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Distimia o depressione cronica: sintomi e cura

Chi è affetto da questo disturbo presenta umore depresso che persiste per la maggior parte del giorno per almeno due anni

Il disturbo distimico è un disturbo cronico caratterizzato dalla presenza di umore depresso che persiste per la maggior parte del giorno per almeno due anni.

Etimologicamente la parola greca distimia significa “cattivo umore”. Rappresenta una forma meno grave e cronica di depressione, infatti è caratterizzata degli stessi sintomi della depressione ma molto più attenuati e prolungati nel tempo. I sintomi di solito durano per almeno due anni e non scompaiono per più di due mesi per volta.

La persona affetta da Distimia perde interesse per le normali attività quotidiane, si sente spesso scoraggiata e senza speranze, a livello lavorativo vi sono cali di produttività ed efficienza, e in generale è presente una bassa autostima e una sensazione di inadeguatezza. I pazienti con Distimia danno spesso l’idea di essere eccessivamente critiche, costantemente lamentose ed incapaci di divertirsi. Inoltre si possono trovare difficoltà di essere ottimisti nelle occasioni felici, si può essere descritti come aventi una personalità “pessimista”.

Come nel caso di altri disturbi depressivi anche nella distimia sono presenti un umore deflesso, una diminuzione di interesse e il piacere per le attività quotidiane fra cui anche la diminuzione del desiderio sessuale. Generalmente insorgono emozioni di tristezza, apprensione, rabbia, apatia. La persona si sente emotivamente labile, emergono pensieri di autosvalutazione e colpa, pessimismo, pensieri negativi e calo di autostima. Con la deflessione del tono dell’umore variano anche i livelli di energia fisica, faticabilità, la qualità del sonno e dell’appetito.

Nella quotidianità la persona può percepire maggiore faticabilità e sensazione di stanchezza, cali di motivazione, difficoltà nella concentrazione e indecisione nell’affrontare le proprie incombenze o semplici azioni. A livello cognitivo generalmente è presente una ricorrente ruminazione e rimurginio. La persona con distimia può incorrere in comportamenti di evitamento in diversi contesti sociali e lavorativi.In termini di funzionamento interpersonale e lavorativo, spesso la persona con distimia esperisce disagio e fatica nell’affrontare situazioni comuni della vita quotidiana. In tal senso, si innestano circoli viziosi tra evitamento e scarsa autostima che mantengono e peggiorano la sintomatologia distimica e le sue conseguenze.

Le cause della distimia sono complesse e devono riferirsi a un’eziopatogenesi multifattoriale in cui vi è una combinazione di fattori genetici, biologici, ambientali e psicologici, che possono costituire fattori di rischio e protettivi riguardo l’insorgenza e il mantenimento della patologia. I fattori ambientali-psicologici possono influenzare lo sviluppo di un quadro distimico che chiamano in causa il vissuto soggettivo di ciascuno e specifiche modalità di regolazione emotiva e di relazione con il mondo e con gli altri che apprendiamo fin dall’infanzia nel nostro contesto di vita. In particolare, sembra che alcune esperienze precoci negative possano facilitare lo sviluppo di una vulnerabilità alla depressione e sensazioni di mancanza di speranze verso il futuro.Tra i fattori causali, i fattori psicologici rivestono un ruolo chiave nell’insorgenza del quadro depressivo, cioè il modo in cui la persona interpreta gli eventi e mobilita le risorse per farvi fronte.

I due trattamenti farmacologici sono la terapia farmacologica e la psicoterapia. Una loro combinazione rappresenterebbe il trattamento più efficace. Durante il percorso psicoterapico il paziente viene aiutato a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che caratterizzano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso la riattivazione del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamenti più funzionali.

Dott.ssa Daniela Lazzarotti

www.danielalazzarotti.com

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