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Elezioni 2018, totostrategie: la politica imperiese a caccia di un posto a Roma

Viaggio nelle logiche dei partiti e dei sindaci. In ballo fino a due poltrone in Parlamento

Imperia. “Se non ti occupi di politica, sarà la politica ad occuparsi di te” sono le famose parole attribuite all’avvocato e attivista statunitense Ralph Nader e che sentiremo risuonare spesso in questo avvio di campagna elettorale.
Punto fermo per introdurre un momento di riflessione sullo stato della politica imperiese alla vigilia della presentazione delle candidature per le elezioni del 4 marzo 2018.

Premessa
Per quanto l’offerta di politici (in grado di ambire ad un posto da parlamentare) non sia così vasta sul nostro piccolo territorio, nessuno può sapere prima della formazione delle liste quali saranno i “cavalli” della provincia su cui punteranno i partiti maggiori.

Oltre alle regole, senza dubbio complicate e che ritagliano i collegi su porzioni di regione diverse a seconda che si parli di Camera e Senato, quel che ci basta sapere è che dalla “periferia dell’impero” possono sperare di partire per Roma massimo due politici locali.

Partiamo dal centro destra
Sull’onda del modello Toti, quello che vuole Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia uniti, il centro destra ligure ha conquistato non soltanto la Regione, dopo dieci anni di amministrazione Burlando, ma anche alcune roccaforti rosse come Genova e Spezia. La provincia di Imperia può contare ben tre ponentini nella giunta regionale: la vice-presidente e assessore alla sanità Sonia Viale (Lega Nord), l’assessore all’urbanistica Marco Scajola (FI) e Gianni Berrino (FdI-An) lavoro, trasporti e turismo.

Tre esponenti di casa su otto componenti della giunta, compreso il presidente, non sono pochi per una provincia che conta appena 220.000 abitanti (Genova da sola ne fa più del doppio).

Di loro sia Scajola che Berrino potrebbero essere i più accreditati per un posto nell’uninominale. Al primo va riconosciuto un lavoro notevole sul territorio, non solo con i comuni “amici”, ma anche con quelli non allineati perfettamente alla tinta blu che colora la Liguria.

Tra i due se a scegliere fosse il sindaco di Sanremo Alberto Biancheri non ci sarebbero troppi dubbi. Il primo cittadino matuziano è alle prese con un dilemma: godere di un alto consenso personale (è risultato da un sondaggio da lui stesso commissionato nei mesi scorsi) senza avere un proprio candidato papabile da buttare nella competizione regionale o nazionale. Pecca storica quella della città dei fiori che non riesce ad esprimere personalità capaci di andare oltre i propri confini.

Chissà che in questa partita non possa entrare proprio l’assessore regionale all’urbanistica. Marco Scajola ha notoriamente un buon rapporto con Biancheri, al quale non negherebbe un aiuto sulle pratiche urbanistiche più importanti che l’amministrazione comunale sta portando avanti: per esempio The Mall e i vari progetti di finanza pubblico privata che stanno prendendo piede.

Gianni Berrino di contro, fresco dell’elezione nella direzione nazionale, ha fatto un salto notevole nella gerarchia di Fratelli d’Italia dopo il colpo che ha portato Giovanni Toti diventare il nuovo governatore ligure. Ci sarà spazio per un collegio al partito della Meloni in Liguria?

Su Sonia Viale pesa invece l’annuncio del presidente di regione Lombardia Roberto Maroni che, indotto a non ricandidarsi, ha dichiarato di voler abbandonare la politica dopo lo stop del segretario Matteo Salvini. L’assessore alla sanità infatti è una fedelissima dell’ex ministro degli interni e non a caso al posto del suo nome, per la Lega, stanno circolando quelli del genovese Rixi e dell’onorevole Giorgetti.

Se Scajola e Berrino fossero scelti, nell’ipotesi in cui, come alcuni sondaggi sostengono, il centro destra torni a fare il botto a ponente, proietterebbero la Riviera dalla Regione direttamente nelle stanze romane. Un perdita nel capoluogo compensato dal maggior peso che potrebbe avere provincia di Imperia sulla direzione dei finanziamenti statali che contano.

Cosa succede in casa PD
Se lo domandano un po’ tutti, ma l’unica risposta che arriva dagli stessi esponenti di area Dem è che bisogna attendere le scelte del partito.

Con Enrico Ioculano che non può candidarsi perché dovrebbe prima dimettersi da sindaco, e pochi altri nomi spendibili per fronteggiare il centro destra nell’uninominale, le carte rimaste sul tavolo sono quelle della senatrice Donatella Albano (ha già dichiarato di essere a disposizione) e quella di Pietro Mannoni. In fondo è un classico vedere in lizza per un posto in Parlamento chi ricopre l’incarico di segretario provinciale.

