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Alla guida di auto monegasca, multato operaio di Ventimiglia

Parodi (Consulta regionale frontalieri): «Attendevamo discussione emendamento in Senato, ma con crisi di governo rischia di saltare»

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Ventimiglia. Era alla guida di un’auto targata monegasca di proprietà del datore di lavoro, ma è stato trovato in territorio italiano: per questo, secondo la nuova legge che vieta a chi è residente in Italia di circolare con vetture di targa straniera, a un operaio di Ventimiglia è stata comminata una multa di 500 euro con ritiro del libretto di circolazione.

A portare il caso all’attenzione mediatica è Roberto Parodi, della Consulta regionale ligure dei frontalieri: «Il risultato è che l’impresario edile monegasco, proprietario del mezzo, che solitamente lasciava le vetture aziendali nella disponibilità dei tre dipendenti italiani, per muoversi da casa al lavoro, ne vieterà l’uso per evitare episodi analoghi».

«Tra l’altro – aggiunge Parodi – molti di questi impresari si servivano da fornitori italiani ed erano proprio i nostri dipendenti, impiegati a Monaco, a recarsi in Italia con l’auto della ditta per acquistare materiale edile».
Ma non è tutto: «Ho parlato col datore di lavoro dell’operaio multato – dichiara sempre Parodi – il quale mi ha fatto presente che esistono altri impresari nel Principato, che concedevano ai dipendenti italiani l’auto di servizio e che oggi non la daranno più».

 

Entro cinque giorni dal verbale, l’operaio dovrà pagare una multa di circa 520 euro, altrimenti la sanzione salirà a 2.500 euro. E, come se già questo non fosse sufficiente, dovrà procurarsi e utilizzare delle targhe provvisorie per riportare l’auto nel Principato al legittimo proprietario.

Una situazione non facile, quella che si vive a Ventimiglia dall’entrata in vigore della nuova normativa. L’unica via di uscita, ovvero la discussione di un emendamento al Codice della Strada, che era attesa a settembre, ora sembra un miraggio lontano: «Con questa crisi di governo, temiamo che salterà tutto e che questa legge non si potrà più cambiare», conclude Roberto Parodi.

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