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La rivoluzione dei bioshopper scatena la rabbia sui social

La proposta corre su Fb: "Abbandonare i centri commerciali e i market, meglio il fruttivendolo"

Imperia. La nuova tassa, che impone l’utilizzo e il pagamento dei sacchetti biodegradabili anche per alimenti sfusi (ad esempio frutta, verdura, carne, pesce, pane, gastronomia, etc), è scattata il primo gennaio ed è realtà anche in Riviera dove, però, a dispetto delle grandi distribuzioni, che si sono già adeguate tacitamente alla nuova normativa, i piccoli commercianti (alimentari, verdurieri, macellai, pescherie, etc) e i cittadini insorgono, mossi da rabbia, ma anche da tante incertezze.

Il cambiamento, anche a livello materiale, è palese: rispetto ai vecchi sacchetti trasparenti in plastica, i nuovi sacchetti biodegradabili sono stati dotati di appositi manici (come un qualunque sacchetto di plastica) e sono stati marchiati con tanto di codice a barre. Ciò impone alla cassiera di turno o al negoziante, una doppia operazione: prima il “passaggio” dello scontrino apposito sul sacchetto e successivamente anche il passaggio dello stesso sacchetto (non riutilizzabile una seconda volta), il cui costo sarà regolarmente presente sullo scontrino. In caso di inottemperanza, sono previste multe salatissime, da migliaia di euro.

Ad appena 48 ore dall’entrata in vigore della nuova legge (numero 123/2017), l’umore è tutto fuorché sereno e dove è già iniziato lo studio dei primi “escamotage” per riuscire ad eludere la nuova mini-tassa. Sui social si è scatenata la bagarre tanto che alcuni consigliano di abbandonare i supermercati e fare acquisti dai fruttivendoli sotto casa.

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