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Un teste al processo Manitta: “Faceva riparare le fogne dei privati, me lo disse un tecnico”

L'ex assessore oggi consigliere a Diano Marina accusato di abuso d'ufficio, falso e peculato

Diano Marina. “Impartiva ordini anche fuori dagli schemi. Talvolta arrivavo in Comune ma gli operai erano giá in servizio per la città. Situazione questa che talvolta complicava il nostro lavoro. L’assessore aveva intenzione di scombinare anche gli orari di lavoro. Voleva tre rientri pomeridiani dei dipendenti e poi ci siamo accordati per due. Ma in quel periodo ricordo che un tecnico aveva contestato il fatto di dover intervenire anche sulla fogna del privato. Manitta sosteneva che si sentiva in dovere di farlo. Perchè l’intasamento delle fogne comunali interessava a cascata anche quello del privato”. Lo ha riferito un funzionario del Comune di Diano Marina ascoltato come teste del pm al processo per peculato, abuso d’ufficio e falso che vede imputato Bruno Manitta, ex assessore all’Ambiente e attuale consigliere comunale di Diano Marina che ha accettato il contro esame della pubblica accusa.

“Vero peró -ha proseguito il teste -che il suo arrivo era stato ben accettato da tutti anche perchè aveva intenzione di potenziare la squadra dei tecnici che comunque erano sempre reperibili”.

Per lui si profila un processo fiume con una valanga di testi chiamati in aula dall’accusa sostenuta dal pm Alessandro Bogliolo e dalla difesa con l’avvocato Roberto Trevia. Oggi ne sono stati ascoltati cinque.

La volta scorsa aveva testimoniato Francesco Parrella, ex comandante della polizia municipale di Diano Marina, quindi Davide Bracali a capo della Eco Liguria e ancora Riccardo Volpara, dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Diano Marina. Hanno raccontato i rapporti che tenevano con Manitta quando era assessore. “Una gestione nella quale non sono mancate delle irregolarità che avevamo scoperto nei sopralluoghi nel cantieri allestiti con una segnaletica fantasma”, ha detto l’ufficiale della polmunicipale ora in servizio ad Alassio ascoltato per oltre un’ora in aula.

A far finire sotto processo Manitta è stata un’indagine curata dalla squadra mobile della questura che aveva messo sotto la lente alcuni episodi accaduti a Diano Marina poi sfociati in un unico filone d’inchiesta trattato dalla Dia di Genova.

A rinviare a giudizio l’ex assessore era stato il giudice per le udienze preliminari Massimiliano Ranieri che aveva accolto la richiesta del pm Alessandro Bogliolo. Un processo che ruota attorno ad una vicenda di legna degli alberi potati ceduta a terzi, quindi di spurghi e riparazioni di guasti alle condotte fognarie fatte dalla squadra di operai comunali a beneficio di amici.

Secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Imperia l’imputato è da considerare il regista di una serie di iniziative che esulavano dal suo incarico ma che, proprio grazie al suo incarico, gli garantivano la possibilità di fare favori. Ma sul banco degli imputati non c’è solo Bruno Manitta ma anche tre operai. Si tratta di Riccardo Pizzorno, Fabio Tallone, Alberto Calcagno. Devono rispondere del reato di truffa aggravata ai danni dell’amministrazione comunale.

Anche in questo caso secondo l’accusa facendo lavori di riparazione alle fogne per conto di privati in orario di lavoro. Si sarebbero prestati insomma a svolgere lavori extra durante l’orario di lavoro facendosi pagare dall’assessore. Il processo è stato aggiornato all’11 maggio. Saranno ascoltati gli ultimi testi del pubblico ministero.

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