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Dal pesto alla genovese al cacioricotta del Cilento: viaggio tra i banchi di “Sanremo con gusto” fotogallery

Tra Santa Tecla e Pian di Nave, acquisti, degustazioni e show cooking dedicati alle eccellenze enogastronomiche del Bel Paese

Sanremo. Una kermesse di sapori autentici e antichi saperi, tra oltre 30 produttori del Bel Paese. È la “Sanremo con gusto” che ancora per oggi residenti e turisti possono scoprire tra Santa Tecla e Pian di Nave.

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In occasione del grande evento Sanremo On dedicato al mondo del cibo, l’area intorno al Forte ha lasciato spazio alle tipicità agroalimentari e artigianali del made in Italy. Un percorso di profumi e colori che si snoda lungo una “via dei presidi” Slow Food e un vivacissimo “villaggio” con banchi riservati alle eccellenze del territorio, dall’olio di oliva Riviera Ligure DOP alla sardenaira De.Co, ma anche di altre regioni, dai salumi altoesini ai dolci siculi.  

Ed è proprio in questa piccola Italia del buongusto che inizia il viaggio degli avventori, che tra i sorrisi e i diversi accenti degli espositori possono anche imbattersi in banchi curiosissimi, quali quello dell’azienda agricola Vivi Piccante di Coldirodi. Quindi, e c’è lo racconta la produttrice, Paola, «più di 500 varietà di peperoncini dalle tonalità sgargianti e dagli aromi che variano dall’agrumato a quello speziato, perfetti su tutto, sulla carne, sulla pasta, nei sughi, nelle verdure e, per chi vuole osare, anche nel tè e nel caffè». Un’esperienza sensoriale davvero inedita, con prodotti che arrivano da lontano e pure dalla nostra terra, come l’aglio di Vessalico che nasce nella Valle Arroscia. «Un prodotto naturale, profumato e dalle immense proprietà benefiche per la salute – sottolinea Marcela dell’azienda agricola Martini Nino – che, già presidio Slow Food, presto potrebbe ottenere l’indicazione geografica IGP». Del resto, questa varietà è anche uno dei “magnifici sette” ingredienti per preparare l’autentico pesto alla genovese, quello con il mortaio e che segue l’antica ricetta codificata sul finire dell’Ottocento da Giovanni Battista Ratto.

A svelarla dal padiglione di Agenzia in Liguria, all’interno di uno dei tanti show cooking organizzati per l’occasione dalla società Totem eventi, un vigile urbano prestato alla terra, il signor Marco: «Prendete uno spicchio d’aglio e dei pinoli, ne basta una manciata, e pestateli insieme a del basilico, rigorosamente genovese DOP. Aggiungete poi un pizzico di sale e mescolate il tutto con del pecorino e del parmigiano. Usando il mortaio (non il frustino!) otterrete una pasta che dovrà essere sciolta con dell’olio, mi raccomando, usate soltanto quello d’oliva».

Dall’ “oro verde” di Liguria si passa così ad altri tesori della nostra terra, anche più nascosti. È il caso della Nocciola ligure, cultivar presidiata dalla fondazione del cibo buono, pulito e giusto. «Quando si parla di “nocciola” – spiega l’imprenditore agricolo Andrea, dell’azienda Il parodi–, il pensiero corre immediatamente al Piemonte, al Lazio, alla Campania o alla Sicilia. In pochi però sanno che la nostra regione è terra di ottime nocciole da millenni, sia a Ponente che a Levante. Principalmente ne esistono di tre varietà: la nocciola tapparona, di forma allungata, coltivata nella parte nord orientale della valle Sturla, la nocciola del rosso, più rotonda, caratteristica del genovesato, in particolare della val Fontanabuona, come la nocciola dall’orto, che ha una forma a metà fra le altre due».

Tra le piccole produzioni tradizionali e varietà di ortaggi, frutti, latticini tutelati da Slow Food, a “Sanremo con gusto” non poteva mancare la toma di pecora brigasca,  «un formaggio preziosissimo – dice con orgoglio Marcello dell’azienda agricola Il Castagno di Mendatica – che parla di storie, tradizioni, che ha salvato una terra, quella al confine tra l’Italia e la Francia, tra la Liguria e il Piemonte, dallo spopolamento»; e anche il cacioricotta del Cilento, «un formaggio di latte di capra, ideale sia per i piatti di pesce che quelli di carne, e che noi in genere usiamo accompagnarlo con un piatto della nostra tradizione culinaria, le melanzane imbottite», spiega Rosanna, tra gli imprenditori agricoli arrivati da più lontano, la Campania.

E poi lo sciroppo di rose, il chinotto di Savona, il carciofo di Perinaldo e ancora la rapa di Capruana, il cappono di Morozzo e dolcissimi mieli di alta montagna per un viaggio fatto di gusti autentici e antichi saperi, pure artigianali, come la lavorazione del legno d’ulivo e la radica per creare manufatti artistici dal sapore di un passato che non si vuole dimenticare.

Intervista a Rosmary dell’azienda agricola-fattoria didattica Il Bey di Imperia

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