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Da Sanremo la voce della musica contro la violenza assistita

Convegno promosso dalle associazioni “Noi4you” - Zonta Club Sanremo e Fidapa Sanremo in concerto alla docente Parisi del "Ruffini-Aicardi" nell'ambito del Festival della salute. Appuntamento giovedì 19 aprile alle 8.30

Sanremo. Bambini costretti ad assistere a ripetute scene di violenza, sia fisica che verbale, tra i loro genitori. Figli costretti a tacere con tutti, perché spaventati, perché, molto spesso, lasciati soli con quelle immagini. Tutto questo, e purtroppo tanto altro, è la violenza assistita: una forma di abuso minorile, soprattutto psicologico, che giovedì 19 aprile, nell’ambito della terza edizione del Festival della salute, una rosa di professioniste (in realtà c’è anche un esperto, il direttore del dipartimento Donna e bambino dell’Asl 1 Imperiese) porterà all’attenzione pubblica attraverso una giornata di studi che su un leitmotive musicale si rivolgerà tanto ai più piccoli quanto ai più grandi.

Dal titolo “La voce della musica contro la violenza: tutti gli strumenti in coro gridano basta!”, il convegno -promosso dalle associazioni “Noi4you” – Zonta Club Sanremo e Fidapa Sanremo in concerto alla docente del “Ruffini-Aicardi” Silvana Parisi -,  aprirà i lavori alle 8.30 da Palafiori di Sanremo con la psicologa e socia Fidapa Chiara Mantini che coinvolgerà i ragazzi in un brainstorming sul tema e illustrerà realtà e servizi a cui possono rivolgersi in caso di necessità (ore 8.30 – 8.50 “Presentazione della prima sinfonia: la voce ai ragazzi”). Dei danni provocati dalla violenza assistita e delle conseguenze che questa genererà nell’età adulta, invece, tratteranno subito dopo le psicologhe Patrizia Sciolla e Guendalina Donà dell’associazione “Noi4you”, Centro di ascolto di Bordighera (ore 8.50-9.40 “Il ritornello del complesso (dis)armonico”).

La riflessione farà così spazio al momento ludico, quindi a un lavoro interattivo con le fiabe ideato e condotto dalle dottoresse Serena Cannatà e Paola De Ponti, anche loro volontarie “Noi4you” e referenti sul bullismo e il cyberbullismo, che ritornerà in altri momenti della giornata (ore 9.40-10.00; 10.45-11-00;18.30-19.00). Sarà poi la volta dell’avvocato Bogni (“Noi4you”) che illustrerà le conseguenze legali per i giovani che si rendono responsabili di atti bullismo, cyberbullismo e violenza in genere (ore 10.00-10.30 “Il coro canta libero ma non senza conoscere la partitura”).

La violenza di genere ritorna al centro anche nell’intervento successivo, dove l’autrice Caterina Grisanzio, coordinatrice nazionale Pari opportunità e politiche di genere Uilfpl, presenterà il libro “Pistole cariche” parlando di immagini e stereotipi nella pubblicità (ore 11.00-12-00 “I tasti dolenti della musica digitale”). Prima del break, la parola passerà al dottor Giuseppe Trucchi, responsabile della Struttura semplice di Neuropsichiatria infantile e direttore del dipartimento Donna e bambino dell’Asl 1 Imperiese (ore 12.15 – 12.25). A seguire, spazio a un’altra autrice, Nadia Banaudi, che insieme alla già citata Mantini presenta il suo libro “Vita e riavvita”: cinque racconti che offrono alle donne soluzioni concrete per realizzare la sinergia tra uomo e donna, per credere ancora nella famiglia e in se stessi (ore 12.25 – 13.00: “Dal tamburo dell’angoscia alla rinascita del pianoforte”).

I lavori riprenderanno nel pomeriggio, dalle 16, dove Grisanzio, Sciolla, Donà e Bagni riproporranno gli interventi mattutini ma con linguaggi e modalità più adatte a un pubblico adulto. Il convegno si concluderà alle 18.30 con, all’interno di un terzo laboratorio interattivo con le fiabe, la proiezione del cortometraggio “Piccole cose di valore non quantificabile” (a cura di Cannatà e De Ponti).

«Gli atti violenti e anche solo la loro visione influenzano il nostro comportamento, soprattutto se esposti da bambini o da molto giovani, e possono farci sentire inadeguati e ferirci pesantemente. Sono cicatrici che ci portiamo dentro per tutta la vita – spiega la psicologa e socia Fidapa Chiara Mantini -. I bambini e ragazzi che sono testimoni di violenza all’interno del nucleo familiare in cui vivono sono essi stessi vittime di violenza, indipendentemente dal fatto che non siano stati “picchiati”. Questi bambini possono sviluppare esiti post-traumatici, esattamente come le vittime di maltrattamento diretto. Si è costretti a vivere in un costante stato di paura e di allerta perché la violenza potrebbe scatenarsi nuovamente. Spesso sono minori che presentano (o presenteranno nel futuro) ansia o depressione. Inoltre possono sentirsi paradossalmente in colpa, perché si ritengono causa del conflitto o perché sono stati risparmiati dalla persona maltrattante. Questi bambini e ragazzi inoltre sentono la loro impotenza nel difendere il genitore maltrattato o i fratelli».

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