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Vallecrosia commemora le vittime del nazifascismo con uno sguardo rivolto ai migranti fotogallery

L'appello della senatrice Donatella Albano: "Non facciamo sì che si ritorni indietro"

Vallecrosia. Nei giardini di via San Rocco, a pochi passi dall’ex fabbrica della Fassi che nel 1944 ospitò un campo di concentramento provinciale, si è svolta questa mattina, con un giorno d’anticipo, la “Giornata della Memoria”. Una cerimonia che ha visto insieme molte autorità civili e militari, ma soprattutto tanti ragazzi delle scuole di Vallecrosia.

Prima di depositare una corona in memoria delle vittime del nazi-fascimo, il sindaco Ferdinando Giordano ha tenuto il suo discorso, citando l’antifascista Liliana Segre e papa Francesco: “L’indifferenza è stata una componente centrale degli anni bui dei totalitarismi: lo ricorda spesso Liliana Segre dal 19 gennaio 2018 nominata senatore a vita dal presidente Mattarella. Una frase che mi ha molto colpito: “Sui monumenti della Shoah non scrivete violenza, razzismo, dittatura e altre parole ovvie, scrivete “indifferenza”: perché nei giorni in cui ci rastrellarono, più che la violenza delle SS e dei loro aguzzini fascisti, furono le finestre socchiuse del quartiere, i silenzi di chi avrebbe potuto gridare anziché origliare dalle porte, a ucciderci prima dello sterminio”. La Shoah rappresenta un “unicum” che non ha paragoni nella storia perché mai è stata ideata, progettata e realizzata una vera e propria industria della morte così efficiente e spietata”.

“Stupri; deportazioni; omicidi di civili e di prigionieri di guerra; esecuzioni di massa; torture; persecuzioni razziali, politiche, religiose, genocidi: a queste atrocità, la comunità internazionale, anche ora come allora, ha spesso opposto una colpevole indifferenza, per disinteresse, per calcolo politico o per rispettare il principio della “non interferenza” negli affari intimi degli Stati”, ha aggiunto il sindaco, “Papa Francesco ha denunciato questa situazione, nel tempo della globalizzazione, come la “globalizzazione del peccato dell’indifferenza”. L’indifferenza di quanti preferiscono voltare lo sguardo altrove, tacere e non prendere atto della barbarie che si stava consumando nel nostro continente fu la principale complice del massacro di milioni di ebrei, rom, sinti, omosessuali, disabili e oppositori politici nei lager nazisti. E la memoria è uno degli antidoti più forti all’indifferenza. Coltivarla, anche attraverso iniziative come questa di oggi qui, e trasmetterla alle nuove generazioni è una fondamentale responsabilità, oltre che della società civile, della politica e delle istituzioni”.

Sempre il sindaco ha lanciato un appello all’Europa affinché non ripeta gli errori del passato, soprattuto per quanto riguarda la “questione migranti”: “Alimentare la memoria vuol dire anche operare per scongiurare nuove e insidiose “indifferenze”. Quel passato e il nostro presente sono profondamente diversi per molti aspetti ed ogni forma di equiparazione sarebbe fuorviante, ma c’è un filo che li lega tra loro. Come ieri si voleva ignorare ciò che succedeva sotto la stazione centrale di Milano al binario 21, oggi si vuole ignorare ciò che succede in tante parti del mondo, consumate da guerre e stermini, dalle quali fuggono decine di milioni di persone. Vicende drammatiche che però sembrano non toccarci nonostante influiscano sul presente e sul futuro dell’Europa e dei suoi cittadini. Un’Europa che, uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale, ebbe la forza di dar vita ad istituzioni comuni, confidando in un futuro di pace e prosperità. L’Europa, terra dei diritti fondamentali, che per questa ragione è punto di riferimento nel mondo, non può chiudere gli occhi. Salvando vite nel Mediterraneo, intervenendo politicamente nelle crisi che sono all’origine delle migrazioni, i Paesi membri dell’Unione Europea hanno la possibilità di dimostrare di essere all’altezza della loro storia e dei loro valori”.

