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Alla Neurologia del Borea ci sono “medici con licenza di uccidere”, Rosario “mister scie chimiche” Marcianò alla sbarra per diffamazione

In una sua pubblicazione online, nella quale narra la storia della morte di suo padre Pasquale, l’imputato offende e denigra l’ospedale di Sanremo

Imperia. Non finiscono i guai giudiziari per Rosario Marcianò, il complottista sanremese famoso per le sue teorie sulle scie chimiche degli aerei. Dopo essere stato querelato dai genitori di Valeria Solesin, la ragazza morta nell’attentato morta (lui dice che è viva) durante la strage dell’Isis al teatro Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015, Marcianò è oggi sotto processo con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

In una sua pubblicazione online dal titolo “Ho cercato di salvarti”, nella quale narra la storia della morte di suo padre Pasquale, l’imputato offende e denigra l’ospedale di Sanremo. I sanitari del reparto di Neurologia – definito “lager” – vengono descritti come “medici con licenza di uccidere”. Ma non finisce qui: l’ospedale di Bordighera sarebbe un “gulag” e una dottoressa “una tizia dall’aspetto deprimente”. Il padre di Marcianò, secondo il figlio, sarebbe stato trasferito al Saint Charles senza alcun motivo, ma solo per “evitare di sputtanare il reparto di neurologia di Sanremo. L’ASL 1 imperiese si è costituita parte civile nel processo.

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