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Taggia, intervista all’ex agente dei servizi israeliani Idan Abolnak, maestro della palestra “Kalah Academy”

Nella giornata di domani si terranno stage con il caposcuola presso le elementari di Levà

Taggia. E’ di nuovo in provincia di Imperia il caposcuola del “Kalah”, disciplina di arti marziali ideata dall’ex agente della fanteria Golani israeliana Idan Abolnak.

Terrà nella giornata di domani, mattina e pomeriggio, uno stage alla palestra tabiese “Kalah Accademy” – per l’occasione presso le elementari di Levà – guidata da Lorenzo Principato.

42 anni, Idan Abolnak, nato in Israele, nel 1994 si è arruolato di leva. Dopo i tre anni di militare obbligatori per ogni israeliano, firmò per continuare la carriera nel corpo specializzato in antiterrorrismo del Golani.

Ospite a R24Radio, abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo e scoprire le motivazioni che lo hanno portato ad abbandonare l’esercito per diventare maestro di “Kalah”

Idan, cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

“Fare parte di una command unit è una cosa che ti stravolge la vita, sopratutto per chi come me è nato in un teatro di guerra permanente. Quando poi finisci dentro un team particolare che opera dietro le linee nemiche, allora la tua vita viene in secondo piano rispetto alla sicurezza del tuo Paese.

Finito di lavorare con l’esercito nel 2003, dopo numerose missioni in tutto il Libano e anche in altre parti del Medio Oriente,mi sono congedato e ho iniziato a fare l’istruttore di questa disciplina da me ideata che non è una fusione di altri stili ma un arte marziale sui generis.

 

Hai avuto modo di tornare a lavorare per i militari?

Sì, addestrando le forze speciale di 27 differenti nazioni. Tra queste anche l’Italia, Brasile, Spagna, Israele, Olanda, Inghilterra. Con voi ho collaborato insieme ai Gis (gruppo di intervento speciale dei carabinieri), agli Alpini e i paracadutisti d’assalto Col Moschin dell’esercito.

Su cosa si basa la tua arte marziale?

Una serie di tecniche che comprendono calci, pugni e prese. Tutto è indirizzato verso la difesa sia contro armi bianche che da fuoco. Una difesa a mani nude contro ogni tipo di arma e colpo proibito.

 

Te la senti di raccontarci un aneddoto della tua precedente vita?

“In un’operazione avevamo bisogno di essere sotto copertura. Il comandante mi aveva dato il compito di avvicinarmi il più possibile all’obiettivo. 

Così ho dovuto travestirmi da donna. Dopo aver finito di truccarmi (mi sono guardato allo specchio e ho detto: “Che bella donna che sono”), oltre al look mi hanno camuffato anche spalmandomi una sostanza che mi facesse odorare come un abitante del deserto.

La missione era da qualche parte nel Medio Oriente (Idan non può essere più preciso per questioni di sicurezza). Fu molto stressante raccogliere informazioni con un piccola camera nella borsetta cercando di arrivare più vicino possibile all’obiettivo travestito in quella maniera.”

 

Quando hai deciso di inventare il Kalah?

“Quando finisci il servizio militare, specialmente nella fase di ritorno ad una vita normale, ci vuole qualcosa che ti distragga per riportarti alla quotidianetà.

Sono molto credente e penso che le mie capacità siano un dono di Dio. Non ha una strategia, non mi interessa che il kalah diventi famoso in tutto il mondo. Vorrei solo trasmetterlo ai miei amici più cari.

 

C’è qualcosa che vorresti dire a chi verrà ai tuoi stage?

“Non sono un super eroe. Rambo non esiste. Ricordiamoci che siamo solo persone normali.”

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