“Al Memoriale della Shoah a Milano”, ha concluso Giordano, “Veniamo accolti dalla scritta: “Indifferenza”. Questa stupisce molto chi arriva. E fa piacere che stupisca, perché lo stupore porta ad acquisire maggiore consapevolezza. Se quella scritta smettesse di stupire non ci sarebbe più speranza”.

Presente anche la senatrice della Repubblica Donatella Albano, che ha ricordato il significato della Giornata della Memoria, che ricorda il giorno in cui vennero aperti i cancelli di Auschwitz da parte dell’esercito sovietico nel 1945. “Ricordiamo oggi quanto la linea fra civiltà e barbarie sia sottile perché ciò che accadde allora non avvenne all’improvviso e senza un sostegno della popolazione”, ha dichiarato la senatrice, “Ci vollero anni, decenni, teorie di supremazia razziale circolanti da almeno un secolo prima. Idee terribili che trovarono radicamento in gran parte della popolazione, corroborate da documenti falsi, come i Protocolli di Sion, che prima si focalizzarono contro le persone di religione ebraica poi contro chiunque fosse diverso da una presunta purezza genetica, contro chi era diverso per una qualche ragione, contro gli zingari, gli omosessuali, i disabili, gli oppositori politici. Questo accadde quando in molti ritennero legittima e plausibile una separazione fra un noi e un loro, dimenticando che siamo tutti persone con lo stesso diritto di vivere. Ma quello che accadde allora non è una storia che non ci riguarda o che ci riguarda marginalmente. L’Italia promulgò le leggi razziali e le applicò anche con abominevole efficienza e come ha ricordato martedì in consiglio regionale solenne il rabbino capo delle comunità ebraiche liguri Giuseppe Momigliano, furono molti gli italiani che andarono a denunciare presso le autorità la presenza di ebrei nascosti. Qui in Vallecrosia nell’edificio che ospitava lo stabilimento Fassi e che durante la guerra fu una caserma, tra il febbraio e l’agosto del 1944 venne creato un campo di concentramento provinciale come prevedevano le leggi del governo repubblichino di Salò. In questo campo vi transitarono cinque persone: due giovani di 12 e 20 anni arrestate a Bordighera insieme alla loro madre e due signore arrestate a Sanremo che da Vallecrosia furono sposate a Fossoli, in Emilia Romagna e da lì furono mandate ai campi di sterminio. Dalla nostra provincia partirono 52 persone. Solo 6 di queste sono ritornate. Come disse Primo Levi: “Questo è accaduto quindi potrebbe accadere di nuovo”. A questo serve la commemorazione odierna, a ricordarci quanto ciò che accadde non è un ricordo terribile e lontano nel tempo, ma una possibilità da scongiurare con ogni mezzo possibile nel futuro”.

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Oggi”, ha concluso la senatrice rivolgendosi ai tanti giovani presenti, “Sono qua soprattutto come cittadina, perché alla presenza di tanti giovani che adesso cominciano a studiare la seconda guerra mondiale vorrei lasciare questo messaggio: la memoria, non dimentichiamo, non facciamo sì che questa cosa ritorni. E mi raccomando, siate sempre orgogliosi di quello che abbiamo ottenuto, la libertà, l’essere quello che siamo, e rispettare gli altri e accettare le persone che vengono nel nostro Paese: non facciamo sì che si ritorni indietro”.

“Ancora una volta siamo qui per ricordare uno dei momenti più bui e terribili della nostra storia”, ha detto Chiara Vottero, il sindaco del consiglio comunale dei ragazzi di Vallecrosia, “Ma quest’anno, forse perché frequento la classe terza media e sto studiando proprio questo periodo storico, essere qui ha un altro valore”. “Oggi si ricordano le ferite del passato, ma per fortuna noi viviamo in una Repubblica che garantisce molti diritti come la libertà personale, poter professare liberamente la propria fede religiosa, manifestare liberamente il proprio pensiero. Per questo non dimenticare ci deve far apprezzare di più ciò che abbiamo”, ha aggiunto il giovane sindaco, “Questa celebrazione serve a ricordare che non esiste divisione tra razze umane e che gli uomini sono tutti uguali”.

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