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Imperia, necessaria una “simulazione” per accertare le cause della morte di Bohli Kaies

In aula la deposizione dei due carabinieri accusati dell'omicidio colposo dello spacciatore tunisino

Imperia. Una ricostruzione minuto per per minuto dell’arresto di Bohli Kaies dovrà essere effettuata per stabilire le responsabilità della morte dello spacciatore tunisino  avvenuta nel giugno del 2013.

Sul banco degli imputati ci sono due carabinieri, Fabio Ventura e Gianluca Palumbo, i militari dell’Arma che all’epoca dei fatti prestavano servizio presso la stazione di Santo Stefano al Mare.

L’esperimento giudiziale lo ha stabilito il giudice Laura Russo, (pubblico ministero Lorenzo Fornace),  al termine dell’udienza che si è svolta stamattina in Tribunale. In particolare, dovranno essere replicati e rivissuti i momenti del trasporto di Kaies dal parcheggio del supermercato di Riva Ligure dove è avvenuto l’arresto fino alla caserma di Santo Stefano.

Il processo è stato, appunto, aggiornato al 5 luglio alle ore 11 per il conferimento degli incarichi ai periti il dottor Gianfranco Varetto, chirurgo vascolare nominato dal giudice Laura Russo, i medici Salvatore Vellutino per la Polizia di Stato e Maria Rosa Mancini per i carabinieri.

La Russo ha stabilito che dovrà essere utilizzata la stessa auto di quella sera del 13 giugno di 6 anni fa che in questo momento si trova sotto sequestro a Genova o, in, alternativa, un modello identico. Si vuole, infatti,  ricostruire esattamente la posizione nella quale i militari avevano costretto l’arrestato, sdraiato su un fianco, mentre loro si tenevano alla maniglia superiore per capire se può essere stata la causa o può aver concorso all’aggravamento delle condizioni della vittima.   Stesso discorso per quanto riguarda i “figuranti” che dovranno avere identica corporatura, peso e altezza dei carabinieri imputati all’epoca dei fatti e dello stesso Bohli Kaies.

Nel corso dell’udienza odierna Ventura e Palumbo hanno ricostruito le concitate fasi dell’arresto avvenuto grazie a una soffiata di un informatore che aveva comunicato ai militari il luogo del passaggio di un panetto di eroina che Kaies aveva intenzione di smerciare e che, poi, effettivamente, ha lanciato in mezzo alla strada dove è stata recuperata da un’altro carabiniere.

Secondo il racconto di Stefano Ventura e Gianluca Palumbo  che non si sono mai smentiti a vicenda, per contenere l’arrestato che scalciava e mordeva  prima di salire sull’auto di servizio si è reso addirittura necessario l’intervento di un civile che si trovava sul posto per caso, a supporto. Una volta caricato sul mezzo Bohli Kaies sarebbe stato posizionato in mezzo ai due imputati nel tragitto durato circa un minuto da Riva a Santo Stefano. Poi il trasferimento nei locali della caserma, il giovane che sembrava non desse segni di vita, la chiamata al 118 e la corsa al Pronto soccorso dove il tunisino è spirato dopo il Triage ammanettato per un braccio alla spalliera del letto.

Ascoltato come testimone anche il milite della Croce Verde di Taggia, Giovanni Cavarero, al quale il giudice Russo ha contestato nel suo raconto alcune contraddizioni rispetto alle registrazioni tra sala operativa e ambulanza e anche la somministrazione di 4 litri di ossigeno.

A difendere i due carabinieri sono gli avvocati del foro genovese Paolo Pendini e Alessandro Vaccaro. Mentre la moglie di Kaies, che si è costituita parte civile, è assistita dagli avvocati Paolo Burlo e Bruno di Giovanni.

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