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Processo Porto d’Imperia, in Appello la difesa smonta le accusa del pg Bassi

Il caso è quello della presunta truffa per la realizzazione dello scalo turistico

Imperia. La sentenza arriverà o il o il 9 marzo, ma la sensazione è quella che probabilmente si arriverà ad una assoluzione generale per tutti gli imputati citati in giudizio dalla Procura e dalla parte civile che già era ricorsa in appello dopo la sentenza di primo grado che appunto aveva assolto gli imputati. La storia è quella del porto di Imperia che per l’accusa nasconde una grossa truffa.

Diversa la tesi della difesa tanto che oggi gli avvocati difensori ad esempio Annoni per Gandolfo, Frank per Calzia hanno smontato punto per punto il castello dell’accusa retto dal pg Avevati Bassi. Anche per Carli, per lui il ricorso in appello era stato presentato dalla parte civile, la strada che hanno imboccato i difensori è quella della assoluta estraneità ai fatti che gli sono stati addebitati. Per Ilvo Calzia, ad esempio, viene chiesta l’assoluzione così come era stato deciso in primo grado e non l’assoluzione per sopraggiunta prescrizione ritenendo inammissibile anche la sua citazione in Appello. E la prossima volta, sarà il 20 febbraio, si terranno le arringhe degli avvocati di Morasso, Degl’Innocenti e Conti. Quindi si arriverà alle probabili repliche del procuratore generale.

Le loro relazioni dei difensori durate tutta la mattinata arrivano dopo le richieste della parte civile che erano cominciate con il legale Nerio Diodà che difende il costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone.

Il pubblico ministero, dopo l’assoluzione di tutti gli imputati nel primo grado di giudizio “perché il fatto non sussiste”, in una udienza precedente, aveva formulato le sue richieste di condanna.  Aveva chiesto sei anni di reclusione e 2000 euro di multa per l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone; un anno e mezzo per Delia Merlonghi, già nel Cda di Acquamare, società di Caltagirone; 4 anni e 1.500 euro per Andrea Gotti Lega, anche lui amministratore di Acquamare e della porto di Imperia Spa; tre anni e mille euro per Carlo Conti, ex direttore e amministratore della Porto Spa; due anni e mezzo e mille euro per Stefano Degl’Innocenti, anche lui amministratore di Acquamare; un anno e 4 mesi e 800 euro per Paolo Calzia, che fu presidente della Porto Spa e direttore generale del Comune di Imperia; un anno per il progettista Emilio Morasso, accusato di falso.

Indicata invece la prescrizione per il dirigente comunale Ilvo Calzia, anche lui accusato di falso e per Domenico Gandolfo, ex amministratore della Spa del porto. Da sottolineare che Ilvo Calzia, così come nella prima fase processuale, è stato l’unico a voler intervenire in aula per ricostruire, soprattutto dal punto di vista tecnico, la complessa vicenda che ha interessato il porto. Calzia nella sua ricostruzione ancora una volta ha evidenziato la sua assoluta innocenza ed i suoi legali puntano a una piena assoluzione e non all’ottenimento della sola dichiarazione di prescrizione del reato. 

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