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Accusato di abuso d’ufficio, tribunale assolve dirigente ufficio tecnico di Ventimiglia

Nella sua arringa, l'avvocato Marco Bosio ha sottolineato come i lavori affidati alle due ditte in cui lavorava il figlio dell'ingegnere avessero subito un decremento

Ventimiglia. “Assolto perché il fatto non costituisce reato”. E’ questa la sentenza pronunciata stamani dal tribunale collegiale di Imperia, presieduto dal giudice Donatella Aschero, con a latere i giudici Massimiliano Botti e Silvia Trevia, nei confronti dell’ingegnere Cesare Cigna, 58 anni, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Ventimiglia, a processo perché accusato di abuso d’ufficio. A difenderlo, l’avvocato Marco Bosio.

Tutto era nato a seguito di un esposto anonimo, “con ogni probabilità proveniente dall’ambiente interno al Comune”, ha dichiarato il pm Luca Scorza Azzarà durante la sua requisitoria, quando ha analizzato quanto ricostruito nel corso dell’istruttoria del processo, che si era aperto nell’aprire del 2017. I fatti contestati, invece, risalgono al 2015.

L’ingegnere, in sostanza, era accusato di avere affidato alcuni lavori a due ditte edili, la Fognini S.r.l. e la Tecnostrade S.r.l., nelle quali lavorava il figlio Rodolfo, 25 anni, impiegato in cantiere in qualità di geometra. Cinque, in particolare, gli affidamenti contestati al dirigente dell’Ufficio tecnico: tutti affidamenti diretti, come prevede la norma per importi dei lavori inferiori ai 40mila euro, nel corso del 2015. Due alla ditta Fognini (la ricostruzione di un muro sottostrada in località Roberto e quella di un muro nel cortile della scuola di Latte) e tre alla Tecnostrade: in via Pace, nella frazione di Grimaldi Superiore, in corso Genova e in via Dante per interventi atti ad eliminare pericoli per la viabilità. In tutti i casi si trattava di interventi “urgenti”, lavori di importi vari tra i 9mila e i 26.300,00 euro lordi.

Lo stesso pubblico ministero, al termine della requisitoria, ha chiesto l’assoluzione per l’imputato in quanto, in sede processuale, non erano emerse prove certe del reato di cui Cigna era stato accusato. “Un’analisi lucida, quella del pm”, ha esordito il legale della difesa Bosio, che ha comunque, nonostante le conclusioni positive del pubblico ministero nei confronti del suo assistito, argomentato in modo articolato la sua tesi difensiva. Dopo aver ricordato il ruolo di Cesare Cigna, che in Comune non gestiva solo l’ufficio tecnico ma anche l’Igiene, l’Ambiente e altri settori impegnativi, ha portato l’attenzione del collegio giudicante sul fatto che le due ditte per le quali il figlio dell’ingegnere lavorava avevano, da sempre, avuto rapporti con il Comune di Ventimiglia, così come con altri Comuni vicini. “Analizzando poi la percentuale dei lavori affidati alle ditte rispetto al totale dei lavori commissionati nel corso degli anni”, ha aggiunto l’avvocato, “Si registra un decremento nel 2015 rispetto agli anni precedenti”. Anni in cui il figlio di Cigna ancora non lavorava per le ditte. “Se davvero il mio assistito avesse voluto favorirle”, ha detto Bosio, “Sarebbe dovuto accadere il contrario”.

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