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Secondo grado di processo per Nicoletti. Il ginecologo condannato per violenza sessuale sulle pazienti a Imperia

Ad appellarsi alla sentenza sono stati i difensori del medico, che si è sempre professato innocente

Genova. Si aprirà il 21 maggio davanti alla Prima Sezione della Corte di Appello di Genova il processo di secondo grado a carico di Luca Nicoletti, il ginecologo condannato dal tribunale collegiale di Imperia a 8 anni e 6 mesi di reclusione e a una provvisionale di 300mila euro per violenza sessuale aggravata dopo la denuncia di due pazienti, poi salite a sette, che lo accusavano di presunti abusi sessuali commessi durante le visite avvenute presso l’ospedale di Imperia, dove il medico, che si è sempre professato innocente, lavorava per l’Asl 1.

Le motivazioni della sentenza di primo grado, pronunciata dal giudice Donatella Aschero (presidente del collegio), raccontano di  “un processo fondato sulle testimonianze delle vittime, alcune costituitesi parte civile. Vittime in situazione di estrema vulnerabilità (o perché incinte, o perché di minore età, o perché desiderose di avere un figlio che non arrivava), che hanno ricostruito l’evento traumatico per lo più a distanza di tempo e che in alcuni casi hanno presentato la denuncia dopo aver appreso la notizia dell’arresto di Nicoletti sui giornali e quindi con rischi di contagi dichiarativi”.

Un fascicolo di trenta pagine che riporta le dichiarazioni delle cinque donne che al processo si sono schierate parte civile. Testimonianze non facili, quelle delle pazienti, che spesso hanno dovuto interrompere i propri racconti perché sopraffatte dall’emozione nel ricordare episodi scabrosi che le hanno violate nella propria intimità.

Secondo il collegio va “esclusa la contaminazione probatoria”: “Come si è appreso dai testi e dai documenti, le prime due donne denuncianti, si presentarono spontaneamente e in modo del tutto separato, la prima segnalando il fatto prima alla infermiera e poi alla direttrice del presidio sanitario di Sanremo dr. Ghizzoni (che poi la trasmise ai Nas) e la seconda alla stazione dei carabinieri di Imperia, tanto che partirono due procedimenti separati; la prima donna era sposata ed abitava ad Imperia e la seconda era di minore età, studentessa di Imperia, e non si conoscevano. Solo dopo i primi accertamenti i procedimenti venivano riuniti”, si legge.

E ancora: “La difesa ha allertato contro il rischio di ritenere le donne credibili trovando i riscontri di ciascun racconto nel racconto delle altre. Ma non è questa l’operazione logica seguita dal collegio che ha invece dapprima cercato gli elementi che portassero a ritenere intrinsecamente credibili le donne, pervenendo ad una risposta assolutamente positiva; ha verificato se fossero emersi elementi che potessero farle ritenere calunniose o con rancori nei confronti dell’imputato, pervenendo ad una risposta assolutamente negativa; ha verificato se vi fossero stati inquinamenti probatori, pervenendo anche sul punto ad una risposta negativa; ha verificato se i racconti potessero essere frutto di mere suggestioni pervenendo anche in questo caso a una risposta negativa”.

Alle pazienti erano state fatte assumere “posizioni che le avevano messe a disagio, quale la posizione a quattro zampe o a novanta gradi non prevista da alcun protocollo o linea guida”, viene specificato nelle motivazioni, “In quattro (pazienti, ndr) narrano di aver percepito movimenti masturbatori sul clitoride”, mentre in due “lamentano l’assenza di guanti in detti movimenti o visita interna”.

Quando le visite troppo “spinte” del dottore mettevano in evidente imbarazzo le pazienti, tanto che queste si “irrigidivano” e “tentavano di scostarsi dal dottore”, questi “anziché interrompere, le blocca con la frase “non mi scappare””.
“Depositeremo a breve il ricorso in Appello, perchè è una sentenza che non ha tenuto conto delle valutazioni della difesa, che sono state completamente disattese, senza neppure essere motivate”, ha dichiarato l’avvocato della difesa Simone Vernazza, “Le nostre ragioni sono state liquidate con eccessiva fretta. Il giudice dedica cinque righe alla deposizione dell’imputato”.

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