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Consacrata la chiesa parrocchiale a Villa Viani

Una consacrazione che ha emozionato e che forse chiude una pagina

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Villa Viani. 350 anni di storia. Dal 1667 ad oggi. Generazioni su generazioni di abitanti di Villa Viani, tutte impegnate ad arricchire ed abbellire la chiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta: dalle cappelle laterali legate a compagnie d’altare fino agli stucchi, ai dipinti ed al pregevole organo. Per poi ricominciare, con i tanti restauri, intensificati negli ultimi 20 anni.

La chiesa parrocchiale è la casa di tutti, dove il Signore accoglie e nella quale la gente di Villa Viani si riconosce. C’è una iscrizione sull’arco trionfale, che riporta la data del 1667. In effetti è da considerarsi il termine dei lavori di costruzione. I documenti parlano chiaro: già nel 1670 inizia la decorazione delle prime due cappelle laterali, oggi dedicate all’Angelo Custode e alla Madonna del Rosario (originariamente era della Santa Croce).

La chiesa non era stata mai consacrata. Ovvero, vi si può celebrare, è stata benedetta, ma non consacrata. La consacrazione è una celebrazione che si fa una volta sola nella storia di un edificio sacro parrocchiale. E segna simbolicamente la fine dei lavori di restauro. E allora quale migliore occasione di farlo nei 350 anni di vita della parrocchiale? La data scelta, il 25 novembre, è a ridosso della ricorrenza di Cristo Re, devozione sentitissima. Una ricorrenza di forte valenza religiosa, lontana dalla realtà mondana estiva, tutta votata al raccoglimento ed al significato. Festa grande, che diverrà momento da ricordare ogni anno in modo solenne. Officia il Vescovo diocesano Sua Eccellenza Mons.Guglielmo Borghetti.

Un tempo erano necessari due vescovi e per questo non molte chiese sono consacrate. Si ricorda per esempio lo straordinario evento di Cervo, nel 1738, con tanto di fuochi d’artificio e nove processioni. E però la celebrazione ancora oggi è alquanto suggestiva e rimanda alle radici della Cristianità. Mons.Borghetti è coadiuvato dal parroco don Matteo Boschetti, dal suo predecessore don Giuseppe Arockyasamy, dai diaconi e da uno stuolo di chierici e chierichetti, con la regia del solerte Emilio. La funzione è solenne, l’organo accompagna i canti del coro genovese Jubilus.

La liturgia, si sa, è lunga, ma suggestiva. Alcuni momenti sono particolari, quasi ancestrali nella vita della Chiesa e suscitano attenzioni. L’aspersione con acqua benedetta dell’edificio e dei presenti con un mazzo di foglie di issopo. Per vedere una scena simile, dipinta nel tardo Medioevo, bisogna recarsi all’ingresso laterale della chiesa di Santa Margherita a Mendatica. Poi c’è l’unzione dell’altare con il crisma. Il crisma è l’olio (di oliva, ovviamente) consacrato dal Vescovo nella Messa del Giovedì Santo, usato nell’amministrazione dei sacramenti della Cresima, dell’Ordine Sacro e dell’Unzione degli infermi o nel Battesimo.

L’unzione è un gesto che proviene dal profondo dei tempi mediterranei ed è carissima, anche qui, vivendo della coltivazione delle olive e ricordando che anche i sovrani, ai tempi, venivano “unti” come noi stessi nella nostra vita cristiana. L’unzione prosegue per tutte le paraste dell’interno della chiesa, ove sono state collocate pregevoli dischi con la croce rossa in campo bianco. L’estetica ha imposto un posizionamento elevato, ma non c’è problema: l’agile presule sale di volta in volta sulla scala a pioli ed in un paio di casi è agevolato dal pulpito.

Operazione acrobatica perfettamente riuscita, fra il tripudio dei presenti. Segue la solenne formula di consacrazione, per la conclusione della cerimonia. Il parroco esprimerà infine i suoi ringraziamenti, ricordando tutti i suoi predecessori più recenti, come don Giampiero Serrato e don Danilo Galliani. Ricorda come don Danilo e don Giuseppe tanto abbiano fatto per il decoro dell’edificio, giusto orgoglio per la Comunità. E la Comunità risponde, anche in modo materiale, con la presenza, l’impegno e l’offerta di un lauto momento conviviale nella struttura coperta che è ormai il fulcro di tante manifestazioni. Una consacrazione che ha emozionato, che forse chiude una pagina, ma c’è ancora tanto da fare e quindi se ne apre un’altra.

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