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Luciano Spalla torna nella sua storica pasticceria: “Da qui passarono Cascione, Mussolini e Luciano Berio”

Un personaggio che ha fatto la storia della città che ricorda le imprese che hanno dato un impulso decisivo al capoluogo

Imperia. Per la città di Imperia è una giornata storica dove si respira davvero quell’aria retrò con i vecchi industriali che assaporavano paste e panettoni nella rinomata pasticceria Spalla di via Amendola a Oneglia, oggi trasformata in una libreria dove ci sono libri con le pareti che profumano ancora di bigné alla crema. E dalla storia di questa prestigiosa attività saltano fuori racconti che lasciano immaginare una città che poteva far invidia a Monaco e alla Costa Azzurra.

Così ricorda quegli anni Luciano Spalla, colui che ha gestito la pasticceria onegliese all’ingresso di via Bonfante, che aveva condotto con il fratello Mario. Lui aveva imparato l’arte dai grandi pasticceri in Svizzera, Luciano, ancora oggi, preferisce essere ricordato come il ragioniere dell’azienda. “Per preparare le paste mio fratello ci impiegava anche mezz’ora, perché era molto scrupoloso. Poi ha preso un’altra strada e si innamorato della politica diventando consigliere provinciale per oltre un ventennio. Io sono rimasto qui per tanti anni ancora”.  Un altro degli Spalla, Giovanni, è un grande architetto. “Ha restaurato il Palazzo Ducale di Genova, pure lui è stimato e conosciuto ovunque”.

Ma ecco la storia della pasticceria Spalla. “Quando sono entrato nel 1956 i signori di Imperia e i ricchi erano pochi venivano con la carrozza. Poi con l’auto ma guidata dall’autista. Da qui è passato Benito Mussolini, Luciano Berio, Felice Cascione. Personaggi che non hanno certamente bisogno di spiegazioni”. Una pasticceria che nel periodo di Natale vendeva qualcosa come 5 mila panettoni. Era come fabbrica che lavorava senza sosta. “Erano gli anni dei Sasso, dei fratelli Berio, di Isnardi. C’erano anche la Sairo e  la Renzetti. I panettoni – dice Spalla – li vendevo soprattutto a loro”.

“Lulu”, come lo chiamano gli amici, ricorda anche che “dal 1920 fino alla guerra di Corea (quando tutti avevano acquistato olio ndr) la città e le imprese erano diventate dei Paperoni.  Dopo quella guerra tutto è cambiato. I più piccoli si sono ritirati e sono rimaste in piedi le grandi aziende”.

E poi Spalla, orgoglioso della sua città dice: “Imperia è bella come Posillipo, ma più bella di Portofino, basta vederla dal molo del porto che ti innamori a prima vista. Abbiamo delle spiagge che sono stupende, ma è il commercio che ha perso terreno e smalto: tanti negozi si sono ridimensionati per il numero di dipendenti come Dulbecco, Novarini, la stessa libreria Ragazzi, Piccardo, Orsetti (che ha chiuso ndr). Non ricordo altre attività che abbiano più di 90 anni.E mi stringe sempre il cuore quando sento la sirena dei Carli alle 12 e alle 18 che suona. Mi ricorda quando in questa azienda vi lavoravano 5 mila persone.Oggi è tutto cambiato: ci sono i negozi in franchising che “non lasciano il segno in questa città”. I capitali finiscono lontano da qui”.

La ricetta per rilanciare Imperia? “Una sola – risponde – Bisogna voler bene a questa città. Se le persone che la vogliono amministrare non sono nate a Porto o a Oneglia non possono capire l’importanza di questa città. Imperia la si può amare quando la si conosce davvero”. Luciano Spalla, nel giorno della Milano Sanremo, ricorda anche le epiche sfide tra Bartali e Coppi: “Erano meravigliosi quei due, c’era la coda per vederli al passaggio sul Berta. Oggi è tutto cambiato”.

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