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Un’idea di città, pensieri in una mattinata di pioggia

"Vorrei per Sanremo una strategia di sviluppo non dettata solo da regole di mercato ma da una visione più ampia, attenta a storia, tradizione, cultura"

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Una giornata di pioggia. Seduto alla scrivania “fronte strada” osservo le auto passare con un ritmo incessante. Mi alzo e dalla vetrina guardo i lavori che a breve consegneranno alla città nuovi insediamenti commerciali legati a supermercati e grande distribuzione. Una città che cambia, si trasforma, potrebbe sembrare un assunto positivo se non fosse che tutti questi cambiamenti non hanno nel loro essere un piccolo particolare.

La città non evolve, la città si avvita in una spirale che promette agli investitori “affari d’oro” in una fascia di mercato con capacità di spesa modesta e null’altro. Perchè quando tutte le città del mondo investono su trasporti pubblici, verde urbano, pedonalizzazione e spazi pubblici, noi portiamo nel centro cittadino quelli che l’antropologo Marc Auge’ definisce “non-lieu”, non luoghi, anonimi, senza quel sentimento che ha per generazioni dato alle “città” il proprio carattere e aspetto?

Luoghi dove viene enfatizzato il presente senza storia e futuro, distaccati dal contesto sociale, lontani dalla tradizione. Un luogo è per definizione uno spazio relazionale dove le stesse sono sollecitate e parte integrante, i soggetti che vivono questo luogo hanno una storia comune, si riconoscono in esso ed è per questo che l’idea di identità e storia è così sentita e forte.

Il non luogo è invece uno spazio di transito, non identitario, pensato a prescindere dalle relazioni sociali, immaginato con dei fini ben precisi, molto spesso commerciali. La ripetizione delle catene commerciali è una modalità molto in uso, porta le persone a non ricercare più l’identità di un luogo ma a rifugiarsi in una condizione di apparente “sicurezza” dettata dal poter trovare quel negozio, quel ristorante, quel servizio in ogni parte del mondo. In questa modalità di uso e consumo le persone tendono a diventare identità anonime, si perde la conoscenza individuale, spontanea, umana. E’ così che si trasforma l’idea di città, non si vive più la stessa in relazione a storia, tradizione, profumi, identità. Ma la città del futuro è questa?

La città del futuro secondo relazioni internazionali degli studiosi è una città dove ci si sposta su mezzi pubblici, vengono incentivati gli spostamenti a piedi o con l’uso di biciclette, gli spazi pubblici si legano a storia e tradizione e creano un volano sociale di aggregazione. Basti pensare al valore di un immobile che in una grande città aumenta in relazione alla possibilità di raggiungere a piedi scuole, ristoranti, mezzi pubblici, parchi.

E in tutto questo il verde riprende lo spazio delle automobili, i pedoni, i ciclisti, gli utenti dei mezzi pubblici hanno una considerazione diversa nelle strategie di sviluppo urbano. Diventano protagonisti.

Tornando alla giornata di pioggia seduto alla mia scrivania mi sarebbe piaciuto vedere nel tempo, per la nostra città, una strategia di sviluppo non dettata solo da regole di mercato, di commercio, di affari ma da una visione più ampia, che portasse Sanremo verso un benessere diverso, attento a storia, tradizione, cultura. Si annunciano programmi culturali, sociali e poi.. il risultato è che si aprono supermercati nel pieno centro cittadino.

Allora il mio plauso va a chi investe nella città, ai giovani che con entusiasmo e tra mille difficoltà burocratiche, finanziare e di vario genere usano creatività, passione, amore per l’idea, investono e si mettono in gioco con coraggio e determinazione. E’ questo che incentiverei nel nostro centro cittadino, una bella politica sociale che tenda a ri-creare un tessuto socio economico di relazione, dove le persone e non gli affari sono messe in primo piano. Dove le piazze sono progettate con verde urbano significativo, dove le auto possono essere parcheggiate senza difficoltà, dove i mezzi pubblici sono usati da tutti, proprio tutti.

Ma piove, le auto non hanno smesso un attimo di passare a ritmo incessante e alla mia scrivania continuo con un sorriso a sognare una città diversa, e non smetterò mai di essere positivo e propositivo, di accogliere le persone che si rivolgono a me per un acquisto, un progetto o una semplice chiacchierata con un sorriso. Perchè la vita è fatta di relazioni, di gentilezza e mi piacerebbe con questo sorriso, che è comune a tanti di noi, vivere in una città che produce davvero benessere, non solo denari.

Paolo Tonelli

www.paolotonelli.com

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