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Vallecrosia ricorda due ufficiali eroi. Il sindaco Biasi inaugura una lapide in via San Vincenzo foto

Tutti e due vissero nella stessa villa di via San Vincenzo dove oggi sarà apposta la lapide che li ricorda

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Vallecrosia. Oggi, giovedì 22 agosto, alle 18,45 in via San Vincenzo all’altezza del numero civico 117, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, il sindaco Armando Biasi inaugurerà a una lapide che ricorda due ufficiali eroi vallecrosini, entrambi caduti per la patria e medaglie d’oro al valor militare e, cosa inconsueta, il primo prozio del secondo, peraltro tutti e due vissero nella stessa villa di via San Vincenzo ove oggi sarà apposta la lapide che li ricorda.

Colonnello Giovanni Aprosio nacque il 19 marzo 1874 a Vallecrosia Alta, ben presto si trasferì nella villa dei Piani di Vallecrosia; fu studente all’Accademia Militare di Modena, prese parte quindi, come giovane ufficiale, alla spedizione coloniale nel Corno d’Africa nel 1895, combattendo pure nella sfortunata battaglia di Adua. Partecipò alle ostilità contro l’Impero Ottomano combattendo in Libia nel 1912.

Nel 1915, come Capitano, sempre con posizioni di comando, combatté sull’Isonzo e sul Carso. Fu decorato con la Medaglia d’Argento al valor Militare due volte, ferito due volte in combattimento e fu promosso fino al grado di Tenente Colonnello.

Visti i grandi meriti, nel 1917, gli fu assegnato il prestigioso comando del 151° Reggimento della Brigata Sassari. Alla testa dei suoi giovani fanti, nati in gran parte nel ’99, sull’Altopiano di Asiago, durante la Battaglia dei Tre Monti, riuscì a sconfiggere durante un drammatico assalto all’arma bianca le soverchianti ed esperte forze nemiche austriache perdendovi la vita (in località Colle del Rosso il 28 gennaio 1918). Gli fu conferita alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare, una delle due sole medaglie d’oro concesse ai tanti combattenti della Prima Guerra Mondiale in Provincia d’Imperia.

Le fonti raccontano che una volta caduto il loro comandante i giovanissimi fanti sardi, a ridosso delle postazioni del Col. del Rosso appena riconquistato dagli austriaci, furono riorganizzati dai pochi graduati esperti che erano sopravvissuti al primo assalto e l’invocazione di battaglia allora in uso “Avanti Savoia” fu sostituita da quella “Avanti Sardegna”. Il richiamo alla terra lontana fece scattare l’orgoglio e il senso dell’onore ai giovanissimi ed inesperti soldati sardi, per lo più pastori con poche settimane di addestramento: uscirono dai ripari sotto il Colle e lanciarono all’unisono il loro urlo di battaglia “FORZA PARIS” (tradotto dal Sardo significa Forza Insieme). Le fonti austriache ci riportano che quelli che si videro arrivare contro erano “demoni”, che non combattevano nella forma usuale ma come pastori contro i lupi usando il fucile come clava e la baionetta, che tenevano tra i denti, per sgozzare chi gli si parava contro, se non potevano contare su altro erano capaci a lanciare sassaiole e finire il nemico e pietrate.

Fu una strage e le pur esperte truppe austroungariche furono piegate dai ragazzi del Colonnello Aprosio. La posizione strategica del Col. del Rosso fu conquistata ed evitato che gli austroungarici scendessero verso Vicenza e la Pianura Padana, come si stavano preparando a fare, accerchiando le armate italiane che resistevano sul Piave e di fatto chiudendo la Guerra a loro favore. Per questi fatti eroici fu lo stesso comandante in capo delle Armate Italiane Generale Diaz che pochi giorni dopo la battaglia dei Tre Monti volle che i soldati della Brigata Sassari sfilassero per le strade di Vicenza e andò lui personalmente ad appuntare alla “Bandiera Colonnella” le Medaglie d’oro al Valor Militare.

Ancora oggi, anche per i fatti del Col del Rosso, gli appartenenti alla Brigata Sassari hanno nel loro inno la parola “Dimonios” e il motto “Forza Paris”. I resti mortali del Col. Giovanni Aprosio riposano nella Cappella delle Medaglie d’Oro nel sacrario Militare di Asiago.

Il Col. Aprosio era pure prozio di un’altra Medaglia d’Oro al Valor Militare, il Capitano Antonio Valgoi, nato nel 1907 a Vallecrosia nella casa, di Via San Vincenzo, prima abitata dal suo importante avo. Capitano che altrettanto eroicamente, durante il secondo conflitto mondiale, nel settembre 1943, si fece fucilare a Cefalonia nel disperato tentativo di salvare i propri soldati benché potesse invocare per se la protezione internazionale in quanto medico, nonostante a casa, in Italia, avesse una giovane moglie e un bambino di tre anni ad attenderlo. Per il disperato gesto eroico e per l’esempio di onore e fedeltà reso alla Nazione gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

I suoi resti mortali riposano ora, dopo essere stati traslati dall’isola di Cefalonia, nella tomba di famiglia nel Cimitero di Bordighera. Ben due medaglie d’Oro al Valor Militare nella stessa famiglia.

Saranno presenti alla cerimonia di oggi anche i discendenti di entrambi.

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