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Deragliamento del treno a Capo Rollo, due periti per il gip per stabilire eventuali omissioni foto

Avranno otto mesi di tempo per depositare la loro consulenza tecnica

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Avranno otto mesi di tempo i periti genovesi Fabrizio Pelli e il savonese Enrico Bianchi nominati dal giudice Fiorenza Giorgi per stabilire eventuali negligenze o condotte omissive da parte degli imputati e soprattutto se i lavori di ampliamento del parcheggio eseguiti nel 1994 abbiamo o meno aggravato l’instabilità del versante franato sulla linea ferroviaria a Capo Rollo che provocò il deragliamento del treno Intercity 660 durante l’alluvione del 17 gennaio 2014. I due ingegneri hanno ricevuto l’incarico in Tribunale alla presenza degli avvocati difensori e della parte civile Mario Benedetti, Luigi Villa, Giovanni Bana, Giacomo Gualtieri, Roberto Buni, Alberto Militone, Vincenzo Armando Apote, Nicola Ditta.
I periti dovranno depositare tutta la documentazione entro il 1 ottobre e stabilire quali altre cause abbiano eventualmente cagionato o “concorso a cagionare gli eventi per cui è processo».
Nella vicenda sono indagati Alessandra Giulia Di Troia, 47 anni, medico milanese; il marito Raffaele Maria De Carlo, 47 anni, di Milano, Damiano Tarcisio Bonomi, 79 anni, amministratore unico della Costruzioni Edili Bergamasche e costruttore del terrazzo, oltre al tecnico bergamasco Giovanni Bosi, 74 anni, chiamato a verificare la stabilità e la solidità della struttura in cemento armato. Nei guai anche il genovese Franco Dagnino, 64 anni, dirigente della Ferservizi che, a conoscenza dei dissesti della struttura, secondo la Procura, non ne avrebbe riferito ai suoi superiori e ai vertici della Rfi, azienda delle Ferrovie dello Stato incaricata di curare la linea. La storia riguarda la frana dell’intero versante di una collina corrispondente ai civici via Aurelia 109A,109B e 109 C nel comune di Ancora per un volume complessivo di oltre 2000 metri cubi, ma soprattutto del collasso strutturale e quindi il crollo del terrazzamento in cemento che era utilizzato come parcheggio. La soletta era scivolata a valle insieme ad altro materiale e detriti con il successivo disastro ferroviario. Quel giorno, tra Andora e Cervo, ala velocità di 80 chilometri orari, viaggiava il treno Intercity 660 partito da Milano e diretto a Ventimiglia. A bordo c’erano
200 passeggeri. Il convoglio era stato investito in pieno dalla frana dopo aver deragliato a causa del copioso materiale di frana già finito sui binari. Solo per circostanze fortuite, dopo aver percorso ancora 150 metri di linea ferroviaria, il treno si era fermato contro un costone di roccia a picco sul mare. Quando i soccorritori erano arrivati a Capo Rollo avevano trovato il locomotore in bilico sulla scogliera con una inclinazione di circa 30 gradi ad una altezza di circa 15 metri sul mare. Un disastro ferroviario che aveva comportato l’interruzione della linea tra Genova e Ventimiglia per due mesi. Per spostare il locomotore e i vagoni inclinati era dovuta intervenire, via mare, una chiatta con una grande gru.
Inizialmente gli imputati erano sei. L’estate scorsa, in un incidente stradale a Freeport nelle Isole Bahamas, era deceduto Vincenzo Di Troia, 77 anni, milanese, proprietario del terrazzo a crollato insieme al costone di roccia sui binari.

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