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Ventimiglia scopre Albintimilium: “I dieci sarcofagi in pietra significano la presenza di un luogo di culto” fotogallery

Grande affluenza all'open day dell'area archeologica

Ventimiglia. “Dal 2014 al 2016 sono stati scoperti dieci sarcofagi in pietra che sono le sepolture di prestigio di una classe privilegiata, quella che nel nostro modernismo definiremmo l’upper class, la classe alta, che si fa arrivare sarcofagi da Finale e anche uno dalla Provenza e si fa seppellire in questo luogo. Quello che quindi prima era il nostro piccolo cimitero suburbano piuttosto povero, immediatamente è diventato il cimitero in cui i ricchi, le persone di prestigio, si fanno seppellire. Avere dieci sarcofagi è raro, ma non è una rarità trovare sarcofagi di questo tipo: vi posso citare quelli vicini alla basilica palocristiana di Riva Ligure, sempre nel VI secolo, quelli vicini al battistero di Albenga e quelli nel sito di San Paragorio di Noli: in tutti questi casi, però, i sarcofagi sono vicini a luoghi di culto. La scoperta di questi sarcofagi in pietra, dunque, può significare che in quest’area si possa trovare il primo o uno dei primi edifici di culto della città di Albintimilium”. Lo ha dichiarato la dottoressa Daniela Gandolfi dell’Istituto di Studi Liguri, direttrice dello scavo archeologico in corso di svolgimento nel sepolcreto tardoantico delle mura settentrionali della città romana di Albintimilium.

Scavo archeologico città di Albintimilium

Oggi pomeriggio decine di persone, tra cui molti bambini, hanno partecipato all’open day in cui è stato possibile, per la prima volta e in modo del tutto eccezionale, visitare gli scavi e ammirare le mura e i sarcofagi risalenti al V e VI secolo portati alla luce dagli archeologi.

Proprio a seguito del rinvenimento dei sarcofagi gli scavi hanno assunto un’importanza notevole in quanto vi è la possibilità di rinvenire, nella stessa area, un edificio di culto, quello in cui poteva trovare alloggio “il primo vescovo sicuro di Ventimiglia”, ha aggiunto la studiosa, “Quel Giovanni che nel 680 d.C. rappresentò questa diocesi ad un sinodo romano indetto da papa Agatone”. Un vescovo che non poteva di certo dire messa nella prima chiesa trovata “sotto” la cattedrale romanica di Ventimiglia Alta, visto che questa è datata all’ottavo secolo.

Una scoperta eccezionale, sottolineata dal funzionario della Soprintendenza Luigi Gambaro: “Qui abbiamo un caso abbastanza eccezionale di trovarci in quella che adesso è la periferia di Ventimiglia e che invece era la città romana vera e propria. Abbiamo trovato, scavando sotto la ferrovia, tutto un sistema di beudi e di canalizzazioni che dimostrano un utilizzo anche in epoca moderna di questa zona per finalità agricole. Non essendoci stata una continuità di sfruttamento della zona come in altre città, abbiamo qui una situazione ottimale per la conservazione dei depositi sotterranei. Proprio dalla revisione degli scavi del teatro, da un sondaggio che abbiamo fatto nel 2014, e ad una serie di altri interventi negli anni scorsi, la storia della città tardoantica apre spunti estremamente interessanti per capire cosa accadde dalla fine del IV-V secolo dopo Cristo fino all’abbandono della città che poi si trasferì nella zona del Cavo dove si trova la Ventimiglia medievale”. “Quella che sembrava una delle tante piccole necropoli ubicata lungo la viabilità della città si è trasformata in qualcosa di assolutamente eccezionale”, ha aggiunto Gambaro, “Questa serie di sarcofagi dimostra che c’era un centro importante in età tardo antica di cui va ancora chiarita gran parte del significato”.

L’auspicio di tutti, ora, sia del funzionario della Soprintendenza che dei tanti cittadini che oggi hanno affollato gli scavi per ascoltare le novità sulle ultime scoperte, è che la zona archeologica di Ventimiglia sia aperta al pubblico, interamente fruibile. Come ha promesso Sergio Scibilia, consulente dell’amministrazione in materia di turismo e cultura. Scibilia, dopo i ringraziamenti di rito, ha dichiarato: “Per molto tempo avete visto il teatro chiuso: la prima sfida che ci siamo posti è quella di riaprirlo, ma non solo, stiamo facendo tutta una attività di promozione e valorizzazione turistica che vede coinvolti diversi soggetti. Cercheremo di mettere insieme queste realtà che torneranno in possesso ai cittadini. Questa è una parte importante di SI.MU.VE: che non significa solo “sistema museale ventimigliese”, ma vuol dire anche “muoviti”, perché la nostra città ha bisogno di queste realtà. Dobbiamo attirare nuove persone, nuovo turismo: abbiamo bisogno di dare ai giovani nuove cose e le diamo attraverso queste scoperte che per noi sono un patrimonio incredibile e che diventeranno patrimonio per tutti”.

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