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Associazione di Volontariato Oncologico “NonSiamoSoli” onlus Sanremo, una malata al proprio titolare: “Grazie per non avermi lasciata sola”

"'L'inclusione del mondo del lavoro del paziente oncologico è possibile solo se questo concetto di solidarietà viene "seminato" tra le persone "normali"" - afferma la dott.ssa Noemi Angelini

Sanremo. Si riporta una lettera, scritta come testimonianza da una persona associata all’Associazione di Volontariato Oncologico “NonSiamoSoli” onlus di Sanremo, della quale la dott.ssa Noemi Angelini ne è vicepresidente.

“Mi piace sottolineare che le belle azioni dei datori di lavoro, in un momento così delicato della vita di una donna, possono spalancare un’importante finestra di speranza nel futuro. Se il datore di lavoro della nostra associata ha trovato un modo per non lasciarla sola, allora è una concreta possibilità di aiutare anche altre donne che stanno attraversando lo stesso percorso. L’inclusione del mondo del lavoro del paziente oncologico è possibile solo se questo concetto di solidarietà viene “seminato” tra le persone “normali”, dal cuore di persone che condividono, comprendono, ascoltano e sorreggono concretamente le donne durante e dopo la malattia” – afferma la dott.ssa Noemi Angelini, psicologa e vicepresidente dell’Associazione di Volontariato Oncologico “NonSiamoSoli” onlus di Sanremo.

La lettera: “Mi chiamo S., ho 41 anni, un bimbo di 7 e un marito. Da sempre faccio la parrucchiera.
A marzo di quest’anno dopo alcuni accertamenti mi hanno diagnosticato un cancro al colon. Come si dice un fulmine a ciel sereno!!
Giovane, un bimbo da crescere, il lavoro, la famiglia, gli amici…una vita! Subito mi sono sentita persa! Mi sono detta: “e ora?”. Ora approfondiamo vediamo cosa devo fare. Vari esami per vedere, per capire… OPERAZIONE! OK OPERIAMO, per forza! Dovevo per forza farmi operare. Una settimana di ospedale, flebo su flebo, le visite del dott. Amato, il chirurgo che mi ha operata al quale sarò grata per tutta la vita, le infermiere, tutte carine…la convalescenza a casa, il referto della biopsia…e quello che avrei tanto voluto evitare! CHEMIOTERAPIA.
Ok mi sono detta, facciamo anche questa, per forza! A un mese dall’intervento primo ciclo di chemioterapia (8 in tutto da fare).
Sono crollata! Quel giorno mi sono sentita per la prima volta MALATA. Ho realizzato che ero, sono, una malata oncologica. IO!!! Disperazione, paura, un misto di emozioni difficili da spiegare, da contenere. Non ce la faccio ad affrontare anche questo, è troppo per me, non ce la faccio! Mi ripetevo questa frase a ruota.
Chi c’era vicino a me? La famiglia, i miei amici, pochi, e una persona, una persona che poteva tranquillamente lasciarmi in balia delle onde, che poteva fregarsene e andare avanti per la sua strada senza curarsi di me. D’altra parte mi conosceva da poco tempo, non avevamo un passato condiviso, non c’eravamo neanche mai viste fino a un anno e mezzo prima.
Lei è stata la prima persone, oltre a mio marito, quella che mi ha abbracciata dopo la triste sentenza, quella dove io sono voluta andare subito dopo la notizia, quella che mi ha consolata e mi ha detto: “andrà tutto bene”, mentre io mi sentivo il mondo crollare addosso, quella persona che è venuta quasi tutti i giorni a trovarmi durante il mio ricovero, quella persona che mi mandava messaggi tutti i giorni per tirarmi su, per spronarmi, per non farmi mollare, quella persona che non mi ha mai lasciata sola. Quella persona che nonostante tutto, mi ha voluto con se…quella persona si chiama P., la mia titolare.
Lei che purtroppo sapeva cosa stavo passando, è da prendere come esempio, perché un malato oncologico spesso e volentieri viene lasciato al proprio destino dal proprio datore di lavoro, vuoi perché chi è malato spesso per seguire le terapie deve assentarsi dal lavoro, vuoi perché dopo la terapia non sta bene e allora non può andare al lavoro perché non ce la fa fisicamente.
Lei non mi ha mai lasciata, c’è sempre stata, non mi ha mai fatta sentire inutile, è stata un’amica con la A maiuscola.
E allora oggi dico a voi titolari, datori di lavoro, non lasciate i vostri dipendenti malati soli! Fateli sentire utili, fate sentire loro che non devono essere emarginati perché sono malati, fategli sentire la VITA!
Con me tutto questo è stato fatto da P.! Non finirò mai di ringraziarla, le sarò grata tutta la vita per non avermi lasciata SOLA!
Grazie P.”.

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