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La bordigotta Giulia Rastello: «Ho lasciato un posto “fisso” per inseguire il mio sogno: creare gioielli» foto

Impiegata di banca a Torino prima, e gemmologa a Monaco poi, in autunno ha fondato il brand “Jeanne Laumier”

Bordighera. Licenziarsi dal posto “fisso” per inseguire un sogno? In quest’epoca precaria dove le nuove generazioni sono sempre più costrette a fare i conti con disoccupazione, contratti a tempo determinato e collaborazioni sottopagate, abbandonare un lavoro stabile è giudicato dai più come una follia. Esistono però storie felicemente controcorrente, giovanissimi che nonostante l’instabilità del periodo hanno trovato il coraggio di inseguire i propri sogni e fare delle inclinazioni personali una professione. È il caso di Giulia Rastello, 29 anni, nata e cresciuta a Bordighera.

Tre anni fa Giulia aveva un’occupazione “fissa”. Dopo aver conseguito una laurea triennale in Economia e un master in International Accounting, è stata assunta da una banca privata di Torino. Poi il bisogno improvviso, potente di mollare tutto e dare voce alla sua passione per i gioielli, le pietre, la creazione artistica in generale.

«Mi sono resa conto che il mondo economico non mi apparteneva – racconta –. Non è stato semplice, ma tutti sappiamo che a volte la vita ti porta a fare scelte diverse. Così, grazie al sostegno della mia famiglia, ho preso la decisione di licenziarmi e mi sono trasferita a Londra. Nella capitale britannica ho intrapreso un corso in gemmologia presso la prestigiosa GIA (Gemological Institute of America). Ero entusiasta, finalmente avevo trovato la forza di inseguire il mio sogno. Fin da quando ero bambina ho sempre avuto una passione sconfinata per i gioielli. Mi ricordo ancora il mio adoratissimo nonno che per farmi felice mi comperava fili di rame con i quali mi divertivo a creare piccoli bijoux con perline. L’anno che ho trascorso a Londra – prosegue la giovane bordigotta – è stato uno dei più felici e allo stesso tempo dei più duri della mia vita. Il corso è durato 27 settimane, periodo in cui ho dovuto dare 35 esami dove preponderanti erano materie scientifiche, come chimica: io venivo dal mondo economico, il mio bagaglio formativo era completamente differente e ho fatto un po’ di fatica».

Ma nonostante ciò, grazie a un’abbondante dose di perseveranza, Giulia ha fatto la differenza, è riuscita a terminare il corso con successo e “tornare a casa” più determinata che mai. Tanto è vero che, «lasciata Londra ho subito trovato lavoro nel Principato di Monaco dove sono stata assunta come gemmologa da una società italiana. Ho iniziato inoltre a tenere corsi di gemmologia all’università di Montecarlo IUM e corsi sui diamante per investitori». Tutto stava procedendo grandiosamente, fino a quando, questa estate, per Giulia è scoppiata una nuova, ambiziosa scintilla. «A settembre 2017 mi sono licenziata anche da questo lavoro. Ero nel “mio mondo” ma non mi bastava. Volevo di più, volevo cambiare, crescere, evolvermi e allora, sempre grazie al sostegno di mia mamma Arianna e mio papà Gianni, mi sono lanciata in una nuova avventura e in autunno ho fondato il brand Jeanne Laumier».

Intitolato alla sua bisnonna e alle sue origini francesi, Jeanne Laumier è per Giulia molto più che un semplice marchio di gioielli. «È un sogno che si realizza, è la radice del nuovo che vado a creare. Un nuovo fatto di pezzi unici che esaltano l’italianità. Tutti i miei gioielli nascono esclusivamente dalle mani esperti di mastri orafi di Valenza, tutti sono composti da pietre naturali, incastonate nei vari elementi senza essere sottoposte a trattamenti. Voglio che i miei gioielli rispecchino i più alti parametri di qualità ed eccellenza. Ci tengo moltissimo a questo aspetto. E non a caso, di recente ho anche intrapreso un corso di design in 3D per migliorare la parte progettuale.

È infatti la gemmologa stessa a disegnare i suoi gioielli. «Da dove traggo l’ispirazione? Dalle pietre che utilizzo, nei confronti delle quali nutro un amore esagerato. Ricorro a quarzi, ametiste, citrini, diamanti, onici, zaffiri e tante altre. La mia preferita è la pietra di luna: trovo che sia una pietra meravigliosa, con tante peculiarità e caratteristiche capaci di svelare l’autentica bellezza. Del resto, le pietre ci parlano, sono loro che mi dicono cosa disegnare, in cosa trasformarle, portandomi in un universo parallelo fatto di cose passate e novità che riproduco in orecchini e anelli».

Espressione del saper fare italiano, di quella capacità consolidatosi in anni d’impegno e nella prerogativa di unire la concretezza dell’artigianato tradizionale a un forte spirito di innovazione, i gioielli Jeanne Laumier racchiudono classicità, eleganza ma allo stesso tempo si proiettano nel contemporaneo. «Io miei gioielli sono molto versatili e per certi versi duttili. Possono essere indossati con un abito di gala quanto con un paio di jeans. Voglio che i miei gioielli non siano meri accessori e che risultino utili alla donna che li sceglie. Al riguardo, alcuni possono essere anche smontati così che, ad esempio, da un orecchino se ne possono ricavare quattro».

Come Egizia che, ispirato a un incontro che Giulia fece anni fa con una sua amica, si compone di una perla, un cestino coronato di tanti diamanti e un pendente. Ebbene, Egizia può essere indossato così come lo si acquista oppure combinando i vari elementi. Quindi, o con solo la perla e il pendente o la perla e il cestino o ancora soltanto la perla. Molto originale.

Ma del resto, questa è la creatività. Quella capacità che Giulia definisce «la massima espressione di una persona, la manifestazione della sua complessità e al tempo stesso della sua leggerezza».

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