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Salvataggio di Rivieracqua, Secom vota sì al bilancio ma tra i sindaci-soci questioni da risolvere

Le reazioni all'annuncio del sindaco Conio sul conferimento del depuratore nel consorzio provinciale

Taggia. Il sindaco Mario Conio non fa in tempo ad annunciare il conferimento di Secom in Rivieracqua che tra i sindaci-soci dell’azienda pubblica che si occupa della depurazione del comprensorio Riva, Santo Stefano, Badalucco, Carpasio-Montalto, Terzorio, Pompeiana e Castellaro riemergono i distinguo.

In un incontro in seno a Secom avvenuto l’altro ieri, il giorno prima dell’assemblea dei sindaci dell’Ato idrico che ha dato il via libera al bilancio 2018 di Rivieracqua, è prevalsa la posizione del primo cittadino tabiese schierato per il sì all’ingresso nel consorzio provinciale. Tra i primi cittadini più cauti nel seguire questo passaggio Giuseppe Galatà, Elio Di Placido e Valerio Ferrari. Castellaro si è astenuto per una questione di forma. Il Comune di Galatà ha una causa aperta con Rivieracqua per un decreto ingiuntivo proposto nei confronti della sua amministrazione: «Stiamo lavorando per portare in consiglio comunale questa pratica ma durante l’assemblea dei sindaci non potevo che astenermi sulla votazione di un bilancio che prevede poste non condivise a carico del mio Comune». Di Placido (Santo Stefano al Mare) è più aperto alla partecipazione alle spese da parte degli enti locali: «In Rivieracqua o ci si crede o non ci si crede. Siamo d’accordo a fare questo conferimento di Secom dopo l’omologa del concordato. Personalmente penso che il principio di partecipare ai costi sia assolutamente sacrosanto».

Più puntuale Giorgio Giuffra (proprietario al 18% di Secom): «Sono favorevole ma solo a patto che tutti i Comuni aderenti a Secom siano posti nelle stesse condizioni. Credo nel percorso delineatosi nell’assemblea di Rivieracqua anche e soprattutto perché le imprese che hanno lavorato devono essere tutelate. Parliamo di un indotto di oltre 250 famiglie che vivono sul territorio provinciale. Sono d’accordo con l’impostazione portata avanti, fermo restando però che per prima cosa si dovranno mettere tutti i soci Secom in eguali condizioni. O tutti i comuni parteciperanno indirettamente a Rivieracqua o tutti lo dovranno fare separatamente, accantonando come ha già fatto il comune di Riva Ligure la parte di perdita degli esercizi maturati da Rivieracqua. Ad oggi non è all’ordine del giorno un consiglio comunale. Lo faremo una volta equilibrate le posizioni dei vari comuni aderenti a Secom».

Tra i piccoli enti, da Terzorio arriva la richiesta di inserire i costi indiretti in quelli di esercizio e che il management della società in house – unica detentrice del diritto di gestire il servizio idrico integrato in provincia -, effettui una rendicontazione puntuale affinché i soci siano messi al corrente sullo stato di andamento della società.

Insomma, se da una parte la linea sembra segnata, l’incognita che posizioni diverse possano provocare ritardi nel processo di integrazione di Secom in Rivieracqua è un’ipotesi da tenere in considerazione.

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