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Imperia, riaprono le porte della piscina Felice Cascione: dissequestrata dal gip fotogallery

Tolti i sigilli alle ore 16

Imperia. I carabinieri in forza alla procura di Imperia hanno tolto i sigilli che impedivano l’accesso alla piscina comunale Felice Cascione dopo il sequestro di martedì scorso, quando con un provvedimento urgente disposto dalla procura l’impianto era stato reso inaccessibile al pubblico per tutelarne la salute.

Il gip Massimiliano Rainieri non ha ravvisato il reato di disastro ambientale colposo contestato dal procuratore aggiunto Grazia Pradella e dal vice Francesca Sussarellu che, dopo aver ricevuto un’allarmante relazione dell’ASL genovese sulle scarse condizioni igieniche della struttura, all’interno della quale è stata più volte registrata una presenza altissima del batterio della legionella, avevano disposto il sequestro della struttura.

“Stiamo adempiendo alle prescrizioni del gip relative alle mattonelle, ma soprattutto alla legionella”, ha dichiarato Luca Ramone del direttivo della Rari Nantes Imperia, “Abbiamo iniziato la sanificazione delle cinque docce e dei due spogliatoi dove sono stati riscontrati i valori difformi. L’operazione durerà due giorni: l’apertura è prevista sabato mattina. Tutto il resto dell’impianto sarà agibile prima, ma per aprire a tutti è necessario aspettare la mattina di sabato”. Per garantire l’apertura il più presto possibile, i tecnici lavoreranno anche di notte.

I motivi per cui il gip non ha convalidato il sequestro chiesto dai due procuratori vertono sostanzialmente su quanto previsto dal reato di disastro ambientale colposo che Pradella e Sassarellu avevano contestato nell’attuare il provvedimento urgente: scelta, questa, motivata dalla relazione presentata dal dipartimento di prevenzione dell’ASL di Genova che evidenziava carenze igieniche tali da mettere a rischio la salute pubblica. “Da quanto constatato durante il sopralluogo si ritiene che l’impianto natatorio sia condotto in maniera non adeguata a garantire le condizioni minime di igiene, salubrità e sicurezza previste dalla vigente normativa generale e di settore, per chi ne usufruisce sia come utente che come lavoratore”, è scritto nella relazione, “Inoltre l’impianto si presenta carente nei requisiti minimi strutturali ed impiantistici, dovuti ad interventi di manutenzione non idonei o non correttamente eseguiti, in parti essenziali del complesso, quali ad esempio il fondo della vasca principale, privo per una parte significativa di piastrelle”.

Non dello stesso parere il gip Rainieri, che ha sottolineato come “gli elementi forniti dal pm non appaiono idonei a profilare la concreta realizzazione del reato contestato né di altri reati che consentano la cautela richiesta”.  E ancora: “Quanto esposto dai procuratori riportando gli esiti delle verifiche tecniche è  ampiamente riscontrabile in atti e, in sintesi, si è poi trasposto nel capo di imputazione. I fatti materiali si possono quindi ritenere acquisiti. Ma non integrano il reato di disastro ambientale colposo fattispecie sulla cui configurazione giuridica non si rinviene nella richiesta alcuna argomentazione”.

“Convengo in toto con le argomentazioni del gip”, ha dichiarato l’avvocato Mario Leone, legale della Asd Rari Nantes Imperia, “Già nella nostra istanza di dissequestro si era evidenziato preliminarmente che i fatti contestati non potevano essere inquadrati nel nuovo reato di disastro ambientale per vari motivi. Trattasi semmai di violazioni di tipo amministrativo ed in ogni caso la RARI NANTES si attiverà immediatamente ad ovviare gli inconvenienti derivanti dalla presenza della Legionella Pneumofila 2-14 nelle pigne delle docce degli spogliatoi. Il provvedimento di sequestro di tutto l’impianto era sproporzionato rispetto a quanto evidenziato. L’attività nella piscina comunale potrà pertanto proseguire sin da subito e tutti gli addetti sono già in loco al loro posto di lavoro”.

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