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L’ANPI di Sanremo boicotta la commemorazione dell’eccidio nazista di Sospel e si schiera con i migranti: “Oggi sono loro le vittime” foto

"I partigiani sognavano un mondo dove non ci fossero illegalità e ingiustizia ma un rapporto di uguaglianza e rispetto tra le persone"

Ventimiglia. “Quando leggiamo lettere di condannati a morte, partigiani, scritti che sono rimasti come testimonianze delle loro idee, dei loro pensieri, noi sappiamo che cosa volevano: sognavano un mondo diverso da quello che avevano conosciuto loro e nel quale non ci fossero illegalità, ingiustizia ma un rapporto di uguaglianza e rispetto tra le persone.
 Questo discorso, oltre che nelle lettere dei condannati a morte, lo troviamo anche in tutti quelli che sono morti per non tradire gli altri, quando sono stati fatti prigionieri. Un discorso che troviamo confermato nella nostra costituzione, che nasce basandosi su certi principi per i quali i partigiani hanno combattuto e che poi sono stati accolti anche da organizzazioni di carattere europeo e mondiale”.
Lo ha detto Amelia Narciso, presidente dell’ANPI di Sanremo, che oggi ha celebrato in modo “diverso” e in un luogo simbolo dell’accoglienza dei migranti una data che è iscritta nella storia della guerra partigiana: il 12 agosto 1944.

L’ANPI di Sanremo ha infatti scelto di boicottare in segno di protesta la commemorazione dell’eccidio nazista di Sospel, dove erano stati trucidati dei partigiani, e ricordare invece le vittime del bombardamento che aveva distrutto via Tenda durante la seconda guerra mondiale e questa mattina si sono dati appuntamento con un mazzo di fiori davanti alla lapide in memoria dei caduti presente nel sagrato della chiesa di Sant’Antonio delle Gianchette. A Sospel, al posto dei partigiani, è stato mandato un messaggio, scritto in italiano e francese, da recapitare ai prefetti, colpevoli secondo loro di non rispettare i principi sanciti dalla costituzione per i quali i partigiani avevano dato la vita.

Il perché della decisione presa, lo ha spiegato Amelia Narciso: “Quando andiamo a Sospel per rendere omaggio ai caduti e ascoltiamo i discorsi fatti dalle autorità istituzionali sono sorprendentemente discorsi che fanno riferimento ai principi dei partigiani e fino allo scorso anno erano condivisi e partecipati. Ma adesso le cose sono cambiate profondamente: le istituzioni stanno negando, stanno mettendo dei paletti rispetto a quelli che erano principi comuni che abbiamo condiviso e che secondo noi sono da mantenere vivi”, ha dichiarato il presidente dell’ANPI matuziana, “Allora essere lì con la bandiera soltanto per dare l’avvallo a queste istituzioni che predicano in un modo e poi agiscono in maniera del tutto contraria a noi sembrava una forma di ipocrisia, di volersi mettere in mostra. 
Come chi riceve ospiti e tira fuori il servizio nuovo che poi ripone nel cassetto. Noi non siamo il servizio nuovo: siamo l’ANPI e come tale vogliamo che questi principi siano vivi, siano messi in atto e non soltanto enunciati in un discorso”.

Chiaro il riferimento ai muri invisibili innalzati dalla Francia e da altri Stati per evitare che i migranti oltrepassino le frontiere.
In tutto questo, cosa c’entrano i partigiani? “Chiediamo che non siano morti invano”, ha spiegato Amelia Narciso, “Lo diciamo e lo dicono sempre, ma se continuiamo a dirlo e poi rinneghiamo quello per cui loro sono morti allora siamo ipocriti o siamo complici e questo noi dell’ANPI non vogliamo essere”.

A differenza dei partigiani “morti per la libertà”, alcuni migranti dalla guerra scappano. Come spiegare questa diversità e dunque questa presa di posizione dell’ANPI nei confronti dei profughi: è questo che ci hanno insegnato i partigiani, a fuggire lasciando gli altri nel bisogno? “La storia non si ripete mai: la situazione per cui certi popoli si trovano a combattere in certi momenti è diversa ogni volta. Per gli italiani in quel momento non c’erano molte alternative. Per gli ebrei, per esempio, il tentativo di fuggire era impossibile in quanto da qualunque parte andassero venivano presi, catturati e messi nei campi di concentramento.
 Ora  parliamo di profughi che vengono da tanti paesi del mondo, vittime di guerre, di persecuzioni, di violenze. Non ci sono posti nei quali queste persone possano trovare pace o rifugio, non ci sono. Basta leggere il quadro storico dell’Africa oggi e si vede che in qualunque angolo della loro terra ci sono miseria, che molto spesso l’abbiamo voluta e provocata noi, non tanto noi come popolazione, quanto come grandi industrie, o guerre”, risponde.

“Quando parliamo di carneficine e stragi, significa che lì sono morte migliaia di persone, sono stati distrutti dei villaggi, rasi al suolo”, continua, “
Quando parliamo di bombardamenti in Siria e in Afghanistan parliamo di civili che vengono massacrati. Quelli che arrivano qui sono una parte minima di persone che ci stanno chiedendo aiuto. Non posso dire a queste persone di andare a combattere in Africa anche perché dovrei dire loro di andare a combattere quelli che noi stiamo sovvenzionando con le nostre armi perché venga loro fatto del male. Siamo in una contraddizione epocale nella quale dovremmo fermarci a riflettere”.

Parlando dei migranti che raggiungono l’Italia e l’Europa, Amelia Narciso dice: “Sono bambini innocenti, persone vulnerabili: qualunque comunità dovrebbe accogliergli. Non ci fanno paura. Bisogna guardarli negli occhi e capire. Certo è che se li mandiamo in mezzo ad una strada, non sappiamo lavorare con loro e non siamo capaci di inserirli in maniera adeguata nella società possiamo trovarci con la malavita. Ma questo succede sia ai ragazzi italiani disoccupati che ai profughi. La malavita esce fuori dove non c’è il controllo o l’intelligenza della presenza di uno Stato”.

La richiesta dell’ANPI dunque è quella di “accogliere chi ha bisogno e in questo momento sono queste persone le vittime di situazioni drammatiche e spaventose. Questo è il messaggio che riteniamo di avere colto attraverso i principi della nostra costituzione”.

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