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Imperia Rugby, l’under 12 è inarrestabile

Intervista al direttore sportivo Alessandro Castaldo

Imperia. Concentramento a Savona per i giovani under 12 dell’Imperia Rugby e altra convincente prova. Non c’è un campionato, giocano tutti e tutti migliorano. Dai padroni di casa al Busalla, da Sanremo che finalmente ha un progetto giovanile interessante nell’ottica Union Riviera Rugby, fino alla corazzata CUS Genova non c’è partita.

L’Imperia è guidata da un gruppo di tecnici in cui la capacità formativa si coniuga con la capacità educativa, parlando di Alessandro Castaldo, Mariuccia Reitano e Alessandro Ardoino. Detto questo, i numeri, come sempre impressionanti. Ben 23 giocatori su di un roster che ne comprende più di trenta, tutti allineati a cercare miglioramenti personali e di gruppo. A questo punto è necessario lavorare per memorabili confronti in campo extraregionale o in tornei internazionali come il “Pino Valle” di Imperia in data 5 maggio. Nuove prospettive, nuove sfide, voglia di stare insieme e di andare oltre il solo campo di gioco. Imperia Rugby è anche questo.

Il rugby giovanile ad Imperia nella visione di Alessandro Castaldo, direttore sportivo dell’area propaganda – under 12 di Imperia Rugby. Incontriamo Alessandro Castaldo, uomo di sport, anche se con il viso di eterno ragazzo, occhi chiari e mente sgombra per scrutare l’orizzonte della pratica sportiva a livello nazionale, regionale e locale. Un impegno fisso in campo, any given Sunday, con la Union Riviera Rugby, dove si adopera in mediana, “lampadina” della squadra. Sagacia tattica, precisione, velocità e applicazione sono un credo che trasmette alle giovani generazioni.

Ha titoli notevoli: laureato in scienze motorie, legato al mondo scolastico, è allenatore di III livello e preparatore atletico sempre con licenza Federazione Italiana Rugby. In qualità del suo impegno pluriennale in campo a tutti i livelli, dai più grandi ai più piccoli ed ora in pianta stabile con l’area propaganda-under 12, ha risposto da par suo ad alcune domande, anche insidiose, che ci consegnano una visione completa della situazione giovanile rugbistica (e non solo) ad Imperia e dintorni.

Da quale età è possibile avvicinare i bambini al rugby?

“Penso che l’ età giusta per cominciare a fare rugby e lo sport in generale sia tra i 6/7 anni , prima i genitori dovrebbero portare i figli nei parchi a giocare”.

È bene che pratichino anche altre attività oltre al rugby?

“Sicuramente fino ai 12 anni è giusto che i bambini facciano più sport e più esperienze possibili in maniera da sviluppare al meglio le capacità motorie. E poi fare rugby, visto che il nostro è uno sport completo al 100 %”.

Quali considerazioni nascono in merito al rapporto “scuola-sport” vista a tua esperienza di insegnante di scienze motorie e di operatore scolastico per Imperia Rugby?

“Del rapporto scuola- sport potremmo parlarne dei giorni interi, certamente per il momento non è il rapporto corretto. Il coni servizi spa ora non esiste più, è nato un nuovo organismo “sport e benessere”, il quale obiettivo è proprio quello di curare lo sport nella scuola, e a quanto sembra verrà inserito il Maestro di ginnastica alle elementari: sarebbe un toccasana per lo sport in generale, ma i risultati si vedranno tra almeno una decina d’anni”.

Quali sono gli obiettivi che hai posto e che porrai alle generazioni degli under 6 – under 14, anche per le prossime stagioni?

Gli obiettivi generali del miny rugby sono sicuramente quelli di dare delle basi motorie in maniera che i nostri atleti possano competere ai massimi livelli in qualsiasi sport. Dal punto di vista rugbistico sarebbe il massimo se i nostri ragazzi al fine del ciclo miny rugby sapessero giocare rispettando i tre principi fondamentali del gioco in sé: avanzare-sostenere- continuare ad avanzare. Non dimentichiamoci poi dell’ aspetto morale che i nostri allenatori- educatori cercano di trasmette: rispetto- spirito di sacrificio – saper perdere e vincere. Tre concetti che in altre discipline, provare per credere, vengono spesso disattese”.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nell’espletare i tuoi non facili compiti e quali le soddisfazioni?

“L’aspetto più difficile del mio ruolo è sicuramente quella di trovare una linea comune di gestione che vada bene a tutti, genitori compresi”.

Quali necessità avrebbe una società ormai importante a livello regionale per le giovanissime generazioni?

“Sicuramente il nostro bisogno primario è un campo nuovo. Di più non dico, si vede”.

In futuro è possibile secondo te creare le basi per forme di Accademia privata o stage o camp estivi in Liguria occidentale date le capacità ricettive e le condizioni climatiche?

“Per quanto riguarda campi estivi e accademie , mi riallaccio alla risposta data precedentemente, senza un campo migliore non penso siamo in grado di accogliere nessuno”.

In più aggiungo che quest’anno, con una under 12 così, è la prima volta che ci troviamo a gestire 31 ragazzi , un esperienza che ci sta facendo crescere giorno dopo giorno, noi e loro, e ci sarà utile per il futuro.

“Noi non possiamo dire che “grazie” ad Alessandro, per l’esempio che ci dà, ogni giorno, da anni, in campo e fuori. Lead to be example”.

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