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Educazione cinofila, l’aggressione per la distanza: cos’è e come correggerla

E' legata alla visione del mondo del cane, quindi a un processo di desocializzazione nel passaggio dalla pubertà all’età adulta

L’aggressione per la distanza si manifesta contro esseri umani o cani che non appartengono al gruppo sociale o a individui conosciuti dall’infanzia. A volte, si manifesta nei confronti di esseri umani che hanno caratteristiche insolite, ma raramente l’osservatore riesce a prevedere quali persone saranno aggredite.

L’aggressione per la distanza sembra essere legata alla visione del mondo del cane. Influenzata dal patrimonio genetico e dall’ambiente circostante, questa visione del mondo subisce un processo di desocializzazione nel passaggio dalla pubertà all’età adulta. Il fattore genetico è importante dal momento in cui si evidenzia che dal 25 al 50% della cucciolata, oltre ad alcuni ascendenti e discendenti soffrono dello stesso problema.  È come se il cane si sentisse minacciato da individui che penetrano nella sua distanza di sicurezza.

Questo è un cane estremamente vigile nei confronti di tutto ciò che è esterno al suo ambiente, esamina attentamente gli intrusi di cui diffida. Manifesta emozioni di timore, pur essendo l’individuo che aggredisce al limite della sua distanza di sicurezza, in quel caso, la postura è un misto di posture alte e basse, con piloerezione, abbaio e sguardo fisso sull’intruso. La postura diventa rapidamente alta quando il cane, con le minacce e/o l’attacco, riesce a mantenere l’individuo a distanza di sicurezza.

L’azione di minaccia è costituita da abbaio e da carica, generalmente impedita dal guinzaglio, trattenuto con gran fatica dal proprietario. La carica è destinata ad allontanare l’intruso. L’interruzione dell’attacco avviene quando l’intruso rimane a distanza di sicurezza. Questa può variare da qualche metro a più di cento.

Conseguenze. L’aggressione per la distanza determina numerose conseguenze favorevoli per il cane: 1) l’intruso rimane a distanza di sicurezza, quindi il comportamento aggressivo è ricompensato e, d’ora in avanti, si rinforzerà; 2) l’intruso minacciato fissa minaccioso il cane provocandolo a sua volta, il che rafforza la diffidenza del cane; 3) il proprietario, in genere, diventa molto attento e tira il guinzaglio appena crede che il cane rischi di aggredire qualcuno, così facendo, incita il cane a non fidarsi di quest’ultimo. Entro pochi mesi queste conseguenze faranno evolvere l’aggressione per la distanza in iperaggressione.

Soluzione. Correggere questi problemi con strattoni esercitati col guinzaglio, punizioni, posture forzate di sottomissione è altamente controproducente e pericoloso. Questo cane deve essere inserito in un processo di risocializzazione e bisogna insegnargli nuovi comportamenti che saranno messi in competizione con la sola cosa che lui sa fare: aggredire. È quindi necessario un lavoro di controcondizionamento che richiede un impegno coerente e costante ma che porta ad ottenere ottimi risultati.

 

Educatore cinofilo Luca Suman

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