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Il deputato ventimigliese Flavio Di Muro al premier Conte: «Chieda alla Francia come mai continua a sospendere Schengen»

Oltre all'immigrazione, il deputato della Lega ha parlato di agricoltura e pesca

Roma. Il deputato ventimigliese della Lega Flavio Di Muro è tornato a parlare della sua città in parlamento. Lo ha fatto rivolgendosi direttamente al premier Giuseppe Conte, in una seduta della Camera dei Deputati, riunitasi per ascoltare le comunicazioni dello stesso presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno. Nel suo lungo intervento, inoltre, il leghista ha toccato altri temi importanti: tra gli altri quello del necessario supporto al settore agricolo che negli ultimi anni ha subito una forte concorrenza dai paesi in via di sviluppo, oltre a perdite dei raccolti dovuti ai cambiamenti climatici. Supporto che però rischia di venire meno a causa dei tagli previsti dall’Unione.

«Mancano due giorni alla riunione del consiglio europeo in cui capi di Stato e di governo affronteranno un cospicuo numero di argomenti iscritti all’ordine del giorno – ha esordito Di Muro – Sarà il primo consiglio europeo dopo la tornata elettorale di maggio e segnerà l’inizio della partita per la definizione del nuovo assetto delle istituzioni europee soprattutto per quanto riguarda l’adozione della nuova agenda strategica per l’Unione 2019-2024 e le nomine del prossimo ciclo istituzionale».

Dopo aver ricordato che oltre 9 milioni di italiani hanno votato Lega «dando un segnale all’Europa, quello che l’Italia vuol essere protagonista di una nuova Europa, l’Europa del buon senso», l’onorevole ha aggiunto: «L’Italia deve giocare un ruolo centrale in questa fase, quale Paese fondatore dell’Unione europea, sia nella determinazione degli equilibri nella nomina del nuovo presidente della Commissione europea sia nella attribuzione degli incarichi da commissario europeo».

Nei prossimi giorni, a Bruxelles, si affronterà la definitiva approvazione del bilancio a lungo termine dell’Unione con cui si decide, ha sottolineato Flavio Di Muro, «non solo il contributo degli stati membri al bilancio europeo, ma soprattutto come saranno spese le risorse nei 7 anni compresi dal 2021 al 2027». Per questo il leghista si è rivolto a Conte: «Presidente, rimane ancora aperta la possibilità di limitare gli effetti dei tagli previsti, pari al 5 per cento dei settori tradizionali del bilancio europeo, ovvero la politica agricola comune, e del 7 per cento per la politica di coesione. Nonostante il comparto agricolo abbia subito negli anni sostanziali cambiamenti per fattori macroeconomici e tensioni geopolitiche con una drastica diminuzione dei prezzi dei prodotti agricoli e una concorrenza spesso sleale dei paesi terzi, il futuro assetto della politica agricola comune è stato delineato partendo da una consistente riduzione sia dei pagamenti diretti sia delle dotazioni del fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale. Riteniamo pertanto necessario un impegno del governo volto ad assicurare il mantenimento di adeguate risorse finanziarie, in grado di garantire un equo reddito ai produttori agricoli con misure in grado di sostenere la competitività del settore unitamente ai rischi legati ai cambiamenti climatici e al rispetto dell’ambiente. In poche parole, presidente, tenga duro e difenda gli agricoltori italiani».

E ancora: «Oltre al comparto agricolo questa Europa ci propone tagli ai fondi di coesione, anche l’impatto dei tagli dei fondi di coesione sul territorio deve essere limitato ponendo nel negoziato la massima attenzione ai criteri per l’assegnazione dei fondi, che oltre al prodotto interno lordo pro-capite come criterio principale deve tener conto di altri fattori, come la disoccupazione, specie quella giovanile per giungere a un quadro legislativo e finanziario il più possibile aderente agli interessi nazionali».

«Non lasciamo decidere a qualche burocrate di Bruxelles – ha detto Flavio Di Muro – Lasciate la possibilità agli Stati sovrani di dire cosa serve e cosa non serve finanziare nei loro paesi. Questa politica dei tagli è avvilente, e a farne le spese saranno soprattutto gli Stati contributori netti dell’Unione Europea, come il nostro. Ricapitolando, in questi tutti anni noi abbiamo elargito miliardi e miliardi di euro per il funzionamento dell’Unione Europea e delle sue strutture, abbiamo già ricevuto molti soldi in meno e adesso ci comunicano che ci saranno ancora più tagli. Forse è ora che sia l’Europa a guardare l’Italia e non viceversa: prendano in esempio l’azione del nostro governo sul taglio dei parlamentari, sulla riduzione dei costi della politica: lasciate stare gli agricoltori e i pescatori italiani, guardate alla burocrazia, ai costi dei dirigenti, alle doppie sedi: questa è la strada da seguire».

Sull’immigrazione: «Siamo stati abbandonati a noi stessi dalle istituzioni europee fin dall’insediamento di questo governo. Però mi faccia un favore personale, presidente Conte, quando avrà occasione di parlare in particolare con la Francia, gli chieda come mai va avanti dal 2015 con proroghe e deroghe sull’accordo di Shenghen e nella mia Ventimiglia c’è un confine ancora lì fermo nel silenzio totale e assordante dell’Europa. E’ questa la condivisione dell’Europa?».

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