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Accesso abusivo a sistemi informatici di polizia, ispettrice sotto processo a Imperia

La segretaria del questore accedeva alla banca dati “spulciando informazioni anche sull’ex questore”

Imperia. Sotto processo c’è un ispettore della locale questura, G. F. per un doppio reato accesso abusivo a sistema informatico e detenzione e diffusione abusiva di codici d’accesso a servizi informatici, in particolare quelli della banca dati della polizia, il cosiddetto “Sdi”. Una storia che risale al 2011 e che questa mattina è approdata davanti al giudice monocratico Alessia Ceccardi. A sostenere le ipotesi d’accusa è il pm Brusa. E questa mattina è stato ascoltato l’attuale capo di gabinetto Alessandro Asturaro.

“L’ispettrice era stata in servizio alla divisione anticrimine, quindi alla digos e all’ufficio del questore. Custodiva l’agenda del questore e aveva la possibilità di accedere alla banca dati e scoprimmo che effettuò almeno 450 “interrogazioni” alla banca dati anomale che riguardavano molte persone colleghi d’ufficio e dirigenti della questura. Richieste ripetute più volte e anche a distanza di mesi che riguardavano il questore dell’epoca e la sua famiglia, il vicario dell’epoca e la sia famiglia, alcuni colleghi d’ufficio, il colonnello dei carabinieri e della finanza, l’allora capo della squadra mobile. L’ispettrice aveva accesso ad una potente banca dati che contiene tutti gli elementi, la fedina penale ad esempio, ma anche gli alloggiamenti presso gli alberghi nazionali comunicati per legge dalle strutture ricettive. E non trovammo motivo per il quale era necessario interrogare la banca dati per ottenere informazioni sul questore e anche sul figlio del vicario”.

Lo stesso Asturaro, anche in base a circolari che arrivava periodicamente dalla polizia criminale a livello centrale, aveva effettuato dei controlli per capire il motivo delle interrogazioni. “Nel caso dell’ispettore capo sono state compiute anche decine di interrogazioni anche in pochi secondi”. Ascoltato anche l’ispettore Roberto Macrì, oggi in forza alla digos, che aveva eseguito un’indagine sull’attività svolta dalla collega. “Avevano acquisito tutta la documentazione circa le richieste che erano state fatte alla banca dati da parte dell’ispettrice. Alcune “interrogazioni” erano davvero anomale e non giustificati. E tra queste c’era la stessa G.F. e anche di Fatnassi relativo ad una denuncia per una aggressione che lei stessa aveva subito. Ma alla banca dati erano arrivate anche interrogazioni sui familiari della stessa ispettrice”.
Il processo è stato aggiornato ai primi di ottobre per sentire cinque testi della difesa

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