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Papà separati, Mauro Lami: “Basta orfani di padri vivi, lasciateci vivere i nostri figli”

Parla il presidente dell’associazione “Papà separati Liguria” che da anni lotta per difendere il diritto naturale dei padri di proteggere, crescere ed educare i propri figli

Imperia. “Per difendere i diritti dei minori nel 2006 è stata promulgata la legge n° 54 che ha introdotto l’affidamento condiviso dei figli e il principio di bigenitorialità. Una legge necessaria purtroppo però tradita. Perché, a più di dieci anni dalla sua emanazione, non è sempre applicata e il numero di orfani di genitori vivi, di padri e anche di madri che vengono ingiustamente estromessi dalla vita dei loro figli è sempre più ampio”. A parlare è Mauro Lami, presidente dell’associazione “Papà separati Liguria” che da anni lotta per difendere il diritto naturale dei padri di proteggere, crescere ed educare i propri figli, occupandosi di assistere tutti quei genitori e quei minori che vivono difficoltà causate da una separazione o da un divorzio.

Tra i tanti drammi che affliggono la società odierna, infatti, c’è ne uno silenzioso, molto spesso ignorato ma non per questo meno irrilevante. È il dramma dei padri separati, di quell’esercito sommerso di uomini privati di esprimere appieno il proprio essere genitore. “Attualmente – spiega Lami – l’associazione ha raggiunto i 550 iscritti, di cui il 16% sono madri e l’84% sono padri. Di questi, il 98% sono uomini residenti in Liguria, da Ventimiglia a La Spezia, mentre il 2% proviene da altre regioni d’Italia. Si tratta della punta di un iceberg composto da genitori  ai quali è stato impedito di avere una relazione continua con i propri figli da uno Stato che ha servizi sociali di parte, tribunali che emanano sentenze a senso unico dando quasi il 95% del collocamento alle madri. Madri che a loro volta, per impegni professionali o altro, lasciano i figli a nonni, zii ma anche a persone estranee alla cerchia familiare: tutti fuorché al padre. La legge dovrebbe garantire la potestà genitoriale a entrambi i genitori in maniera equilibrata, così che il minore possa percepire la vicinanza sia della madre sia del padre. Purtroppo però tale legge è disattesa, i tempi di frequentazione non sono gli stessi e il padre viene coinvolto, chiamato o interpellato solamente nel momento in cui c’è un bisogno o una richiesta di denaro”.

“Ma siamo stanchi di essere dei genitori babbomat – lamenta il presidente dei “Papà separati” in Liguria, dal canto suo privato da 11 anni di vedere il primo figlio e da 5 il secondo –. Siamo stanchi di non poter provvedere all’esercizio della paternità e del mantenimento dei nostri figli in maniera corretta. Perché mantenere un figlio implica un concetto molto più ampio. Mantenere un figlio significa provvedere al suo bisogno alimentare, abitativo, sanitario. Significa avere la possibilità di essere direttamente partecipe dei suoi progressi scolastici, delle sue partire di calcio. Significa metterlo al corrente che la maglietta che indossa è stata acquistata per lui, per il suo benessere, non solo dalla mamma ma anche dal papà. E non si tratta di un questione economica: si tratta di un fattore morale, di un diritto naturale che ci appartiene e che a sua volta è sancito dalla legge”.

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