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Il caso per la patente del marito dell’ex procuratore Geremia trasferito a Imperia

Il caso non è di competenza del tribunale a Torino, archiviata la posizione del pm Giuseppa Geremia

Imperia. Sarà trasmesso alla Procura della Repubblica di Imperia il fascicolo relativo al caso della patente del marito dell’ex procuratore capo Giuseppa Geremia. Così ha deciso il giudice per le udienze preliminari Maria Cristina Domaneschi, lo stesso giudice che aveva presieduto il processo di primo grado per il porto di Imperia.

Nel corso dell’udienza di questa mattina dopo aver accolto le eccezioni presentate dalla difesa. Il tribunale d Torino di fatto non ha competenza territoriale sul caso.

Sarà dunque la magistratura imperiese a decidere se archiviare il caso o fissare il processo. L’udienza di oggi a Torino vedeva imputati il colonnello Luciano Zarbano, 53 anni ex comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Imperia, che dall’estate scorsa presta servizio a Roma e il maggiore David Egidi, 40 anni, da due anni a Oristano, ma pure lui in servizio a Imperia. Nei loro confronti l’ipotesi di reato è di concorso in abuso d’ufficio. E’ imputato nella vicenda anche Gianfranco Cabiddu, 66 anni, carabiniere in congedo da molti anni,  marito dell’ex procuratore Giuseppa Geremia che ha lasciato Imperia nell’agosto dell’anno scorso.

Il giudice di Torino aveva ricevuto gli atti nel 2015 dalla Procura di Imperia che aveva aperto un fascicolo su entrambi i coniugi, e quindi sarebbe stato competente essendo Geremia magistrato di Imperia. Ma nel maggio 2016 la posizione di Geremia viene archiviata e così gli atti tornano a Imperia. A quel punto però, essendo Geremia procuratore capo a Imperia, scatta l’inopportunità che il processo avvenga proprio nella città ligure. Così interviene la Procura Generale di Genova che trasferisce gli atti di nuovo a Torino. Nell’autunno scorso però Geremia lascia Imperia per diventare sostituto procuratore generale a Genova e a questo punto il collegio difensivo chiede che gli atti del procedimento vengano di nuovo trasferiti a Imperia, richiesta che viene accolta dal giudice di Torino.

Ad indagare su questa vicenda, che getta un’ombra sull’attività svolta dai carabinieri con le stellette, rivelata ad aprile 2016 da Repubblica che aveva raccontato l’esistenza di un’inchiesta alla procura di Torino (competente quando siano coinvolti in veste di indagati o parti offese magistrati del distretto ligure), sono stati i pubblici ministeri Marco GianoglioEnrica Gabetta. Finita l’indagine i due, era il mese scorso, avevano chiesto il rinvio a giudizio.  E giovedì ci sarà una decisione.

La storia fa riferimento alla mancata revoca della patente a Gianfranco Cabiddu, il marito del magistrato che aveva guidato la procura a Imperia. Secondo l’accusa i due ufficiali avrebbero “ritardato” la notifica della sospensione del permesso di guida in modo che l’ex carabiniere avesse il tempo di ottenerne la revisione, superando quindi il provvedimento.  La violazione al codice della strada per Cabiddu era stata accertata quando si trovava in Sardegna. Dai carabinieri di Lunamatrona, era il 12 febbraio 2014, era stata inviata ai colleghi della comando della Pietro Somaschini una missiva contenente il provvedimento della Motorizzazione civile di Cagliari datato 25 novembre 2013. Veniva indicata la “sospensione a tempo indeterminato della patente di guida categoria C” per il Cabiddu. Secondo la procura della Mole, tuttavia, la pratica sarebbe stata “rallentata” nelle successive procedure, anche nell’inserimento della segnalazione nella banca dati delle forze di polizia. Da qui l’indagine nei confronti dei due ufficiali dell’Arma.

Le posizioni dell’ex procuratore di Imperia Giuseppa Geremia e del Vpo, il vice procuratore onorario Maria Carmela Curcio, invece, sono state archiviate su richiesta della stessa procura torinese. La prima era finita sotto indagine ma alla fine è stato appurato che di questa vicenda non ha avuto alcun un ruolo, la seconda per favoreggiamento. Era stata infatti un’intercettazione a consentire di scoprire come nacque l’indagine. Aveva chiamato al telefono il direttore della Medicina Legale dell’Asl1 di Imperia riferendole di stare attenta alle conversazioni telefoniche. Ma anche in questo caso la vicenda era stata poi archiviata.

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