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“L’amore è meraviglioso, dagli il tempo che merita”, percorso di preparazione al matrimonio: il bilancio della diocesi

Nel 2017 sono state 133 le coppie che hanno seguito il "nuovo" corso

Sanremo. Quale giorno migliore della vigilia di San Valentino, patrono degli innamorati, per fare il punto del primo anno di sperimentazione del “nuovo” corso di preparazione al matrimonio che la diocesi di Ventimiglia-San Remo porta avanti nei suoi quattro vicariati?

La tipologia di coppie di fidanzati (termine che ora ha un accezione molto più larga che in passato) che si accostano al matrimonio religioso è più variegata – fatta di persone che hanno già iniziato a convivere o che sono sposate civilmente e che chiedono il matrimonio religioso – ciò ha complicato e richiesto un’attenzione diversa non solo dal punto di vista religioso ma anche organizzativo.

Per questo da un anno a questa parte la diocesi di Ventimiglia-San Remo, su impulso del vescovo monsignor Suetta, ha voluto implementare il corso propedeutico al matrimonio puntando su tre aspetti: il primo che per sposarsi in chiesa occorre presentarsi almeno un anno prima dal proprio parroco e non gli ultimi tre mesi; che il tempo del fidanzamento è un periodo importante, se si pensa che ogni prete deve passare almeno 7 anni di vita comunitaria; quindi ci vuole maggiore attenzione e tal proposito la chiesa offre la preparazione con un’equipe, deputata a preparare le coppie, formata non solo da sacerdoti ma anche da famiglie che da anni vivono il sacramento religioso.

“Per sposarsi in chiesa bisogna fare una pratica si dice, – spiega il vescovo – ma sovente anche l’espletamento della burocrazia (mentre si compilano dei moduli) è un’occasione per farsi delle domande interessanti”.

Si perché dai dati che emergono dalla ricerca presentata stamattina, basata su 57 delle 133 coppie che nel 2017 si sono sposate a seguito della preparazione cattolica, è emerso che una buona percentuale ha trovato una situazione ideale capace di far riflettere meglio sul passo che si sta per compiere.

“Ma sarebbe ingiusto pensare solo questo”, continua Suetta. “L’idea che vogliamo far passare e che affonda le radici nel sinodo sulla famiglia di Papa Francesco, è che i fidanzati vadano condotti al matrimonio attraverso un cammino che sia un vero e proprio itinerario spirituale: non solo un addestramento alla vita concreta della coppia, ma anche un percorso che metta al centro la fede e la prospettiva di andare ad accrescere, in forma di sposi, il tessuto vivace della comunità parrocchiale”.

“L’amore è meraviglioso, dagli il tempo che merita”, questo lo slogan rappresentativo della campagna, ed ecco alcuni dati del primo bilancio: tra le coppie fidanzate che chiedono un matrimonio cristiano la fascia di età dei futuri coniugi maggiore è quella dai 24 ai 31. Il 36% delle coppie è coetanea, ovvero ha da 0 a 2 anni di differenza.

Quanti che chiedono il matrimonio cristiano partecipano alla messa? Fino al 73% non vivono una vita ecclesiale o di comunità di fede.

L’83% resta nella parrocchia di origine mentre solo il 17% si sposta di Comune o quartiere.

La maggior parte dei matrimoni viene celebrata a settembre e giugno, com’è normale che sia.

Anche se non ancora a regime, nel 2017 il 69% dichiara di partecipare al percorso pre-matrimoniale circa 6 mesi prima del grande giorno, ancora tante persone invece tendono a fare il corso negli ultimi 3 mesi. L’ambizione è quella di far partire il tutto almeno un anno prima.

Dai questionari è ancora emerso: l’82% delle coppie dichiara di aver conosciuto meglio l’altro proprio durante questi appuntamenti di preparazione.

Il 10,5% trae da essi fonte di ripensamento, dato che qualifica un altro aspetto notevole di questa fase: per la serie meglio lasciarsi prima che dopo aver fatto il grande passo. Numeri peraltro che collimano con le dichiarazioni di nullità contenute nelle sentenze del tribunale ecclesiastico e motivate con il difetto di discrezionalità.

Quasi la totalità dei partecipanti ha riscoperto la propria fede in questo modo e molte coppie riprendono a frequentare la comunità parrocchiale.

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