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Università gratis? La proposta di Grasso “al vaglio” degli studenti della Riviera

Cosa pensano gli studenti universitari fuori-sede della proposta del leader di Liberi Uguali di abolire le tasse universitarie

“Aboliremo le tasse universitarie”. Così afferma il leader di Liberi e uguali Pietro Grasso dal palco dell’assemblea nazionale della forza che rappresenterà la sinistra alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

Durante il suo intervento, centrato sui temi del lavoro, dei giovani, della cultura e dell’ambiente, Grasso ha avanzato la proposta di rendere l’Università pubblica italiana gratuita, come d’altronde avviene già in molti paesi dell’Unione europea.

La riforma proposta porterebbe ad avere “un università gratuita, come avviene già in Germania e in tanti altri Paesi europei” – continua il leader di LeU.

Nel resto dell’Europa le università sono pressoché gratuite, in Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia non si applicano tasse per gli studenti UE. In Francia invece la laurea triennale, a differenza dell’Italia, costa solo 189 euro l’anno e 260 euro la magistrale.

Già a partire da quest’anno accademico, il Governo Gentiloni ha introdotto una no tax area (zero tasse) per chi ha un Isee (l’Indicatore Situazione Economica Equivalente Università) inferiore ai 13mila euro, e tasse più contenute per chi non arriva a superare la soglia dei 30mila euro l’anno.
Questa modifica burocratica è stata una prima risposta all’emergenza alla quale l’Italia si trova davanti: la media italiana per il numero di laureati è del 18%, contro la media europea del 37%. L’Italia, superata solo dal Messico, detiene il record negativo assoluto tra i Paesi più sviluppati.

La nuova riforma proposta da Grasso, se approvata, porterebbe sicuramente all’aumento degli iscritti all’Università, ma non è detto che in conseguenza possa portare anche all’aumento del numero di laureati.

Continuando a parlare di numeri, togliere le tasse per gli studenti costerebbe oltre un miliardo e mezzo considerata la spesa media di 1200 euro l’anno per studente.

Ovviamente, per noi giovani che dopo il diploma decidiamo di proseguire gli studi universitari, l’eliminazione delle tasse universitarie è una proposta allettante: affievolirebbe le famiglie da un’elevata spesa (oltre la tassa da pagare, per gli studenti fuori sede, i genitori devono anche mantenere il figlio fuori città, bollette, affitto, insomma spese da non considerarsi minime).

Girando tra gli atenei italiani è facile incontrare studenti con un lavoro part-time. Se si domanda il “Perché”, la risposta è quasi sempre: “Per riuscire a coprire i costi degli studi e aiutare i miei genitori con le spese”. Indubbiamente, la scelta di lavorare e allo stesso tempo frequentare l’Università, per quanto necessaria, non risulta semplice: far convergere le lezioni quotidiane, lo studio costante e il lavoro part-time richiede infatti uno sforzo supplementare.

L’abolizione delle tasse universitarie sarebbe quindi un’agevolazione positiva per una certa categoria di studenti, ma secondo alcuni economisti e altri partiti politici questa riforma darebbe sì la possibilità a tutti di studiare, ma faciliterebbe maggiormente coloro con più disponibilità economica, rendendo “un favore ai ricchi e ai fuori-corso”, come ha detto il leader dem Matteo Renzi.

E voi, cosa ne pensate?

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