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Badalucco, Francesco Curinga scolpisce il suo nome sulla pietra dell’isola di Man foto

Buttandosi in picchiata ha polverizzato il precedente record sul giro della classe Lightweight

Badalucco. Francesco Curinga scrive quanto segue:

“Ha ancora un senso accettare la sfida dell’Isola di Man? La risposta è sì! Perché per lo sport del motore, questo isolato lembo di terra, è una preziosa capsula di conservazione del Rischio consapevole, una camera del tempo che preserva lo spirito primigenio delle corse; un cimento antico, supremo, imbevuto di cultura motociclistica e rispettabile come lo sono discipline estreme quali alpinismo, free climbing o navigazione in solitaria.

Mai furono scritte parole migliori di quelle impiegate dal grande Mario Donnini per esternare, o almeno tentarvi, le sensazioni che si provano svitando la manopola del gas sul Moloch di catrame del più temuto circuito stradale al mondo…Ma se pensate che queste gare siano appannaggio di qualche alieno pilota straniero beh, vi sbagliate di grosso perché, mentre siete stravaccati sul divano a guardare la partita, in quel di Badalucco qualcuno mescola gli ultimi ingredienti per la pozione magica, la butta giù tutta d’un sorso e si prepara a corteggiare la fortuna, in una folle poesia impastata d’adrenalina.

L’indomito cavaliere risponde al nome di Francesco Curinga e fa parte di quella ristrettissima cerchia di persone che, in nome di una passione non negoziabile, ha scolpito il proprio nome sulla leggendaria pietra dell’isola di Man, sbranando con unghie e denti due secondi posti nella classe Lightweight, l’ottavo piazzamento nello junior Manx GP ed il tredicesimo nel Senior Manx GP.

Buttandosi in picchiata ha inoltre polverizzato il precedente record sul giro della classe Lightweight, inchiodando il cronometro a 19 minuti, 38 secondi e 94 decimi, bucando i 185,41 km/h di media.

E noi comuni mortali che, per vivere, abbiamo bisogno di storie epiche e figure mitiche, levandoci il cappello, lo ringraziamo di cuore; chiudiamo qui il cerchio, ma lasciamo che la leggenda, come è giusto, continui”.

Photo Credits: Francesco Curinga Official Facebook Profile

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