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Progetto Italia: Salini costruisce un campione europeo

Un'operazione di cui il Paese ha bisogno per tornare a competere ai massimi livelli garantendo occupazione e crescita

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Francia e Germania hanno le idee molto chiare sulla politica industriale europea, e le hanno espresse con un Manifesto franco-tedesco: «Avremo successo solo quando le aziende europee saranno capaci di competere su una scala globale».

Ma la politica europea della concorrenza può supportare la creazione di campioni europei? È quanto si è chiesto di recente l’Ispi, il think tank indipendente per gli studi di politica internazionale, che ha pubblicato un’analisi dal titolo Quale politica industriale per l’Unione europea?  Ed è quanto il mercato italiano sta esplorando con Progetto Italia: la nascita di un  campione europeo che deve essere costituito in Italia con l’aggregazione di una serie di soggetti che operano nel settore delle costruzioni, a partire da Salini Impregilo e Astaldi, per creare un colosso con oltre 12 miliardi di fatturato. Un’operazione di cui il Paese ha bisogno per tornare a competere ai massimi livelli garantendo occupazione e crescita e su cui non manca il consenso delle principali istituzioni nazionali, banche incluse.

È necessario tenere ben presente che le imprese del Vecchio continente si confrontano sempre più sui mercati mondiali con i colossi americani o cinesi e il mercato Ue non è più il solo punto di riferimento. Il tema è all’ordine del giorno nel dibattito europeo su una politica industriale sia europea che nazionale che deve puntare sulle grandi dimensioni delle imprese per rendere più competitiva l’Europa.

La concorrenza serve proprio per aumentare la competitività del sistema, prosegue lo studio dell’Ispi, ma se le economie di scala diventano essenziali per gareggiare con i giganti mondiali, soprattutto in settori strategici come quello delle infrastrutture, dei trasporti, dell’energia, allora ci vogliono dimensioni adeguate, come dimostra il clamoroso successo di Airbus. I campioni, dice ancora l’Ispi, sono necessari nei mercati globalizzati perché la dimensione è la componente principale della competitività.

E nelle costruzioni c’è ancora molta strada da fare: le imprese italiane con oltre 50 dipendenti superano a malapena il 20% del fatturato del settore, la metà della media Ue.

 

 

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