Qualche spiraglio invece potrebbe averlo anche l’ex vice sindaco di Sanremo Leandro Faraldi, che la volta scorsa aveva pagato lo scotto insieme ad Andrea Gorlero a causa del sistema della doppia preferenza di genere. Infatti per le regole interne del PD, le quali impongono la parità tra donne e uomini nelle candidature, i due si erano divisi il proprio elettorato a vantaggio della futura senatrice.

L’incognita Movimento 5 Stelle alle prese con i curricula
Occhio a non fare i conti senza l’oste, perché non è da escludere affatto che un candidato del Movimento 5 Stelle (in attesa di essere valutato sulla base del proprio curriculum dalla Casaleggio Associati),  possa staccare il biglietto vincente.

Se i pentastellati non hanno sfondato a ponente – si contano solo un consigliere a Ventimiglia e due a Sanremo, quello di Imperia ha cambiato casacca – in un collegio più grande come quello del Senato il voto di protesta potrebbe catalizzarsi in maniera esponenziale.

Attenzione perché se è vero che con questa legge elettorale (possiamo definirla ingarbugliata?) i voti che contano e trascinano le liste proporzionali sono quelli presi dalle candidature uninominali, con un’alta percentuale di schede nulle i partiti che si presentano da soli avrebbero il vantaggio di non doversi preoccupare di come viene segnata la scheda elettorale prima di essere inserita nell’urna.

I partiti minori
La soglia di sbarramento del 3% sarà l’ostacolo da superare per chi si presenta al primo giro delle elezioni. Sono certe le liste di Potere al Popolo, i cui nomi sono già stati resi noti proprio da queste colonne, e di Liberi e Uguali. Si attende ora il listino di CasaPound che ad Imperia conta un attivo comitato cittadino. Ammesso e non concesso che riescano a raccogliere le firme necessarie per presentarsi.

Dove tira il vento dei sindaci
Per candidarsi bisogna avere capacità e competenze necessarie a sostenere una campagna elettorale di portata nazionale. I voti alla persona sono quelli che contano per sperare di farcela ad essere eletti e di conseguenza trascinare il proprio partito.

Con l’affermazione di tanti nuovi sindaci in provincia di Imperia alle ultime amministrative vale la pena provare a fare il punto su come sono cambiati gli equilibri locali.

Sanremo ha un bacino di voti determinante per il centro destra. Con Alberto Biancheri senza punti di riferimento della propria area, il passo più vicino da fare è in direzione di Marco Scajola. Meno probabile invece pensare ad un aiuto all’ex contendente Gianni Berrino, che siede tra l’altro ancora tra i banchi dell’opposizione consigliare. Un’ipotesi potrebbe anche essere che il PD sia capace di premere affinché Biancheri lavori per trainare anche un loro candidato.

Scajola avrebbe quasi certamente il sostegno del neo sindaco di Taggia Mario Conio, schierato più chiaramente nel centro destra moderato rispetto a Biancheri. Anche all’amministrazione di Paolo Blancardi, che guida la città delle rose (alle comunali Ospedaletti tende ad eleggere sindaci di centro sinistra ma quando si parla di nazionali si tinge sempre di azzurro), non dispiacerebbe portare acqua al mulino di Marco Scajola, visto il recente cambio di passo con la pratica della variante del porto e l’avere in comune la battaglia in difesa dei balneari dalla direttiva Bolkestein.

Non solo: c’è Riva Ligure a Giorgio Giuffra, la Bordighera di Giacomo Pallanca (alla prese con la ricandidatura), il saldissimo Fulvio Gazzola nel borgo dei Doria e, soprattutto, il Comune di Imperia, dove lo zio Claudio, quattro volte ministro al fianco di Berlusconi, ha lo spessore politico per far pendere della parte del nipote l’ago della bilancia.

Anche se non lo ammetterebbe mai, fosse solo per pura scaramanzia, quella di Marco Scajola è la scelta più scontata all’interno del centro destra. Ma forse proprio per questo possiamo aspettarci stravolgimenti dettati dalle logiche nazionali.

Andiamo al Partito Democratico. Prima di Mannoni sono stati i segretari provinciali Manti, Barbagallo e lo stesso Faraldi a finire in ballo per le politiche.

Sul territorio però i Dem potrebbero puntare anche su un rappresentante dei piccoli comuni, magari un nome intorno al quale riunirsi con i socialisti che guidano qualche amministrazione, senza contare quella della provincia nelle mani del presidente Fabio Natta.

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