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Imperia, nell’ex S.A.L.S.O. tutto pronto per lo spettacolo “C’era una volta il Deposito Franco…”

Il progetto corale, al quale hanno aderito artisti e professionisti, ha lo scopo di realizzare un omaggio dedicato a quel pezzetto di storia della città

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Imperia. Nato nell’ambito del progetto SWITCH, grazie all’Ordine Architetti P.P.C. della provincia di Imperia, quello proposto è il risultato di un lavoro nato e sviluppato dalla collaborazione tra diverse realtà artistiche con la convinzione che “far rete” non solo è possibile, ma, in una realtà decentrata come la nostra, necessario. Lo spazio del Deposito Franco sembra fatto apposta per stimolare la fantasia: una costruzione dai volumi inaspettati abbandonata per anni ma ancora agibile, testimone di traffici fiorenti e antichi, situata sul porto, luogo di arrivi e partenze da e per terre lontane – i creativi non si fermano mai alla linea dell’orizzonte – col fascino polveroso dell’architettura industriale…

Con tutti questi ingredienti, mancava solo una storia da raccontare che non poteva limitarsi a una narrazione didascalica ma doveva andare al di là delle parole e dei gesti, della vista e dell’udito. Ecco nascere C’era una volta il deposito franco, un progetto corale al quale hanno aderito artisti e professionisti il cui obiettivo, da subito, è stato quello di realizzare un omaggio dedicato a quel pezzetto di storia della città. Sommando alla suggestione del luogo le esperienze e le professionalità del gruppo, decisamente eterogeneo, l’idea ha preso forma, trasformandosi in una performance itinerante all’interno del Deposito Franco nella quale musica, danza, recitazione e luce saranno i compagni di viaggio degli spettatori.

Siamo all’inizio del Novecento. Sulle note di Mamma mia dammi cento lire una migrante arriva sulla banchina del porto ed entra nell’edificio. Quello che credeva un punto d’approdo per un futuro sicuro è qualcosa che invece la inghiotte privandola del suo status di umano e trasformandola in merce, che le operaie stoccano all’interno del deposito. Più o meno da quelle parti, in quegli anni, ci si sarebbe potuti imbattere in una degli ospiti del prestigioso Grand Hotel Riviera Palace, la petulante e attempata signorina per caso compagna di viaggio di Edmondo De Amicis, che non sospetta l’esistenza di chi viaggia per necessità e non per piacere, come lei. Intanto l’attività del Deposito Franco continua: la merce immagazzinata viene avviata ai controlli dalle operaie. Uno dei beni trattati è il prezioso olio di oliva ma che succederebbe se operaie poco fidate lo portassero via? Con lo scopo di controllare le lavoratrici, prende servizio la visitatrice doganale. Arcigna e grossolana, delatrice già da bambina, si è innamorata di un maestro elementare socialista di origine romagnola arrivato a Oneglia per una supplenza, che non disdegna di appartarsi la sera con lei. Le ha promesso che tornerà a prenderla, ma la Storia farà in modo che quel maestro elementare segua altre strade.

Si torna al lavoro alienante: catturate da una sorta di catena di montaggio dal ritmo impazzito, merci e operaie finiranno col confondersi, spossate. Entrano così in una nuova dimensione, attirate dal seducente richiamo di Mefistofele. Le tratta come fantocci, e, convinto di averle in proprio potere, trionfante si allontana. Ma i corpi, tutt’altro che soggiogati, prendono coscienza della propria fisicità, grazie al contatto con chi ha ascoltato la loro richiesta di aiuto. Mentre riscoprono il mondo circostante, ritroviamo la voce che cantava Mamma mia dammi cento lire: appartiene a una dimessa emigrante, sicuramente una passeggera della terza classe, che con il suo povero bagaglio è in attesa di partire per una nuova vita. Nel nostro viaggio, che sta volgendo al termine, siamo giunti nella zona dove si può sognare il sogno impossibile.

C’ERA UNA VOLTA IL DEPOSITO FRANCO – approdi temporanei, eterne partenze
DOMENICA 15 OTTOBRE ORE 17:00
presso DEPOSITO FRANCO EX S.A.L.S.O. CALATA ANSELMI IMPERIA PORTO MAURIZIO
INGRESSO LIBERO

La signorina del Grand Hotel Riviera Palace, la visitatrice doganale, Mefistofele, l’emigrante: Agata Nerelli
Le operaie: Melania Favaloro, Giulia Falbo Le merci: Morena Di Vico, Veronica Sabrina
Contrabbasso: Walter Ferrandi Percussioni: Maurizio Pettigiani
Progetto luci e suono: Alessandro Saglietti
Coreografie di Morena Di Vico
Scritto e diretto da Nicoletta Bracco

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