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Crisi Rivieracqua Scajola contro l’asse Biancheri-Conio: «Maggioranza pubblica ma capitali privati»

Servono 30 milioni di euro per gli investimenti sulle infrastrutture

Imperia. Il sindaco del capoluogo Claudio Scajola si dichiara contrario alle determinazioni dell’Assemblea di sindaci a proposito del salvataggio di Rivieracqua.

claudio scajola

I sindaci si sono riuniti l’altro giorno a Sanremo (Scajola come molti altri non era presente)  per approvare il bilancio.

«Questo bilancio -dichiara Scajola –  è stato approvato dalla metà o forse qualcosa di meno dei sindaci della Provincia. Ma è un bilancio in perdita, in perdita non perché sono stati fatti investimenti. Rivieracqua ha accumulato un debito intorno agli 8 milioni di euro senza avere fatto né manutenzioni, né investimenti. Quindi vuol dire che questa società non ha funzionato. Ecco perché  fin dall’inizio ho chiesto che venga commissariata, penso che succederà nei prossimi giorni, affinché la Provincia abbia una persona di livello scelta dalla Regione o del ministero che possa essere interlocutore autorevole per rilanciare il sistema idrico nella nostra città che ha bisogno di grandi investimenti».

I primi cittadini di Sanremo Alberto Biancheri e di Taggia Mario Conio hanno proposto come soluzione l’ingresso delle partecipate Amaie e Secom scongiurando l’ingresso dei privati se non sotto una soglia minima.

«Non ho letto, o mi è sfuggito -prosegue l’ex ministro –  che l’Assemblea di ieri abbia deciso come finanziare questi investimenti. Perché se gli investimenti non vengono finanziati con milioni di euro e ce ne vogliono tanti, penso più di 30 milioni, noi saremo condannati ad avere la siccità e i tubi che continuano a rompersi. Dove li troviamo questi soldi? Non mi pare di aver letto che ieri questa assemblea dei sindaci si sia autotassata per cifre milionarie per riuscire a fare gli investimenti. Credo che la soluzione potrà essere quella già avvenuta nel Comune di Imperia e di Ventimiglia, dove ci sia il controllo pubblico e, quindi, la maggioranza deve essere pubblica ma ci sia un privato che faccia l’apporto di capitali. La strada decisa in allora da Rivieracqua sia stata una strategia assolutamente fallimentare».

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