticità che in provincia di Imperia non abbiamo nessun privato accreditato che sia in grado di svolgere le prestazioni di oculistica. Bordighera da questo punto di vista, credo che ci aiuterà molto finché non ci sarà quel cambio di passo del Ministero con l’apertura dei posti di specialità. 
Il nuovo ospedale avrà anche il vantaggio di unificare alcuni reparti e dunque di superare questa carenza di medici che abbiamo dovendo tenere due reparti aperti a 25 km di distanza, cosa che oggi è uno spreco di risorse. Ricordo che la qualità anche di un professionista sanitario è legata al numero di casi che tratta in un anno. E’ chiaro che avendo due reparti accorpati in un unico, tratterà il doppio dei casi per i ricoveri. Ad oggi l’85 per cento degli accessi all’ospedale di Imperia sono costituiti da prelievi, analisi, esami di radiologia ed esami ambulatoriali. Tutti questi accessi, potranno e continueranno ad essere svolte presso il palasalute e le strutture che rimarranno a Imperia. Se dovrò fare un’analisi del sangue non dovrò andare fino a Taggia, così come se dovrò fare una radiografia e altri esami o visite ambulatoriali specialistiche».

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