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Fantasia e creatività, il bello come stupore e l’educazione estetica

La creatività inizia ad essere studiata a metà degli anni ’50 in America e successivamente in Francia e in Italia la creatività fu vista come dote dello spirito del genio, dell’artista, un modo privilegiato di rapportarsi al mondo delle idee

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In questi anni ho molte volte tratto ispirazione dagli scritti di uno dei massimi protagonisti della cultura del 20° secolo: Bruno Munari. Mi ha sempre affascinato il suo concetto di creatività, le sue parole sulla fantasia, sull’invenzione e immaginazione.

La creatività inizia ad essere studiata a metà degli anni ’50 in America e successivamente in Francia e in Italia la creatività fu vista come dote dello spirito del genio, dell’artista, un modo privilegiato di rapportarsi al mondo delle idee. Una modalità di pensiero, di saper guardare e interpretare quelli che sono i “dati percepiti”. Possiamo pensare alla creatività come un carattere saliente del comportamento umano, più o meno presente in determinati individui, con una spiccata capacità di riconoscere connessioni originali tra oggetti e pensieri, di proporre e produrre innovazione e cambiamento. Sintetizzando è un processo di rielaborazione di dati culturalmente posseduti.

Ma vediamo come Bruno Munari ha ridefinito questi concetti negli anni settanta.

Fantasia- per fantasia si intende la capacità dell’individuo di pensare a qualsiasi cosa, comprese le più assurde, incredibili, impossibili creando libere relazioni tra ciò che si conosce senza nessuna preoccupazione legata alla fattibilità o funzionamento.

Invenzione –finalizza all’uso pratico la fantasia utilizzando “materiale” che già conosce finalizzato all’uso pratico. Il materiale di cui si serve viene ricombinato in modo originale e nuovo. L’invenzione non si preoccupa della parte estetica.

Creatività– capacità o possibilità di realizzare e mettere in pratica il concepimento della fantasia e l’invenzione ha trasformato in progetto. E’ praticamente un uso finalizzato della fantasia e dell’invenzione in modo essenziale e globale e comprende l’aspetto psicologico, sociale, economico e umano.

Immaginazione– è il mezzo che visualizza quello che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano.

Per fare un esempio il grande architetto Antoni Gaudì si ispirava al barocco, al gotico, al liberty prendendone stilemi e idee che poi ripensava e rielaborava in un suo personalissimo stile.

Gaudì era un creativo perchè sapeva riorganizzare in modo originale dati culturali che erano a sua disposizione, già posseduti e condivisi dalla società del suo tempo; insomma aveva la capacità di elaborazione e pensiero diversa dall’ordinario.

Se pensiamo invece al bello come stupore dobbiamo parlare di “emozione”.

Il primo sentimento che lega un soggetto a qualunque cosa possa essere esteticamente guardata è lo stupore di ciò che colpisce e provoca, una vibrazione dello stato d’animo, alterandone l’equilibrio emotivo legato a vertigine, perchè usa un codice misterioso che ci affascina e ci mette un po’ di paura, e rischio, perchè strano, appartenente a culture diverse e sconosciute.

Ma non pensiamo che il bello come stupore debba per forza essere qualcosa di strano, eccentrico o addirittura brutto.

A questo punto non ci resta che parlare di educazione estetica.

L’educazione estetica non va mai imposta. La chiave di accesso alla bellezza non deve arrivare dalle informazioni sociali che ci dicono che quella “cosa” è bella. Si deve arrivare ad una elaborazione del giudizio di bellezza che nasce e matura solo attraverso la ricerca e l’esperienza estetica.

Da non dimenticare che l’educazione estetica non è educazione al bello ma aiutare alla condivisione culturale di esperienze che ciascuno di noi possiede. Creare meccanismi di stupore e seduzione che consenta all’oggetto di essere trasformato in vissuto estetico.

Concludo con una frase di Bruno Munari che sintetizza al meglio il tutto: “L’uovo ha una forma perfetta benchè sia fatto col culo

Paolo Tonelli

www.paolotonelli.com

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