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Imperia, Jobel e Fondazione Carige insieme per un nuovo progetto: “Mamme perse nel buio”

Si tratta di un percorso di assistenza e cura rivolto a coppie di madri e bambini di tutte le nazionalità che evidenziano fragilità legate alle conseguenze del trauma sull’attaccamento e l’accudimento materno

Imperia. Mamme perse nel buio è il nome del progetto finanziato interamente da Fondazione Carige che la Coop. Sociale Jobel ha da poco avviato all’interno dei locali di Casa Madre Ada a Imperia. Si tratta di un percorso di assistenza e cura rivolto a coppie di madri e bambini di tutte le nazionalità che evidenziano fragilità legate alle conseguenze del trauma sull’attaccamento e l’accudimento materno.

La procedura, realizzata da un’equipe composta da personale dell’ASL1 sotto la guida del dott. Ravera (Primario di Psicologia Clinica) e da personale Jobel coordinato dalla dott.ssa Berti e dalla Responsabile della struttura Claudia
Regina, si compone di due parti principali.

La prima consiste in una vera e propria fase di analisi. Il metodo impiegato è quello conosciuto con il nome di Still Face: madre e figlio vengono accolti in una stanza dove sono state posizionate due telecamere, una fissa sul viso della madre e l’altra su quello del neonato; sei i minuti a disposizione. Durante i primi due madre e figlio giocheranno liberamente, nei successivi due la madre smetterà di dare risposte alle richieste d’attenzione del bambino, e infine, i restanti due minuti serviranno per riprendere il gioco insieme.

L’equipe di specialisti avrà sotto agli occhi la mimica facciale, la gestualità ed altri elementi della coppia, grazie all’ausilio di un monitor, al fine di comprendere se vi possono essere alcune avvisaglie di sofferenza circa l’attaccamento. La seconda parte dell’intervento del progetto consiste nell’accompagnamento verso un percorso di
approfondimento ed eventuale sostegno della coppia, grazie all’impiego di colloqui con la madre.

“Si tratta di un metodo conosciuto ma sinora applicato a bambini più grandi – spiega la dott.ssa Berti – Noi invece lo stiamo sperimentando su di una fascia d’età decisamente più giovane (dai 2 ai 12 mesi). L’equipe di psicologi Asl e Jobel avranno infatti il compito di fare ricerca in questo senso. Il progetto potrebbe rivelarsi molto utile ed essere esteso a tutte le donne che a causa di un vissuto doloroso hanno poi inevitabilmente costruito un legame sofferente col proprio figlio. Per tale ragione, l’idea è quella di coinvolgere i centri antiviolenza presenti sul territorio, oltre che le giovani mamme richiedenti asilo che approdano all’interno dei servizi della cooperativa”.

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